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L'edera

Sono chiuso in casa da nove giorni. Non posso uscire. Mia moglie mi ha chiuso dentro, anche se sarebbe meglio dire che mi ha sepolto a marcire in questa vecchia casa. Tra un po' le scorte di cibo si esauriranno e non so quanto potrò tirare avanti senza mangiare. Dicono che si può resistere diversi giorni senza cibo, ma non senza acqua e qui le bottiglie stanno svanendo in fretta. Le tubature sono intasate, i rubinetti sono a secco e non lasciano cadere nemmeno una maledettissima goccia. Credo anche di sapere il motivo. La mia dolce mogliettina ha pensato proprio a tutto. Pensavo che uccidendola avrei risolto tutti i miei problemi - e anche i suoi, perché era veramente strana - invece mi sono dovuto ricredere. Soprattutto all'inizio ho fatto fatica a credere a quello che stava succedendo in questa casa e che ormai ha quasi raggiunto il suo epilogo, ma la conclusione a cui sono giunto, per quanto possa sembrare incredibile e fantasiosa, è l'unica che abbia senso. Sono bloccato a letto da un lancinante mal di schiena. La fascia lombare mi ha sempre dato fastidio sin dall'adolescenza, ma un dolore così paralizzante non lo avevo mai sperimentato. Tanto vale che utilizzi questo poco tempo che mi resta per raccontarvi tutto.
Ho sposato Rudy perché era ricca. Era bruttina, slavata e piatta come un foglio di carta. Quando l'ho conosciuta, a una festa da amici, aveva trentadue anni e stando alle voci che giravano, era ancora vergine. Il pensiero di passare una notte con lei non aveva sfiorato nessuno che avesse ancora due occhi funzionanti. In quel periodo me la passavo male. Avevo perso tutti i miei soldi in borsa e in più dovevo ancora un mucchio di soldi a uno strozzino per certe scommesse sulle partite di baseball. Prima del crollo della borsa ero fidanzato con una bella ragazza di Boston con cui avevo deciso di sposarmi. Avevamo già comprato casa, grazie anche a una generosa donazione da parte dei suoi genitori. Due brave persone, molto facoltose e molto ingenue, a cui avevo consigliato di investire su certi titoli azionari del mercato immobiliare gran parte del loro patrimonio. Hanno perso tutto poco dopo. La mia ragazza mi piantò all'istante, dopo aver saputo che avevo ipotecato anche la nostra casa per ripagare i miei creditori. Ma questo era niente rispetto a quello che scoprì al suo ritorno a Boston. I suoi genitori erano morti. Suo padre aveva sparato alla moglie nel sonno e poi si era impiccato in camera da letto. Non avevano mai conosciuto la povertà e l'idea di trovarsi in mezzo a una strada o a dover chiedere il sussidio doveva averli terrorizzati. Così mi ritrovai da solo e senza un soldo. Qualche mese dopo venni invitato da un mio vecchio amico a una festa dove mi presentarono Rudy Baker, figlia di una ricca famiglia di industriali, con la fastidiosa e unica passione per la botanica. Ero veramente sul lastrico, e avevo già ricevuto qualche lettera anonima con vaghe minacce di morte. Il mio strozzino aveva mandato il suo tirapiedi a rompermi due dita, tanto per farmi capire che non si era scordato di quella fregature sulle partite di baseball. Quando mi si presentò quest'occasione non ci pensai su due volte. I signori Baker volevano che la loro dolce Rudy, così delicata e sensibile, trovasse finalmente un uomo che la rendesse una donna felice. Penso che in realtà nemmeno loro la sopportassero più, e che desiderassero ardentemente togliersi di casa quel vegetale. La conquistai con relativa facilità. Era molto timida e per diverso tempo non era in grado di sorreggere il mio sguardo. Le volte in cui ero costretto a rivolgerle la parola abbassava sempre gli occhi, nascosti dietro due spesse lenti quasi sempre sporche incastonate in un'orrenda montatura nera. I suoi genitori avevano una casa in campagna, una graziosa casetta in legno a due piani, con un bel giardino. Per un momento pensai che se fossi riuscito a volere un po' di bene a Rudy, probabilmente avrei potuto vivere anche serenamente. Non sono mai stato a letto con lei, nemmeno la prima notte di nozze. A Rudy il sesso non interessava e quando la vedevo non interessava più nemmeno a me. Avevo una relazione con una donna sposata e qualche volta rimediavo un paio di ragazze