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Attenti ai bambini 3. I "violentati"

Non voglio parlare delle grandi, orribili violenze che molti bambini subiscono oggi, dalla violenza della guerra che, quando non li priva della vita, lascia nelle loro anime marchi indelebili, a quella, ferocemente traumatizzante di squallidi pedofili. Vorrei parlare, invece, delle "piccole violenze" che i bambini subiscono nella normale quotidianità della loro vita familiare e scolastica. Facciamo violenza ai bambini quando non prendiamo sul serio il loro mondo e magari ironizziamo sulle loro splendide fantasie. Facciamo violenza ai bambini quando rispondiamo evasivamente alle loro precise domande o quando, interrompendo il nostro lavoro per farci vedere una piccola, ma per loro importante, scoperta, li liquidiamo con un: "Dopo. Adesso ho da fare", logico per noi ma per loro una frustata.
A scuola sono molte le violenze alle quali i bambini possono essere sottoposti. Invece di capire i motivi dell'irrequietezza e del disimpegno di alcuni di loro, vengono puniti o emarginati. Spesso si perdono, così, risorse e possibilità preziose.
Conosco un caso limite di violenza scolastica. Un bambino "ribelle" veniva picchiato sistematicamente dalla madre che aveva dato alla maestra il permesso di picchiarlo anche lei. La brava educatrice fece tanto spesso uso del permesso che una bambina, figlia di un medico ortopedico, con la voce carica di rabbia, disse al suo compagno di banco: "Una volta o l'altra dico a mio padre di spaccarle le ossa!". Alla maestra, naturalmente. Un bell'esempio di diseducazione scolastica che, con un colpo solo, fece due vittime. Non me ne vogliano le maestre. Ne ho conosciuto molte davvero eccezionali. Una di loro andò per qualche tempo a prendere lezioni da un professore universitario per poter insegnare ai suoi allievi l'insiemistica. Ho avuto modo di assistere alle sue lezioni. I bambini imparavano divertendosi un mondo.
E poi ci sono i ricatti morali. Micidiale la frase: "Lo sai che, continuando a comportarti così mi fai tanto soffrire!?". È vero, i bambini spesso sanno difendersi e magari ci spiazzano. Non abusiamo di queste loro risorse che si accompagnano ad una fragilità che deve essere protetta.
Qualche volta, vedendoli impegnati in un'attività che cattura totalmente la loro attenzione, noi adulti ci avventuriamo in discorsi che possono turbarli. Mi pare che il titolo di un bel vecchio film fosse: " I bambini ci guardano" Potrei dire "I bambini ci ascoltano". Durante una gita scolastica a Cerveteri, in visita alle tombe etrusche, un bambino di sette anni, chino a terra, frugava tra la ghiaia per trovare le coccinelle. Quando uscimmo dal luogo archeologico, ci riferì, con una puntualità impressionante, tutto quello che la guida aveva detto sui modi di sepoltura degli Etruschi e sui loro usi e costumi.
Il cibo è un'altra occasione di violenza sui bambini. Mio padre, sia pace alla sua anima, una sera che avevo lo stomaco chiuso per cavoli miei certamente non di carattere fisiologico, decretò che, se mi rifiutavo di mangiare il semolino, sicuramente avevo bisogno di una purga. La mattina seguente mi fece trangugiare una tazza quasi piena di uno schifosissimo sale inglese.
Lasciamo mangiare ai bambini quello che vogliono. Uno psicologo dell'età evolutiva di cui non ricordo il nome, consigliava, anni fa, di presentare ai bambini 12 varietà di cibi! Francamente mi sembra un'esagerazione, ma sempre meglio del sale inglese. Vi assicuro che, crescendo, i bambini, generalmente, imparano a mangiare di tutto. Il marito di una mia parente, quando si sposarono, mangiava solo pasta al burro e carne ai ferri. Beh, dopo poco tempo, mangiava salumi, legumi, porchetta ecc., ecc... E se i bambini non hanno voglia di mangiare lasciamoli in pace. Non c'è pericolo che denutriscano. Spesso è proprio il nostro assillarli che scatena il meccanismo del rifiuto del cibo. Una volta che feci violenza a mio figlio, costringendolo a mangiare la cena che rifiutava, vomitò tutto.

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