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Sentirsi diversi

Nel Percorso della vita stò attraversando un tratto in salita, è strano, non ho paura, mi sento più vigile, più riflessiva. Più aperta al contatto umano.
Oggi, mentre consumavo un pasto al bar è entrato un ragazzo disabile, aveva le gambe tagliate al ginocchio ed una cicatrice alla testa, un incidente immagino.
La reazione comune in questi casi è evitare d'incontrare il suo sguardo, far finta di niente, già, l'indifferenza,
perchè se non sappiamo non soffriamo e allora voltiamo la testa creando un urlante vuoto attorno a chi non è "normale", a chi sentiamo diverso.
Ho cercato il suo sguardo, mi sono fatta forza, l'istinto mi diceva di fuggire prima che fosse troppo tardi ma ho resistito; pochi secondi che si dilatavano nelle mie vene facendovi scorrere adrenalina e si è voltato,
gli ho sorriso, un sorriso timido, appena abbozzato a cui ha risposto nello stesso modo.
Avrei voluto dirgli tante cose, ma mi sentivo paralizzata, ho fatto un altro tentativo, mi sono alzata e con il vassoio in mano gli sono passata accanto, gli ho chiesto se sapeva dove dovevo lasciarlo, poche parole ancora, spiccioli di conversazione e mi sono allontanata.
Avrei voluto capisse che i diversi siamo noi, sani nel corpo e ottusi dentro. Ma quali parole usare? Cosa dire? Cosa tacere?
Non ce l'ho fatta. Ci vorrà del tempo per vincere il timore di un percorso ignoto, ma ci stò provando.

 

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0 recensioni:

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10 commenti:

  • gina il 04/03/2012 12:13
    Bello l'esempio delle vertigini date dall'altezza, superare la paura del vuoto dev'essere una grande vittoria. Questo è un vuoto diverso, ma una volta fatto il primo "volo" diventa più semplice...
  • mauri huis il 04/03/2012 11:57
    Gina! Complimenti per la tua riflessione che ti fa onore e che anch'io ho più volte fatto. Non è vero che non esistono i diversi, nè che tutti siamo diversi quindi tutti uguali. Esiste invece un concetto di normalità ed è a questo che va rapportata la diversità. Quella specie di timidezza, d'incapacità che ci fa fare finta di niente, o distogliere lo sguardo, da persone con handicaps fisici o mentali, e più gravi sono e peggio è, è perfettamente naturale. Allo stesso modo in cui è naturale provare vertigine quando si guarda in giù cento metri, o dieci, invece che due. Vedere un ragazzo cui mancano due gambe è traumatizzante, non facciamo finta di no. Ed è ipocrita non ammetterlo. È invece meritorio cercare di superare l'iniziale vertigine e costringersi a superarla, perchè di questo ha bisogno chi ha un handicap, che si guardi oltre il suo difetto, e che si veda e si comunichi con la persona che c'è dietro. E proprio questo tu hai fatto con quel ragazzo: superare l'iniziale riluttanza e comunicare con lui, anche se con poche semplici parole. Te ne sarà stato grato lui e te ne ringrazio anch'io, per avermi dato modo di parlarne. Un abbraccio. Maurizio.
  • clem ros il 29/11/2011 21:25
    Certo, Gigigna... nome brasiliano... hai ragione. Ma ti assicuro che dopo di averne viste e sentita tante, alle volte mi vergogno di essere "umano"
  • gina il 29/11/2011 18:21
    Grazie Clem, ho intitolato questo scritto " sentirsi diversi" e non "essere diversi" in quanto le sensazioni che ci fanno pensare di esserlo sono soggettive, l'individualità invece ci rende unici in modo oggettivo, inoltre il titolo ha una doppia chiave di lettura, sono io che sentivo di essere cambiata, diversa in quel periodo. L'incontro di cui scrivo ebbe luogo nel bar di un'ospedale dove stavo assistendo un parente malato... ma questo meriterebbe un altro racconto...
  • clem ros il 29/11/2011 11:58
    ho dimenticato una cosa... sei molto brava nell'esprimere le tue sensazioni, leggendoti ho rivisto la scena nella mia mente.
  • clem ros il 29/11/2011 11:57
    Scusami, ma se partiamo dal presupposto che la diversità è in ognuno di noi, nulla dovrebbe più stupirci. Non dico che dobbiamo passare sopra a certe cose, ma solo per il fatto che lo notiamo, siamo noi a sentirci diversi. Sarà che riesco a rapportarmi con tutti (tranne che con i parenti stretti), io non vedo diversità, ma individui ed in quanto tali, diversi da me in tutto, non solo nel fatto che hanno una parte del corpo in meno o in più. Siamo individui ed in quanto tali la nostra necessità è quella di confrontarci con gli altri individui. Per questo non "faccio caso" a certe cose, mi comporto in maniera "naturale" con tutti, e il fatto che mi sento in qualche modo dive so sta solo nel fatto che siamo "individui diversi". Scusa se non sono stato molto chiaro, e se vuoi posso esprimermi in maniera "diversa". Volevo solo sottolineare che le persone diversamente abili, non voglio sentirsi diversi per fatto di essere disabili, ma solo per il fatto che sono individui. Ciao.
  • Anonimo il 28/11/2011 17:31
    Eccomi di ritorno dalla mia vacanza... molto apprezzata questa riflessione. Io poi ho una predisposizione per l'argomento... a mio vantaggio una spiccata tendenza al dialogo che mi pertmette di comunicare con tutti, anche con i pesci... ahahah... ciaociao, piaciuto.
    P. S. sull'argomento leggi il mio... Gli occhi della mamma di Filippo... http://www. poesieracconti. it/racconti/opera-6911
  • gina il 17/11/2011 17:32
    Ah ah! Ringrazio il tuo cinismo per avermi fatto notare questa piccola perla di ironia linguistica!
  • Anonimo il 17/11/2011 14:03
    I diversi siamo noi? Purtroppo questa sensazione di indifferenza, paura o incapacità accomuna molti; tanto da non rendere più diversi ma "normali". Magari la verità è che non esiste diversità sino a quando la creiamo. Ps: hai scritto "sono rimasta paralizzata" ... forse è un tantino fuori luogo dato il tema! Non è stata indelicatezza, ma il mio cinismo lo ha fatto notare
  • luigi granito il 15/11/2011 23:26
    La sofferenza ci fa star male, certe cose sono fuori dalla nostra portata, ma non di quella di Geova, siamo fortunati perchè sappiamo che ci sarà presto una fine alle sofferenze

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