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Spes Ultima Dea

- Che cosa resterà di me dopo la morte? -
Antonio Silvani pronunciò ad alta voce la domanda che si era posta più volte negli ultimi giorni. Si alzò dalla poltrona per iniziare un lento percorso circolare intorno alla scrivania di fronte alla quale sedeva non senza manifestare disagio una giovane giornalista.
- Risponda prego!-
Pressata dall'uomo la ragazza sentì il dovere di specificare i ruoli.
- Guardi che le domande le dovrei fare io. -
- Che significa! Non si attacchi alle convenzioni, al quieto vivere, al gioco delle parti. Alla sua età, perdiana, un po' di coraggio, d'iniziativa!-
- Veramente, non saprei...-
- Ecco, la solita affermazione tipica dei mediocri che si rifugiano dietro le parole vacue per nascondere il vuoto della loro esistenza. -
- Come si permette...-
- Come parla, le parole sono importanti, dovrebbero insegnarlo a scuola questo, le parole sono importanti... -
Antonio Silvani, l'uomo più famoso della nazione e probabilmente il più ricco, si sedette di nuovo, prendendo la stilografica tra le mani. Sembrava manifestare interesse per quella penna, ma il suo sguardo oltrepassava l'oggetto perdendosi nel vuoto.
La ragazza, dopo essersi asciugata una lacrima, senza parlare si alzò in piedi avviandosi lentamente verso la porta.
- Dove sta andando? -
Non ottenne nessuna risposta, ma il passo della giornalista ebbe come una leggera esitazione.
- Torni indietro. -
La donna continuava a dirigersi verso l'uscita.
- Per favore. -
Il ticchettio causato dagli alti tacchi della giornalista nel ritornare indietro produsse un interessante effetto doppler.
- Lei ha accettato di essere intervistato alla sola condizione di poter scegliere il nome del giornalista. Perché io? -
- Non ho risposte per tutti i suoi perché. Sieda, prego. -
La giovane reporter guardò a lungo il viso dell'uomo, che nel vederla pronta a ribattere la precedette.
- Ho solo chiesto al suo direttore di mandarmi il redattore più giovane. -
- Perché? -
- Non ricominci con i suoi perché. -
Continuò a guardarlo negli occhi. Poi rispose alla sua domanda.
- Resteranno le sue azioni. Loro parleranno di lei.
- Le mie azioni? Scusi, ma la sua ingenuità è disarmante. -
Antonio Silvani riprese a girare in tondo, poi si avvicinò alla ragazza.
- Sto morendo. -
Lei non rispose. Solo, abbassò un poco lo sguardo.
- Mi ha capito? Ripeto: sto morendo. Un cancro. Allo stomaco. -

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3 commenti:

  • Nunzio Campanelli il 14/11/2011 06:36
    Aspiriamo alla perfezione perché conosciamo la nostra natura corrotta e corruttibile. Per questo ci circondiamo di idoli perfetti ed aneliamo alla loro perfezione, anche se sappiamo, nel nostro profondo, che non potranno mai esserlo. Perché li abbiamo creati a nostra immagine e somiglianza.
    Il personaggio manzoniano comunque trova requie nel pentimento, trovando la forza di credere. Penso che il segreto consista in questo particolare.
    Vi ringrazio per i vostri graditi e pertinenti commenti. Ciao.
  • mariateresa morry il 13/11/2011 18:03
    Anche tu chiudi con una lettera... il testo mi è piaciuto, non è facile inserire in un dialogo i concetti che esponi molto lucidamente.. questo pensare a voce alta del protagonista mi ha fatto pensare all'altissimo dialogo interiore che ha l'Innominato con se stesso, nella fatidica notte della sua conversione.
  • Anonimo il 13/11/2011 17:25
    "La vita non si conclude con la morte. Si compie con la morte. " Credo che l'unica verità di questo mondo sia proprio questa. Un po' si riallaccia al mio dialogo di ieri, specie per la frase finale. A volte penso: " stai a vedere che se... ", poi mi correggo e dico "no, è come vedo". Del resto, come hai sottolineato, la Chiesa ha fatto molto perché molti s'illudessero e cadessero in errore. Ma la società, quella, c'era già, e la nostra natura sempre più corrotta. piaciuto, fra l'altro penso che tu lo abbia riproposto. un caro saluto, Nunzio

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