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Una notte a cercare a di ricordare

La notte di Venezia è fredda, l'umidità della laguna ti entra nelle ossa mentre nugoli di zanzare ti volano attorno senza sosta, te ne stai avvolto nella giacca ad aspettare il mattino, un treno ti riporterà a casa e potrai dimenticare i turisti che sciamano fra i canali, convinti di visitare una città, intrappolati da una costosa cartolina.
L'alcol circola ancora nelle tue vene e i tuoi pensieri non si articolano in modo coerente;
sono macchie di colore su tela grigia, sei confuso e speri solo di prendere sonno, ma la testa gira e la nausea sale a conati regolari: accendi una sigaretta dopo l'altra sinchè un poliziotto ti tocca la spalla.
Non puoi stare lì, i passanti potrebbero vederti, devi portare la tua carcassa sotto i portici, che se a cinquant'anni non hai un posto dove dormire dovresti solo vergognarti.
A casa non c'è molto ad aspettarti, una figlia che ti farebbe sparire, se solo potesse, una moglie che non ti ha lasciato perchè non saprebbe dove andare, ma almeno un tetto, sino al prossimo sfratto, e un bar dove sanno come prendi il caffè, e qualche amico che ancora tiene duro...
Sotto i portici della stazione c'è molta gente, ragazzi in viaggio, quasi tutti stranieri, alti e biondi, con i loro zaini che giocano all'avventura e ti guardano con un certo disprezzo.
Siedo accanto a due giovani Italiani che sembrano a posto, forse sono imbarazzati, ma sono troppo ubriaco per capirlo, e comincio a raccontare ciò che ricordo di Venezia e non so neppure cosa riesco a dire davvero, forse solo un mucchio di sciocchezze, ma i ragazzi che sono diventati quattro mi ascoltano, sembra che non gli dia fastidio...
A mano a mano che parlo la nebbia si dirada, sento le parole fluire chiaramente, ora sembra esserci un filo a legare le storie che racconto e mi pare logico, tutto collegato:
la mia giovinezza, gli amici brigatisti che facevano saltare palazzine vuote, i vecchi che svendono il loro passato e il futuro di chi verrà, gli espedienti per sopravvivere, non pagando l'affitto, vincendo bei soldi in una bisca e perdendoli in un naufragio qualsiasi.
E allora lo dico ai due ragazzi che sono ancora svegli ad ascoltare, non fatevi fregare ragazzi, perchè vi stanno portando via la vita da sotto il culo.
E loro mi guardano, annuiscono gravi, di fronte a questo strano personaggio, divertente, che non dice cose stupide forse, ma che in viaggio per vienna sarà solo una storia da raccontare agli amici.
Alle sei è ora, mi alzo faticosamente e li saluto, lo sciopero è finito e sul tabellone è apparso il mio treno, compro le sigarette e fumo l'ultima sul binario.
La mattina è fredda a Venezia, e non c'è proprio nessuno che ti guardi in faccia, hanno tutti gli occhi
pieni di Piazza San Marco, e di un autunno da spendere chissà dove, riparandosi dal vento con una giacca nuova.
Io continuerò così, perchè per me è tardi, non sono mai stato ne dentro ne fuori, ma nella vita non sono mai stato un perdente, ho vinto grandi cifre io, solo che non ho mai saputo resistere alla tentazione di regalarle.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 09/12/2011 06:59
    Sì, la penso anch'io come Massimo... per la verità io avevo già fatto un commento positivo ma non lo trovo più... eppure mi è arrivato l'avviso che un altro autore aveva commentato un testo già commentato da me... ora vedo che è sparito. Succede... Vedremo i prossimi racconti perchè anche per me questo ha l'aria di essere stato compresso per i sopliti problemi del famigerato taglio web. ciaociao
  • Massimo Bianco il 08/12/2011 10:56
    Solo per dire che è un bel quadretto questo che hai offerto qui e non capisco perchè dopo sei giorni sia ancor privo di commenti, eppur vedo apparire commenti entusiasti in calce a testi talmente insignificanti! Piaciuto, però è un bozzetto, aspetto un racconto più compiuto, per il futuro.

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