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Per la Via Cassia

È comodamente seduto sul suo divano di salotto. Il signor Ferrini, ottanta anni vissuti intensamente. In pensione da più di dieci, appassionato di bricolage. Una vita alle ferrovie, due figlie, vedovo oramai da cinque anni. La foto essenziale in bianco e nero racchiusa in una cornice argento semplice, di sua moglie, Elisabetta. La sul cassettone vecchio stile. Come un santino a proteggerlo. Lei ripresa negli anni quaranta, in quelle foto in bianco e nero che mettono in risalto un volto bellissimo. La donna della sua vita. Il loro un amore ancora vivo, nonostante la morte di lei. Che talvolta mentre si accinge a mettersi il pigiama, prima di mettersi a letto, gli pare di averla accanto. "Mi raccomando Giuseppe, ricordati domani mattina delle commissioni da fare in banca. Lo sai, ti accompagnerei volentieri, ma devo andare da Lucia, il bimbo deve andare dal pediatra, lo porto io, lei è al lavoro".

La villetta in cui abita è sulla strada provinciale. Ci corrono talvolta come per il rally specialente a certe ore di notte. Lui di notte li sente passare quando stà per addormentasri al piano primo, sopra il salotto. Sgommate, frenate, velocità esagerata e in più quell'incrocio, della strada che costeggia la sua casa dove c'è lo stopo anziche il semaforo. Come ogni mattina sfoglia il giornale dopo il caffè poi dovrà uscire per raggiungere il mercatino in piazza del venerdì. Alla pagina della cronaca, in lui, un senso di inquietudine. Ecco un nuovo dramma, non le leggere queste cose, la voce di Elisabetta lo consiglia continuamente, ti mettono tristezza. Lui sorride e continua la lettura. Incidente d'auto. Cinque giovani dopo notte brava all'alba si scontrano su un'autostrada. Morti sul colpo. Un brivido gli corre sulla schiena. Meno male che le sue figlie, oramai cresciute, da questo punto di vista non lo hanno mai preoccupato.

Ma l'imponderabile e lo scorrere della vita è tortuoso, difficile, non ci sono più sicurezze. Continua a leggere e passa alla politica. I soliti volti, poi, la pagina degli spettacoli. Stasera in televisione c'è un bel film. Un rumore da fuori la strada lo rende ansioso. La voce di Elisabetta "Salta Giuseppe, salta!" gli grida lei chissà da quale luogo del suo cervello. Di scatto molla il giornale e si lancia per terra verso la credenza di cristallo. Un boato, il muro viene giù. Un furgonato blindato fracassa il muro della sala e investe in pieno la poltrona dove poca' anzi era seduto. Giuseppe è illeso e impaurito. Ha il cuore buono ma gli batte all'impazzata, tra un nuvolone di polvere si alza consapevole di aver salva la vita per un pelo, scampato all'essere investito in casa da un'enorme mostro metallico. Va verso il camionato per accertarsi lo stato dell'autista.

È stordito ma vivo, l'airbeg lo ha salvato. Appare ubriaco di stanchezza, lui batte dal finestrino, non riesce ad aprire la portiera bloccata per via dell'urto. Il conducente apre socchiusi gli occhi, lo guarda al di la del vetro e gli fa. "Scusi buon uomo, per la via Cassia e la strada giusta?". Giuseppe lentamente si accascia e sviene. Domani aprite il giornale, forse in un trafiletto troverete questa notizia.

 

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1 commenti:

  • mariateresa morry il 30/11/2011 15:55
    Come sempre, o forse perchè conosco un po' il tuo genere, ti leggo di filato, sapendo che alla fine c'è smepre una strana sorpresa nel tuo narrare. Per lo più imprevedibile, che lascia un poco di stucco e talvolta fa sorridere. Questa è proprio la tua particolarità. Bravo!

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