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Palla!

"Palla!" , lo sento quasi tutti i giorni quando scendo al mare per raggiungere il mio ombrellone. La spiaggia è lunghissima, ho contato che ci sono trecento passi dall'ingresso del bagno al mio ombrellone, e da lì ce ne sono un'altra ventina per toccare l'acqua.
Il primo centinaio di passi è lungo una passerella che ha alla sua destra dei campi di pallavolo e a sinistra i campi di calcio sempre frequentati da giocatori che immancabilmente si fanno sfuggire la palla e chiedono in coro, al grido "Palla", che il passante occasionale della passerella eviti loro di doverla recuperare. Questo grido mi ha fatto pensare al passato perché solo pochi bagni hanno ancora degli spazi così enormi lasciati alla gestione dei giochi. Pensandoci bene anche i giocatori sono fuori dal tempo, la maggior parte indossa costumi datati. Per intenderci non sono quelli classici a pantaloncino, ma veri costumi a mutandina attillata come erano di moda tanti anni fa e nessuno indossa più nelle spiagge se non che in questi bagni "antichi" della Versilia, dove ci sono sempre le stesse famiglie, i nonni vi hanno cresciuto i figli che ora portano i nipoti che ripetono gli stessi rituali.
Si chiedono di continuo quale sia l'ora x per poter fare il bagno, dopo si avvolgono tutti in accappatoi e seduti tutti insieme mangiano chi una focaccina chi qualche frutto in attesa di poter poi fare altri bagni. A fine agosto iniziano a fare i compiti dell'estate, accovacciati sotto le tende e aiutati dalle mamme.
Qui a inizio stagione alcuni fanno i primi passetti e a fine stagione corrono autonomi fino alla riva senza mai.. proprio mai entrare in acqua da soli e senza tutto l'equipaggiamento di braccioli e salvagente. I riti si perpetuano: chiacchiere su viaggi che mai o raramente vengono fatti, un po' di politica, qualche ricetta. E poi il gioco, quasi tutte le tende hanno un tavolo che, una volta finito il pranzo si trasformano in tavoli di giochi a carte. Il Buracco è il gioco che li vede tutti impegnati all'ombra e per lunghe ore. Le carte sono fermate da graziosi sassi di vetro di cui si sono dotati per non farle volare alla brezza marina.
Anche il pranzo è una specie di rito, ogni tenda si è dotata di specifici trolley frigoriferi che contengono il necessario per una giornata in spiaggia, inoltre la mattina viene sistemato un armadietto mobile ad uno dei pali per garantire l'occorrente di creme, spazzole e asciugamani a tutti gli ospiti che non sono mai meno di 6 senza contare i numerosi bambini.
Si fanno i soliti discorsi con il bagnino, che rifiuta di fare le previsioni del tempo e si taglia la barba solo a fine stagione. Alcune signore lavorano ai ferri o all'uncinetto in interminabili opere che vengono apprezzate dalle signore degli ombrelloni vicini. I giochi dei bambini, quasi tutti gonfiabili, sono sistemati per tutta l'estate in un recinto comune e ogni bimbo, alla prima discesa mattutina, si preoccupa di trascinarli all'ombrellone e la sera a rimetterli nel recinto. La mattina fino alle 11 non c'è quasi nessuno ed invece la sera il rientro è tardi, non prima delle 19.
Così giorno per giorno si consuma l'estate, al suono di palla, così simile alle estati della mia infanzia.

 

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2 commenti:

  • Ada Piras il 19/11/2011 10:57
    Un breve racconto di vita reale.. molto brava.
  • Anonimo il 19/11/2011 07:42
    particolare messo in risalto il richiamo "palla"... che ci riporta indietro alle spiagge della nostra gioventù... bel racconto semplice ma carico di belle sensazioni e descrizioni complimenti gianfranca felice di averti letto carla

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