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Mattino d'ottobre

Ha un che di irreale questo ottobre pieno di sole.
Già dal primo mattino, prima che il sole sorga sopra i monti, il cielo è limpido, quasi trasparente. La poca umidità che sale dal bosco non basta a intorpidirlo. Poi, coi primi raggi di sole, che da sopra i monti cadono verso il bosco e che s'infrangono sulle umide goccioline che dal bosco salgono, diventa diafano e le cose sembrano fantasmi attardati proprio per ammirare lo spettacolo prima di coricarsi.
Poi il sole s'alza a est in tutto il suo fulgore dando al cielo un aspetto slavato. Ma è solo un attimo perché, svanita l'umidità, tutto ridiventa azzurro e le cose risaltano come intagliate nell'aria. Anche le cime, e la montagna tutta, si staglia nel cielo come scolpita.
È uno spettacolo che mi ha sempre affascinato.
È in quest'ora che mi soffermo a riflettere sul destino che mi ha condotto qui, tra questi monti che, se da una parte tolgono l'orizzonte infinito, o quasi, della pianura, dall'altra danno un senso di quiete e certezza.
Poi esco di casa convinto che sarebbe un delitto non approfittare di quest'ora per una passeggiata.
L'aria è fresca e ristoratrice. Penetra dentro di me come alimento essenziale - e lo è - rimuovendo i fantasmi della notte e le scorie dell'attività umana. M'incammino verso la campagna, tra prati e boschi nell'ora in cui gli animali ancora s'attardano prima di rifugiarsi lontano dall'uomo.
Camminando su sentieri conosciuti, osservo la natura ancora rigogliosa. Qua e la s'intravvedono i primi colori dell'autunno che esploderanno in tutto il loro splendore col primo freddo.
A tratti mi fermo e mi siedo su di un masso. Ascolto il silenzio che infonde pace e tranquillità. Rifletto! Lascio che il pensiero si svolga indipendente dal mé che vorrebbe controllare tutto.
Chi mai può negare l'assoluta priorità che essa ha sul tutto? Chi può affermare che senza d'essa si può vivere? Lei, la genitrice, la madre di ogni cosa!
Trovo che sia un delitto porre la natura al di sotto dell'uomo; questo è il modo di vedere la natura che ha portato l'uomo a credere di poterla assoggettare. Di poterla sottomettere modificandone sia l'aspetto sia la struttura manipolandola attraverso la conoscenza che, invece, avrebbe dovuto salvaguardarla.
È triste constatare quanto danno l'uomo abbia fatto a se stesso proprio attraverso la sottomissione della natura. Ed è altrettanto triste constatare che, l'uomo, pur avendo compreso la necessità primaria della natura, continui ad assoggettarla col solo scopo di trarne beneficio senza curarsi dei danni che vi arreca.
Ed è in giorni come questi che viene evidenziato quanto sarebbe bello se ascoltassimo la natura e agissimo di conseguenza.
È in giorni come questi che la riflessione mi porta a credere che l'eventuale esistenza di un paradiso o dell'inferno non può che dipendere dal nostro rapporto con il mondo in cui viviamo.

 

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2 commenti:

  • Alessandro il 21/11/2011 00:15
    Bella riflessione. Siamo parte della natura, e allo stesso tempo i suoi più letali carnefici. Abbiamo origine da essa, ma mai l'ascoltiamo. Una sorta di cannibalismo, a dirla tutta.
  • Ada Piras il 20/11/2011 22:54
    Una bella riflessione.. condivido.

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