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Luce

luce


ROMA 1982

Era una giornata piena di luce e mi ritrovavo a bordo di una Alfa Romeo decapottabile anni trenta con un vestito di lino bianco sulla pelle e un cappello di paglia poggiato sul sedile passeggero. Guidavo adagio su strade assolate e silenziose con una leggera brezza che veniva dal mare in lontananza che intravedevo appena e un aria colma di serenità che mi circondava e mi seguiva e che faceva da cornice ad una giornata che sembrava perfetta. Mi ritrovavo su un percorso che non ricordavo di aver mai conosciuto. Poi svoltavo per una stradina che mi portava a fendere la campagna fino ad arrivare ad uno spiazzo. Scendendo dall'auto mi ritrovavo improvvisamente che mi aggiravo incuriosito tra tavoli in quello che mi sembrava essere un banchetto. Tavoli imbanditi di ogni ben di Dio, carni soprattutto arrosti di ogni genere, primi piatti e risotti, i piatti degli arrosti guarniti con la frutta, ananas e ciliegie, tante, tantissime ciliegie sparse in tutti i tavoli e in tutti i piatti, poi ancora coppe d'argento colme di altra frutta, banane, uva, ananas e tanta altra frutta esotica. Tanti tavoli sotto ombrelloni ecru per creare frescura sotto il sole cocente in una giornata di infinita serenità. Ma mi accorgevo molto presto che non c'era nessuno. Mi aggiravo solo tra quei numerosi tavoli e non toccavo nulla, non avvertivo assolutamente il bisogno di mangiare e, oltre al fatto di non avere fame, era come se aspettassi gli invitati, ma in realtà non arrivava nessuno. E mentre aspettavo a poco a poco avvertivo che c'era una presenza, ma che non vedevo, non appariva, ma sentivo che era vicina a me fin dalla prima volta che feci questo sogno ricorrente e dalla sensazione di serenità che accompagnava questo sogno fin dall'inizio quando arrivavo in questo spazio verde fuori da un casolare, diventava un forte senso di solitudine e frustrazione che con il tempo era divenuto man mano sempre più forte.

Era ormai un uomo che viveva da solo, essendo rimasto vedovo da più di sei anni di una donna molto più grande di lui, morta dopo una lunga malattia. Sposata appena finita la guerra quando tutto era ancora da ricostruire, il classico colpo di fulmine tra una signora agiata della buona borghesia romana e di un giovane sotto-ufficiale che nei pochi mesi di guerra aveva visto di tutto e nel periodo che si trovava a Roma rimase ferito e ricoverato all'ospedale civile della capitale per più di un anno, nel "45", ferito gravemente alla testa dall'esplosione di una granata, e lì conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie nel Giugno del "47, lui aveva ventisette anni lei quasi quaranta, non ebbero figli e nel corso della loro vita coniugale affiorò sempre più netta la differenza di età che all'inizio della loro seppur bella storia d'amore la passione aveva in qualche modo coperto. Colpa anche della seria ferita riportata in guerra, ricordava poco degli anni della sua giovinezza giù in Sicilia. Lui figlio unico di una famiglia agiata, proprietaria terriera della provincia di Agrigento, l'unico in paese che si poteva permettere di avere una macchina, sul finire degli anni trenta, che girava scarrozzandosi i suoi amici nelle polverose stradine di campagna. I suoi genitori che avevano avuto in lui l'unico figlio in età avanzata, erano anziani, suo padre fece di tutto per non farlo partire, aveva amici in alto loco, ma non fece il conto con il fatto che lui stesso aveva fatto domanda e che quello era un periodo troppo caldo per non essere arruolato. Ad Aprile del "43 fu chiamato al fronte, aveva appena ventitre anni. Sua madre nel giro di un anno morì di crepacuore. Finita la guerra fu dato per disperso, dopo due anni di solitudine e sofferenze morì anche suo padre. Un suo cugino da parte di padre riuscì infine a rintracciarlo poco prima di sposarsi e gli comunicò i tristi eventi. Assorbito il duro colpo, diede a suo cugino l'incarico di valutare tutti i beni che aveva e di fargli avere le carte del notaio che le avrebbe firmate, non aveva intenzione di scendere giù, troppo dolore, non avrebbe resistito. Seppur a tratti nel corso degli anni ritornavano offuscati dalla sua memoria ferita dei ricordi di gioventù, improvvisi come lampi di luce. La spensieratezza di quegli anni spazzati via dall'efferatezza della guerra. Conobbe Giulia in ospedale dove lei faceva l'infermiera volontaria, ricca e di animo nobile, che si innamorò subito di lui di quel ragazzone dai lineamenti arabi con occhi di smeraldo.

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