giù in città. Insomma, non avevo di che lamentarmi. Saldai tutti i miei debiti e non dovetti più preoccuparmi di guardare dietro di me ogni volta che camminavo in strada. Pensai che i miei problemi fossero finiti ma mi sbagliavo. Con il passare dei giorni iniziai a non sopportare più mia moglie. Non ci volle molto perché quel sentimento si trasformasse in puro odio. Ormai aveva trasformato la casa in una serra nauseabonda. C'erano piante e fiori puzzolenti dappertutto. Non riuscivo più a guardare una partita di baseball in santa pace, perché lei veniva continuamente a tagliare le foglie e i rami secchi dalle piante. E ci parlava! Dio, ma c'è qualcosa di più stupido su questo maledetto pianeta? Parlava ai suoi fiori, li accarezzava sorridendo e poi attaccava con un sermone sull'importanza di dialogare con le piante. E allora potevo dire addio alla partita. Le giornate di pioggia erano un vero e proprio incubo, perché Rudy se ne stava rintanata in casa e io, anche se salivo al piano di sopra, sentivo tutto. Sentivo la sua voce acuta e la sua risatina isterica mentre si affannava a curare quei fiori putrescenti. Avevo un po' di pace solo quando fuori splendeva il sole. Rudy usciva e finché le ombre del tramonto non ingoiavano il giardino, lei se ne stava sempre lì. Rientrava in casa quando faceva buio, salutava i suoi adorati fiori e andava in cucina a preparare la solita schifezza di minestra alle verdure. Ho mangiato quella zuppa rancida ogni sera, da quando ebbi la sciagurata idea di sposarmela. Una volta tirai il piatto contro il muro, sporcandolo di quella disgustosa poltiglia verde. Non ne potevo più. Rudy sobbalzò sulla sedia. "Che c'è Mark, non ti piace?" mi chiese con una fare così fastidiosamente ingenuo. "Tu che dici?" le risposi. Da allora sono uscito a mangiare giù in città. Una bella bistecca con un paio di birre. E al diavolo le sue storie sul cancro al colon e tutte le altre stupidate sulla dieta vegetariana. Mi pentii di averla sposata, ma non potevo certo divorziare, perché mi sarei ritrovato senza un soldo e senza una casa. Di notte un brutto pensiero se ne stava annidato in un angolo del mio cervello, con l'intenzione di uscirsene da quell'anfratto primitivo in cui si era nascosto. "E se te ne andassi mia cara?", pensavo mentre la guardavo dormire. Da quando c'eravamo sposati i suoi genitori non era mai venuti a trovarci e Rudy aveva loro notizie solo a Natale, quando mandavano un ipocrita biglietto d'auguri. Al di fuori dei signori Baker nessun altro la conosceva o aveva voglia di conoscerla. Solo io. Quel brutto pensiero cominciò a farsi lentamente strada nella mia testa, divenendo ogni giorno sempre più saldo e presente. Tutto a un tratto non mi sembrò più così brutto. Anzi, divenne sempre più bello. Nessuno sarebbe venuta a cercarla, capite? Avevo in mente qualcosa di speciale per Rudy. Misi in atto il mio piano quando mia moglie venne colpita da un violento virus intestinale. Stava a letto tutto il giorno e io le portavo delle tisane alle erbe che a lei piacevano tanto. "Sei molto caro, Mark" mi diceva afferrando a due mani la tazza fumante, prima di dover correre in bagno ad assecondare i desideri del suo virus. "Ma figurati Rudy. E non preoccuparti, ci penserò io alle piante". A quelle parole un largo sorriso le illuminava il volto sbiancato dalla malattia. Preparai la trappola in quei giorni. Andai in giardino e scavai una bella fossa, profonda due metri. La terra era incredibilmente soffice ed era quasi un piacere scavare. Ogni colpo di badile sprigionava in me una gioia immensa. Sradicai tutte le piante e gli arbusti che crescevano in giardino, tagliai il roseto e gettai tutta quella robaccia sul terreno a formare una macabra cornice di morte. Dovevate vedere con quanto entusiasmo affondavo le forbici negli steli delle rose e staccavo i boccioli! Mi immaginavo di decapitare la mia dolce Rudy, ed era una visione paradisiaca. Una volta sbarazzatomi di lei, avrei vissuto in pace il resto dei miei giorni.

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1 commenti:

  • Michele il 02/11/2012 00:22
    Bravissimo, a me è piaciuta tanto. La trovo molto inquietante e, anche se ti parrà strano, molto verosimile.

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