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Della saggezza nascosta nella natura sin dalle sue origini remote

Il fuoco, l'acqua, il vento e la terra: i quattro elementi contro i quali gli alberi devono quotidianamente lottare per sopravvivere. Contro la potenza del fuoco non hanno difese; il fuoco è il loro implacabile nemico! Nella loro esperienza secolare, le piante hanno sempre temuto il fuoco; soltanto quando arriva, all'improvviso, una pioggia torrenziale, "provvidenziale", che possa spegnere l'incendio divampante, esse possano tirare il fiato, se nel frattempo il fuoco non ha completamente lambito le loro radici vitali o le loro fronde.
Per il resto, gli alberi hanno imparato nel tempo a difendersi dai loro nemici naturali. Ho scritto "loro nemici naturali"; in realtà, nei confronti di questi elementi essi hanno un rapporto ambivalente: da un lato sono quelli che possono distruggerli; dall'altro sono anche quelli grazie ai quali possono sopravvivere: come farebbe una pianta a nutrirsi se non ci fosse l'acqua e la terra? O a riprodursi senza la forza del vento che sparge dappertutto il loro polline?
Eppure, io dico che se l'umanità in genere osservasse meglio il corso della natura e lo rispettasse nel profondo della sua genesi e del suo sviluppo, acquisterebbe una saggezza riposta che nessuna lingua umana è in grado di insegnare!
Anzitutto, osserva l'arte della quercia: la sua forza proviene dalla terra. Ha un tronco frondoso e maestoso, le sue radici penetrano nelle estreme profondità del terreno. Da quel terreno, talvolta secco, talvolta arido, sa trarre tutta la sua linfa vitale. La forza e la potenza delle sue profonde radici danno alla quercia un senso di grande stabilità; non c'è forza di vento che possa scuoterla e piegarla; non c'è pioggia che possa percuoterla; e poi, i suoi rami sono generosi, accolgono nidi e ripari per quei piccoli animaletti che vivono smarriti nei suoi maestosi tronchi screpolati; la sua ombra diventa un riparo per tutte quelle piccole piante che temono la forza del sole e dà freschezza al terreno che la circonda. Così deve essere l'uomo: le radici della sua fede e delle sue credenze devono affondare nel terreno, alimentarsi di tutto ciò che la Terra gli offre. Impara dalla quercia a non lasciarti travolgere dalla aridità del terreno, a non disperare dal senso arido delle cose, cerca in esse il loro senso remoto, supera il senso arido delle cose, sii saldo nei principi e nelle fondamenta, resta tetragono nonostante le avversità della vita, e, soprattutto, sii generoso con coloro che vengono a contatto con te. Impara a proiettare le tue ombre o le tue immagini intorno a sé, a dare ristoro a chi sosta sotto il suo maestoso manto.
In secondo luogo, osserva l'arte del pioppo: un albero che cresce lungo le rive dei fiumiciattoli; ha un tronco poroso, leggero, affusolato, e sa elevarsi verso in alto, fino a toccare a volte la punta del cielo; ha profilo filiforme, ironico, ma sagace. Impara a conoscere la secolare pazienza del pioppo: non teme la burrasca; sa che l'acqua scorre sotto le sue radici; che nulla ristagna; e che è quello scorrere incessante ad alimentare la sua via. Egli sa che l'acqua è il suo nemico ma anche la sua forza, ed è con questa forza che il pioppo è riuscito a convivere: la teme, ma allo stesso tempo la domina. Così devi essere, uomo: leggero, proteso verso alti ideali, paziente, e non timoroso del divenire. Lascia che il tempo scorra sotto le tue radici, non lasciare che i ricordi ristagnino nella tua memoria. Il tempo deve essere la tua forza. Perciò, impara a saper attendere la piena e la siccità, l'abbondanza e la scarsità, a vivere il pieno e il vuoto, la presenza e l'assenza. Impara tutto questo osservando attentamente e con pazienza questo antico maestro.

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4 commenti:

  • Bruno Corino il 06/01/2012 10:25
    Grazie Gina per questo e per l'altro commento...
    un augurio di buon anno
  • gina il 05/01/2012 23:12
    È bellissimo questo racconto! Secondo i nativi americani gli alberi sono i fratelli in piedi...
  • Bruno Corino il 09/12/2011 07:46
    grazie per questo commento. Sì, avrei potuto prendere a simboli altri tipi di alberi...
    Effettivamente, ho rivisto alcune cose grazie alla tua segnalazione: avevo due versioni di questo testo, e nell'amalgamare la seconda, m'era sfuggito qualcosa; comunque, mi rivolto a me stesso, cioè a un "tu" che sono "io"...
  • Anonimo il 08/12/2011 19:41
    beh, molto interessante l'accostamento tra la natura di certi alberi e le caratteristiche umane che potrebbero aiutarci a vivere meglio. I tre alberi che hai scelto sono significativi... io amo gli alberi, li conosco bene ed amo perfino il loro legno, che lavoro... si potevano prendere molti altri esempi, l'ulivo, il leccio( che è comunque della famiglia delle querce) l'olmo, il lentisco, la stipa, il corniolo, l'acero, la betulla, ed il carpino, sia nero che bianco... quello contorto... vabbè, comunque piaciuto sia nel contenuto che nella forma, per come è scritto, insomma.
    Stranamente ad un certo punto però dai consigli alle persone rivolgendoti, nella stessa frase, un po' in prima persona ed un po' in terza... vediamo se trovo il pezzo e te lo insrisco... comunque non è importante, la cosa. ciaociao.
    Ecco un esempio... Impara dalla quercia a non lasciarti travolgere dalla aridità del terreno, a non disperare dal senso arido delle cose, cerchi in esse il loro senso remoto, superi il senso arido delle cose, sii saldo nei principi e nelle fondamenta, resti tetragono nonostante le avversità della vita, e, soprattutto, sii generoso con coloro che vengono a contatto con te. Impara a proiettare le tue ombre o le tue immagini intorno a sé, a dare ristoro a chi sosta sotto il suo maestoso manto.

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