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Il diavolo veste pacchiani

Ma cosa mi dici mai Zeno. Che gli è capitato a quella coppia? Bhè sai, sono, cioè lei è, lui anche è o più probabilente era, giovani, son cose che succedono. Ma non è possibile l'ho visto cinque minuti fa che si abbracciava con il suo amore. Ti dico che è vivo! Vivo? Ma se è caduto lassù in cima alla valle che dà sul burrone, è scivolato sul terriccio molle, con l'acqua che ha fatto stanotte!. I due innamorati entrano. O meglio lui appare più un fantasma ma lei lo vede e lo sente come reale. Gli astanti del rifugio cominciano a tremare. E ascoltano. Pensavo ti fossi fatto male. Ma cosa dici, sono qui, vivo e vegeto! Si ma hai un'aria un po' bianchiccia. Ed ecco che due o tre seduti a un tavolo, che ci hanno dato un po' troppo di grappa si danno gomitate e pizzicotti, si alzano ed escono come altri clienti che uno urla: l'è un fantasma, l'è un fantasma. Nell'idillio del bacio i due fidanzatini adolescenti sembra siano soli. E continua a parlare lui. Ma la prossima volta non mi fare arrabbiare eh. Hai visto che sono riuscito ad arrivare in cima alla valle? Vedessi che strapiombo. Si, si, hai ragione. Ho sbagliato a darti del fifone, sai, in fondo l'idea di passare questi tre giorni sulle dolomiti l'ho avuta io. Tu che insistevi con il mare.

Ma lo devi capire, io sono nato con la spiaggia a cento metri, il mare è la mia vita. Da quando studio a Roma sono circa un anno che non torno dai miei. In effetti.. ma lo sai che hai un'aria strana? Sanguini.. oh mio dio, ma questo è sangue! Effettivamente mi sento strano, effervescente, mi pare di non avere sensibilità. Ma no, che tocchi, non è niente. Sediamoci a bere qualcosa che ti racconto come è andata.
Lui piano piano va come scomparendo, e lei comincia a tremare ma lo asseconda. Ha la camicia che è stracciata, e come se il collo fosse spezzato, ma si tiene su la testa, facendo smorfie di dolore, il viso per fortuna non è ferito, e tutto il resto che ora che lo osserva meglio, mentre oramai il locale è quasi vuoto, a parte un tizio vestito di marrone in fondo al tavolo. Insomma ti dicevo sono arrivato in cima alla montagna e ho cominciato dalla rabbia a imprecare. Imprecare? Ma tu non dici mai parolacce!. Ma no imprecare imprecare, si insomma ce l'avevo con te e con rabbia ho cominciato a gridare: "Giovanna non mi ama più!". Una, due, tre volte. Giovanna e Paolo la mattina si erano litigati di brutto per una banalità. Lei lo aveva sfidato dicendo rabbiosa che era un ragazzo senza coraggio. Ora era terrorizzata. Davanti a lui aveva uno spettro. Paolo non voleva accettare questa situazione, la sentiva ma non la viveva. Eh, balbettò la ragazza, dopo che sei corso fuori cosa è accaduto?

Te lo stò spiegando, la sua voce si trasforma. Non è più quella di un ragazzo è quella profonda che viene come da un altro luogo, da un altro mondo. Ma cos' hai? Giovanna trema sempre di più, lo asseconda mentre lo vede sempre più inconsistente, sta come sparendo. Racconta, racconta, allora?
Sono uscito incavolato come una jena. Volevo dimostrarti il mio coraggio per poi raccontartelo come stò facendo adesso. Giovanna cominciò a lacrimare. Ma perchè piangi? E la bacia. Un bacio che coglie le sue labbra impreparate, si sente come in un vortice, in un mondo parallelo. Staccate le labbra, quelle di Giovanna sanguinano da un lato, quelle di Paolo sono come sparite. "Allora prendo la corriera in direzione della valle, poi arrivo alla funivia, quella dove non ci volevo venire, che tu insistevi e ti eri arrabbiata, giustamente. Ah, si? Risponde Giovanna, pensa di essera pazza. L'uomo vestito di nero intanto si alza e si avvicina a loro. Paolo lo guarda come lo conoscesse:Un minuto e andiamo, Gli dice. Insomma arrivo in cima al dirupo e comincio a gridare e non puoi immaginare cosa è successo. Qualcuno dall'altra parte mi risponde. Io dico "Giovanna non mi vuoi bene" anzi lo urlo, e dall'altra parte della montagna che non lo vedo nemmeno un tipo mi grida, ma una voce che mi somigliava: mi vuoi bene. Allora io con le mani alla bocca per uralre meglio che mi sporgno un po' e vedo scivolare del terriccio in fondo alla valle. Che paura! Gli dico: ma chi sei, e lui di rimando... sei...

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4 commenti:

  • mariateresa morry il 27/11/2011 12:22
    Molto gradevole da leggere questo racconto, e pure molto originale la maniera di impostare il rapporto con una persona appena trapassata che ancora ha qualche elemento che la tiene connessa alla terra. E'come dire se ne è andata, ma non proprio del tutto... Hai una notevole fantasia Raf e se fossi in te ci lavorerei sopra a questo genere che sai realizzare molto bene ||
  • anna rita pincopallo il 25/11/2011 09:00
    racconto particolare, ben scritto piacevole da leggere bravissimo
  • Anonimo il 25/11/2011 08:49
    MI piace moltissimo questo tuo racconto! Originale e sempre con notevoli citazioni letterarie! Grandissimo!
  • Francesca La Torre il 25/11/2011 06:23
    Complimenti, io non leggo volentieri i racconti, ma questo e' proprio particolare, mi e' piaciuto molto!

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