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Una strana peruviana

Mercedes veniva dal Perù.
Da dove, esattamente, non lo abbiamo mai capito... un posto sconosciuto delle Ande, ma poi da grande aveva vissuto a Lima. Faceva l'infermiera e i suoi turni di lavoro erano piuttosto complicati. Mia madre l'aveva presa in casa come si fa coi gatti randagi, ma in realtà, Mercedes non aveva nulla del carattere felino, e non era nemmeno sperduta e affamata. Semplicemente, mia madre, da quando era rimasta vedova, voleva una "presenza " in casa, non una badante, ma una che girasse da una stanza all'altra, calpestasse il pavimento e mangiasse con lei quando gli orari coincidevano. Insomma, Mercedes aveva vitto e alloggio gratis, senza fare nulla in cambio se non esistere. Era una ragazza silenziosa, pulita, riservata, con la pelle ambrata e i lunghi capelli neri dei sudamericani. Alla sera ci trovavamo spesso per la cena tutte e tre, lei, mia madre e io, e allora Mercedes cominciava a raccontare...
Parlava del suo paese, della sua famiglia e specialmente di polli. Suo padre infatti ne allevava molti e il suo piatto preferito era la "supa de poio" che avrebbe voluto mangiare tutti i giorni.
Noi non capivamo perfettamente le descrizioni che faceva del Perù e nemmeno quelle dei suoi numerosissimi parenti, ma sorridevamo per educazione.
Infatti, un po' per la lingua, un po' per i suoi strani racconti, Mercedes ci incantava come un essere meraviglioso.
Il Perù e Lima diventavano nelle sue parole luoghi meravigliosi e fantastici, dove tutto era a portata di mano, come un frutto maturo nel Giardino dell'Eden. Peccato che spesso in quello strabiliante paese mancasse la corrente elettrica, non esistessero lavatrici e gli ospedali non potessero pagare i medici che quindi lavoravano molto saltuariamente.
Ma in fondo, a mia madre e a me, piaceva pensare al Perù come alla terra dei polli liberi e felici, come al mondo ricco e favoloso che doveva essere apparso a Pizarro quando ci aveva messo piede la prima volta. Oltre all'amore per i polli, Mercedes ne aveva altri due: uno per la sua bambina di dieci anni, che manteneva in collegio e uno per suo marito.
Bisogna dire che Mercedes, nonostante i suoi 38 anni, era piuttosto ingenua e non aveva avuto molta fortuna con gli uomini. Il primo, padre della piccina, l'aveva abbandonata subito, e il secondo, dopo averla sposata regolarmente dieci giorni prima che lei venisse in Italia, nei successivi tre anni aveva passato il tempo a farsi mantenere. Ma Mercedes, come succedeva per il Perù, lo vedeva come un meraviglioso principe azzurro e le sembrava il miglior uomo sulla Terra, mentre tutte noi amiche lo avremmo voluto vedere impiccato... ma non avevamo il coraggio di disilluderla.
Dopo un anno, Mercedes prese la figlia con sé, trovò una camera a pagamento e ci abbandonò.
Passato del tempo ci rimase sempre un dubbio: era veramente esistita una donna venuta da così lontano, e con lo strano nome di una macchina tedesca?

 

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4 commenti:

  • eurofederico il 13/08/2014 17:09
    che bello questo racconto! non ne hai bisogno ma ti dico COMPLIMENTI!... e complimenti alla tua mamma che e' stata cosi' mentalmente aperta da permetterti di vivere questa esperienza e di conoscere Mercedes
  • mariateresa morry il 05/12/2011 12:35
    Gentile sig, na Fibbia, il racconto minimalista sazia quanto i piatti della nouvelle cuisine, ossia niente. Si resta con un quid di insoddisfatto... mi permetto di suggerire di graffiare la realtà, essere più incisiva; metta la carne al fuoco senza bruciarla...
  • simonetta fibbia il 05/12/2011 10:49
    La ringrazio del commento e delle osservazioni. Ho evitato volutamente le descrizioni per ottenere un racconto al massimo minimalista.
  • mariateresa morry il 05/12/2011 00:25
    Volendo scrivere un piatto in spagnolo, la corretta forma è " supa de pollo" e non di " poio "...è noto che la doppia elle in spagnolo è pronunciata come una j. Per il resto, qualche soggetto omesso, il racconto può andare. Magari un approfondimento descrittivo della donna poteva essere fatto. Conosco i peruviani e sono persone molto intense... ma dal suo racconto non emerge nulla di ciò.

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