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La mano

Non m'importa se crederete o no a questa storia, ma ho fatto delle cose brutte e prima che mi passi la voglia di raccontarle devo cominciare a scrivere. Scrivo lentamente, con una mano sola non è facile. Ho perso la mano destra in falegnameria. Sega circolare. Si è tritata ossa e muscoli e mi hanno dovuto amputare la mano, altrimenti sarei morto per infezione. Penserete che sono cose che capitano, ma vedete questo è stato solo l'inizio. Passai diversi mesi a casa a vivere sulle spalle di mia moglie Jenny. Dal braccio si irradiavano al moncone delle fitte così pungenti che di notte non riuscivo a chiudere occhio. I risvegli erano anche più atroci, perché mi rendevo conto della mia situazione e certe volte piangevo. In casa siamo solo io e mia moglie. Nostro figlio Paul è pilota di caccia ed è di stanza a Sheppard. Avevamo un cane, Baxter, un Border Collie con il pelo nero e una grossa chiazza bianca sul petto e due dolci occhi marroni. Li avete visti no? L'ho ucciso. Credo di avergli spezzato l'osso del collo, non ne sono sicuro. Jenny pianse tutta la notte. Questo accadde dopo l'operazione. Paul mi raccontò la storia di un soldato che aveva perso la mano nella Guerra del Golfo e che si era sottoposto al trapianto. Ci pensai giorni interi. Cristo, ma avete idea di come ci si sente? Odiavo mia moglie, perché doveva imboccarmi come un bambino, non potevo lavorare o guidare il Dodge con cui andavo a fare dei lavori qua e là. Smisi di portare i jeans, mi sarei pisciato addosso prima di tirarmi giù la cerniera. Ho costruito questa casa con le mie mani, da solo. Avevo poco più di venti anni, Jenny era incinta e ci eravamo appena sposati e non perché aspettava Paul ma perché l'amavo e l'amo ancora. Volevo tornare di nuovo a lavorare, a stapparmi la birra da solo, a tagliarmi la bistecca nel piatto, ad afferrare le natiche di Jenny quando facevamo l'amore. Ma si può fare l'amore senza poter stringere a sé la donna che si ama? Quella era la mia vita e la volevo indietro. Mi decisi per il trapianto e dopo qualche mese trovarono un donatore. Erano venuti da Boston per operarmi. Capite, dei dottori che venivano da Boston per operare un falegname di una sperduta città del Texas! E l'intervento fu pure un successo. Mai vista una ripresa simile. Per un po' avrei avuto dei formicolii alla mano, ma era un normale effetto dovuto al trapianto. Avvertii quel formicolio una notte. Non riuscivo a riprendere sonno e scesi giù in cucina per farmi una birra. Avrete aperto chissà quante bottiglie, senza pensarci. Beh, pensateci d'ora in poi. Non avete idea della gioia che provai io, quando stappai quella Lone Star ghiacciata. Accesi il piccolo televisore svegliando Baxter, incuriosito di vedermi lì a quell'ora. Lo chiamai, sbattendo le mani e lui scodinzolando si tuffò tra le mie braccia. Mi accorsi che il formicolio stava aumentando ed ebbi l'impressione che la mano stesse tremando. "Sarà la birra", pensai. Poi precipitò tutto. Non so come spiegarvelo, ma era come se la mia mente fosse scivolata via. Persi la visione umana delle cose. Vedevo delle masse informi e orripilanti, come se al posto degli occhi avessi una videocamera termica. Le avrete viste di sicuro. Penso di averli spezzato l'osso del collo, perché ho udito uno schiocco secco, come quando si rompe una lastra di ghiaccio. E dopo, ritornai in me. Il formicolio era cessato e la mano non tremava. Forse la birra non c'entrava nulla. Forse era qualcos'altro. Jenny pensò che fosse morto nel sonno, così come le avevo detto io, o meglio, quella cosa che mi controllava. So che fate fatica a credermi, lo faccio anch'io, ma vedete, quella mano non era una mano normale. Forse era di qualche assassino, non so, ma so che è stata lei a usarmi per commettere quegli omicidi. Già, perché Baxter fu solo il primo. Avevo un amico, Jack Wilson. Ci conoscevamo da bambini, andavamo a pesca al Forest Lake. Era la fine degli anni '50. Fu lui il primo a soccorrermi il giorno dell'incidente. E io l'ho ucciso, è stato orribile... mio Dio, Jack! Non so se dirvelo ma devo. L'ho crocifisso. Ero appena rientrato a lavoro e mi aveva chiesto se la sera sarei potuto passare da lui ad aiutarlo a fare un tavolo o non so cosa, adesso non mi ricordo, ma non importa. Ero arrivato da lui che era già buio. Mi aveva dato una pacca sulla spalla e mi aveva stretto la mano. E lei aveva risposto. Si era accesa, capite? Il formicolio si fece subito più intenso e iniziò a tremare convulsamente. Gli ho stretto il collo, fino a farlo svenire. Poi... mio Dio, non ce la faccio... Poi gli ho inchiodato i palmi delle mani al tavolo. Dopo ho preso un chiodo lungo poco più di trenta centimetri e.. Insomma ho preso un martello, gli ho spalancato la bocca e gli ho piantato il chiodo in gola, sfondandogli l'osso occipitale. Ha ripreso conoscenza in tempo per urlare. Ho ucciso anche sua moglie, che aveva sentito le grida. A lei ho scoperchiato il cranio, passandole la testa sulla sega circolare. Poi sono salito su in camera e mi sono cambiato i vestiti. Ho preso una bottiglia di whisky e sono tornato giù per dare fuoco alla casa. Quando sono ritornato in me ero già lontano e potevo vedere le fiammate che si sprigionavano dall'incendio. Discutevano spesso e lei fumava e beveva molto. Secondo la polizia avevano litigato, lei lo aveva picchiato (sì lo pestava forte) e il whisky, le sigarette e il legno avevano fatto il resto. Avrei voluto che mi sparassero, ma vedete quella cosa faceva sì che tutto filasse sempre liscio. Aveva sete di sangue e io placavo la sua sete. Passarono due anni senza che succedesse più nulla. Fino a che la signora Moore, non mi telefonò per ripararle l'anta di un armadio. Era una cara donna ormai anziana, a cui anni fa affidavo il piccolo Paul quando io e mia moglie lavoravamo e nessuno poteva stare a casa con lui. Non aveva avuto figli e si era affezionata molto al bimbo. Le volevamo un gran bene. Mi aveva preparato del tè e dei dolcetti. Mi chiese di Paul, poggiando il suo palmo sulla mia mano. E lei aveva risposto. Di nuovo. Hanno ritrovato la signora Moore due giorni dopo, con un coltello da bistecca nell'occhio, affondato fino al manico. In casa era stato messo tutto a soqquadro. Dovevo aver inscenato una rapina e fu così che venne liquidato il caso. C'erano stati diversi furti giorni addietro e così la passai liscia. Stavo uccidendo persone che conoscevo. Baxter era un cane, lo so, ma era come se fosse un figlio. Tutte persone a cui volevo bene e che mi avevano toccato la mano. E lei si era accesa, si era risvegliata. Tornai a casa. Jenny non c'era, ed ebbi tutto il tempo per chiudere quella storia per sempre, perché sapevo che prima o poi avrei ucciso sia lei che Paul. Osservai la mano: era flaccida, come quando si sta troppo nell'acqua. Forse stava dormendo. Buttai della legna nel camino e accesi il fuoco. Cosparsi la mano di alcool e la udii gemere. Sì, gemeva. Uno squittio agghiacciante. Credo che avesse intuito il pericolo e si stesse risvegliando. Ma riuscii a infilarla tra le fiamme. Continuò a gemere finché non restò che un pezzo di carne bruciata. Passai i mesi seguenti a convivere con delle fitte e delle pulsazioni lancinanti. Di notte le avverto ancora. E allora scendo giù in cucina a farmi una birra, lanciando ogni tanto un'occhiata là dove dormiva Baxter. I medici mi dissero di tenere pulito il moncone per evitare che si formassero delle infezioni. Un giorno notai dei piccoli bozzoli, ma alla visita di controllo mi dissero che era solo tessuto in via di cicatrizzazione. Anche le fitte e le pulsazioni erano normali. La chiamano sindrome dell'arto fantasma. "Sopporti ancora un altro po' e si pulisca bene la ferita Earl. Il corpo si abitua a tutto. Vedrà, tra un mese non sentirà più nulla", mi disse il medico. Non penso che ci vorrà un mese. Non sono mancino, ma credo che se mi infilerò la canna della pistola in bocca non mancherò il bersaglio. Stanno ricrescendo, sapete? Proprio lì, su quei bozzoli. Cinque dita.

