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La mia bici per te

Sebastian e Karl erano i miei migliori amici; con loro giocavo, andavo in bici e litigavo spesso. Sebastian aveva la mia età, ma era molto più alto di me. Aveva i capelli ricci e biondi, gli occhi azzurri ed era considerato il più carino della classe. Viveva in una villa appena fuori dal paese; tutti dicevano che era la più bella casa della contea.
Karl, invece, tra noi tre era più basso ed era bruttino: aveva gli occhi castani, i capelli rossicci, alcune lentiggini e portava gli occhiali. Nonostante fosse il più brutto della classe, tutti erano attratti da lui per la sua simpatia. Anche lui era ricco e viveva in una bellissima villa vicino al lago. Tutto intorno alla casa vi era un parco con alberi secolari e in uno spazio i suoi genitori avevano fatto costruire dei bellissimi giochi per i loro figli. Tutti i compagni di classe aspettavano con ansia il giorno del suo compleanno, perché nessuno poteva permettersi una festa bella come quella organizzata per Karl in quella meravigliosa casa.
Nonostante fossi il suo migliore amico, andavo poche volte da lui; con il tempo avevo scoperto che sua madre non vedeva di buon occhio la mia famiglia.
Noi tre amici andavamo a scuola assieme e avevamo una passione: la bicicletta. Con quella ogni giorno andavamo in giro per la contea ed era il nostro divertimento preferito.
Io ero di altezza media, non ero né bellissimo, né brutto; le ragazze in classe non mi guardavano mai, insomma, non ero speciale. Mio padre ci aveva abbandonati quando ero ancora piccolo, non ho mai visto la sua faccia e la mamma si era adattata a fare i lavori più umili per poter crescere me e mio fratello. Poi aveva incontrato Markus e con lui aveva ritrovato la felicità. Erano riusciti ad aprire un negozio di ferramenta nella piazza del paese, vicino alla chiesa e le cose da quel giorno per noi erano migliorate.
Da quando Markus viveva con noi la mamma era diventata ancora più bella e aveva ripreso a ridere. Anche con noi Markus si comportava come un vero padre. Non potrò mai dimenticare il giorno di Natale quando trovai sotto l'albero una bicicletta rossa fiammante. Quella notte non riuscii a dormire e passai le ore a guardarla e ad accarezzarla. Markus mi aveva insegnato a guidarla e alla sera aveva la schiena dolorante. Da quel momento capii cosa significhi avere un padre.
Io, Sebastian e Karl eravamo molto diversi, ma per me quei due erano i più simpatici amici che uno possa desiderare.
Ci davamo appuntamento tutte le mattine al solito posto per andare a scuola assieme con le nostre biciclette e anche all'uscita ci aspettavamo per rifare il tragitto assieme verso casa.
Una mattina mi svegliai tardi e quando arrivai all'appuntamento, i miei amici mi sgridarono.
"Non puoi essere sempre così ritardatario! La prossima volta ce ne andremo!" disse Sebastian che tra noi tre era il più duro.
" Scusate" risposi io quasi sottovoce.
Era già la terza volta che li facevo aspettare e quel giorno Sebastian e Karl erano molto arrabbiati con me. Era vero, ero spesso in ritardo, ma a volte mi capitava di dover aiutare in casa con i lavori domestici o a preparare la colazione al mio fratellino. Mi vergognavo però a raccontare ai miei amici i motivi dei miei ritardi e loro pensavano che facessi tutto secondo i miei comodi.

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3 commenti:

  • Massimiliano SANFILIPPO il 26/12/2011 13:46
    davvero un bel racconto, pulito, sincero, scritto molto bene, complimenti.
  • Bianca Moretti il 03/12/2011 16:35
    Nutro anch'io delle riserve sulla tua età. In più scrivi al maschile... A meno che che tu non sia un vero talento in erba... Il tuo racconto merita ugualmente un plauso, che tu abbia o meno gli anni che dici di avere. Una bella storia di amicizia, scevra da pregiudizi e con i giusti valori che essa dovrebbe incarnare per essere ritenuta tale...
  • Anonimo il 29/11/2011 15:10
    Un bel racconto, ben scritto ed anche commovente. Si fatica a credere che tu abbia dodici anni... se è vero meriti un grande applauso ed un incitamento a continuare. Se non è vero solo l'applauso... ciaociao