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Una gelida notte

Ero appoggiato a un albero. Accesi un'altra sigaretta e la portai alla bocca. Il vento gelido della campagna notturna mi circondava, sfiorava le mie guance delicate. Poi passava al collo, e da lì sotto la maglietta. Abbottonai il cardigan: cominciava davvero a farmi freddo. Ero al buio e da solo. Le uniche cose che emanavano luce erano la Luna e quei tanti puntini luminosi sulle altre montagne.
Mi chiedevo se lui sarebbe arrivato. Se avrei rivisto il suo sorriso e sfiorato per l'ennesima volta il suo volto. Certo, se non si fosse presentato, avrebbe fatto la figura del gran bastardo.
Da appoggiato che ero, mi accasciai pian piano, e spensi il mozzicone sul terreno. Cacciai dalla tasca un'altra sigaretta. Azionai l'accendino e la fissai indeciso.
Un fruscio. Un passo sull'erba. Scattai in piedi e vidi nell'oscurità due piccole luci, che nell'avvicinarsi diventavano sempre più chiare, fino ad arrivare a una dolce tonalità del grigio. Lui mi fissava ed io ero senza parole. Non immaginavo sarebbe venuto, in verità. E ora che questa mia supposizione si rivelava vana, la mia mente era vuota. Non sapevo che dire.
<<Ehm.. ciao...>> dissi timidamente.
<<Ciao>> mi rispose con la sua voce tagliente e intimidatoria.
<<Allora, parti?>>
<<Si.>>
<<Bhe...>> perchè non riuscivo a dire niente? Il desiderio di parlargli mi aveva consumato fino a cinque minuti prima, e ora niente.
<<Ho da fare, lo sai. Ci si vede...>> disse voltandosi e incamminandosi.
"No! Aspetta!" volevo urlare. Ma niente da fare. Non una vera parola. E lui ormai era lontano.
Era finito tutto. Non lo avrei mai più rivisto...

 

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