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5 commenti:

  • FABIO il 30/09/2015 11:31
    Finale identico al racconto "Io sono la porta" di Sthepen King e anche la storia non è proprio dissimile...
  • marco il 15/11/2011 18:41
    Grazie del commento Philip... penso che tra breve ne caricherò un altro
  • Philip Burns il 15/11/2011 18:32
    la trama è classica però è raccontata in modo molto originale. ti faccio i complimenti per per come hai scritto (grammaticamente parlando) il brano bravo. scrivine altri mi raccomando.

    p. s. scrivi sempre su sto genere che è il mio preferito
  • marco il 21/10/2011 15:38
    ciao giacomo grazie del commento... comunque non ti preoccupare ho avuto un cane anch'io (morto di cause naturali) e li adoro. solo che il mio era un incrocio e non sapevo bene e sarebbe stato troppo lungo da descrivere e poi mi faceva un po' effetto.. ciao!
  • Anonimo il 20/10/2011 18:13
    Beh... non so se dirtelo, ma anche se non è il mio genere come esordio non è male. il brano è ben scritto e quindi ho la speranza che scriverai anche storie più reali con dialoghi e tutto il resto. E poi io sono Jack( mi presento) ed il cane che amo di più fra tutte le razze è proprio il border collie. Dovresti vederne uno marrone a macchie bianche... l'ho visto all'Elba e me ne sono innamorato. Sono alto un metro e novanta e da giovane ho fatto il pugile dilettante. Se incrociavi me ti facevo il culo come una verza... ahahah... dai, si scherza. ciaociao

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