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Il martedi della Marisa

La mia vita precipitò in un cumulo di macerie esattamente di Martedì.
Perchè poi proprio quel giorno, non saprei dirvelo neppure io, fatto sta che mi ritrovai a dover raccogliere quel poco che era rimasto della mia esistenza con una paletta per gli escrementi dei cani.
L'esordio della giornata, fredda, umida e con un pesante telo di nebbia lungo tutto il quartiere mi avrebbe dovuto allarmare sulle tragiche conseguenze del mio abituale risveglio mattutino, invece no: presi la mia solita tazza di thè verde, le mie tre fette biscottate integrali, la mia insalata per la pausa pranzo al lavoro, la borsetta Vuitton costata un capitale e uscii da quell'appartamentino così piccolo e così stretto per le mie esigenze.
Quando arrivai giù nel parcheggio del cortile vuoi te che non si presenta il portiere a cercare per l'ennesima volta di portarmi a letto? No, era li, con la solita brioche fumante in mano, che come d'abitudine accettai, rimarcando mentalmente la nota "buttare nel cestino, oppure darla al lavavetri al semaforo in fondo alla via", così con questa pasta dannatamente bollente in una mano e con l'altra mano occupata dalla borsa ( quelle Vuitton hanno delle chinghie deliziosamente scivolose) mi trovai a dover prendere le chiavi della mia piccola Panda verde chiaro ( da cui potete capire il livello della mia autostima quanto era calato") come un giocoliere può giostrare tre elefanti e un obeluisco egiziano.
Inevitabilmente, le chiavi caddero ( amen!), poi la borsa con tutto il suo contenuto, compreso l'iphone 4g appena comprato e scartato due giorni prima ma non ancora usato perchè così complesso che mi sto chiedendo se sono normodotata mentalmente, e qui partono epiteti degni di un marinaio a cui uno squalo ha appena addentato i testicoli, e infine con una sonora onomatopea di qualcosa di molle che si schianta pure la brioche, con il cioccolato ( vade retro grasso!) che schizza allegramente da tutte le parti ( qui ho sorriso dolcemente con aria assassina guardandomi intorno e sperando che la pensionata di sopra al mio appartemto non fosse dietro a quelle sue orride tendine rosa con gli ippopotami ad osservarmi e criticarmi ( il suo hobby preferito oltre a riempire il cimitero comunale di conquilini morti per indigestione di torte).
Insomma, non perdiamo il segno: raccolgo la borsa, controllo la salute del mio Iphone ( lo schermo lampeggia in codice Morse un "help" disperato probabilmente" poi i miei fazzolettini per le mani, la mia insalata sottovuoto, le mie posatine di plastica sigillate ( sia santificato colui che le inventò), i miei assorbenti ( sempre necessari), il mio piccolo kit del trucco per essere sempre pronta nel caso che il Principe Azzurro si decida a farmi visita prima o poi ( e mi accontenterei di una notte, perchè sono seria io, e di relazioni neanche a parlarne ora!), infine le mie chiavi con cui apro la mia Panda, ci entro e con un bel sospiro di noiamisto a stress, il primo della giornata è sempre perfetto e salutare) avvio il motore che tossendo rumorosamente ( forse le candele, il meccanico me lo aveva spiegato solo che ero troppo occupata a guardare i muscoli sotto la amglia per farci caso) si avvia con un guaito.
E sono per strada: alle 8. 30 di mattina andare in centro a Roma è come cercare di attraversare il fiume pieno di coccodrilli durante le migrazioni, dove tu sei una ignara e sempre in forma, però, zebra ingenua; se ti sposti un pochino a destra trovi il pèadre che porta a scuola il figlio di otto anni, non riesci a riconoscere chi è il padre vista la maturutà che assume il bambino rispetto al genitore con il finestrino abbassato che ti urla in aramaico chissà quale improper.

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1 commenti:

  • rosaria esposito il 15/11/2011 21:03
    beh, non so l'avatarico nome o nomi... chi celi ai nostri sguardi... ma questo è stato scritto da un uomo... trovo che il brano sia, nel complesso, noiastressantemente significativo... adatto per un risveglio mattutino di quelli che proprio... nu' và... e poi, leggi e ti dici : e' ma questa qua sta proprio 'nguaiata.. proprio...

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