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L'inizio della fine

Mio caro e vecchio amico,
più di trent'anni sono passati da quell'ultimo saluto alla stazione. Ricordo ancora le tue valigie fatte di corsa e la pioggia che batteva sui vetri della mia camera, che tante, troppe volte aveva assistito ai nostri assolati pomeriggi, trascorsi a parlare di musica e di amori finiti male. La stazione che faceva da sfondo al nostro amaro arrivederci, aveva l'odore acre dei giorni di pioggia e i passanti correvano frenetici verso chissà quale destinazione. Rivedo ancora il treno allontanarsi piano e sparire all'orizzonte;rimasi, allora, a fumare una sigaretta prima di tornare verso casa, col bavero del cappotto fin sopra la testa per ripararmi dalla pioggia. Era l'8 maggio 1978. L'inizio della fine, potrei aggiungere adesso, vista la triste realtà che ci avrebbe atteso, sorpreso. Mi fermai a bere del cognac, nel bar sotto casa, e discussi animatamente di politica con dei vecchi che, tra una un bicchiere di vino e una partita a scopone, citavano Marx e mi raccontavano dei loro trascorsi in guerra. Tornai a casa quasi ubriaco quella sera, e non appena poggiai le spalle sul letto, caddi in un sonno profondissimo. Venni svegliato la mattina verso le undici dalle grida del vicino;un democristiano militante, di quelli che invitano i preti a cena e vedono in tutti gli angoli di casa, aggirarsi l'oscuro spettro del comunismo. Gridava al telefono, penso, parole che non distinguevo bene, e batteva pugni sul muro, come in preda ad un raptus di follia. Mi alzai di scatto dal letto e poggiai l'orecchio sulla parete, per capire se aveva bisogno di aiuto, oltre che per pura curiosità.
- Le B. R. hanno ammazzato Moro, hanno trovato il corpo in una Renault rossa, in via Caetani-;
nonostante ci dividesse una gelida colata di cemento, poggiai la mano sul muro, quasi a voler lenire simbolicamente il suo dolore e la sua rabbia. Più di trent'anni oggi sono passati dal nostro ultimo saluto alla stazione sotto la pioggia, cosi come dall'uccisione dell'Onorevole Aldo Moro. Non ci sono più brigatisti in giro, e forse non ci sono mai stati;il terrore oggi, ha occhi e braccia diverse. Non gira più coi fucili e le P38 in spalla. Mille scandali giudiziari e non hanno sconvolto e violentato l'Italia ma ahimè, non gli italiani. Mille e più partiti sono morti, e dalle loro ceneri, altrettanti ne sono nati;c'è chi è partito per la Tunisia e chi è saltato per aria insieme a tutta la sua scorta. I giovani oggi sono diversi, non sono come eravamo noi. Non stanno più nelle piazze a discutere delle loro vite, ma li trovi imprigionati in un call center a raccontare, a chi li ascolta dall'altra parte del telefono, l'alienazione del nuovo millennio. Nella mia casa non è cambiato nulla;la mia camera è rimasta uguale, e dalle pareti, ovviamente un po' ingiallite, certe mattine sento gridare il vecchio democristiano;cosi mi alzo, poggio l'orecchio sul muro e con la mano sfioro la parete, proprio come quella mattina.
L'inizio della fine.

 

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2 commenti:

  • Lory78 il 21/01/2013 17:42
    Un toccante racconto che ricorda una pagina di storia dell'Italia. Spero solo che i giovani, sotto quell'aria di apparente indifferenza, siano abbastanza responsabili da fare le giuste scelte per il loro futuro.
  • Anonimo il 20/12/2011 09:23
    Interessante... ci sono riferimenti storici che ho vissuto in prima persona... ricordo che quel giorno ebbi l'annuncio della morte di Aldo Moro mentre ero intento a spiegare ai miei allievi il principio di funzionamento del trasformatore a vuoto. Era il nove maggio... se non ricordo male di pomeriggio.
    istintivamente, senza aver fatto un ragionamento, io e gli allievi uscimmo dall'aula. vabbè... ricordi.
    Benvenuto nel sito... ciaociao

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