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Solo qualche minuto di ritardo

Com' era bella la piazza senza automobili, potevi camminare un tempo senza il terrore di attraversare sulle stirsce, quando le macchine accellerano invece che rallentare. E poi si respirava un'aria diversa. C era poche atutomobili. E c'erano ancora operai cn un lavoro duro ma che dava più sicurezza, non come quelli di ora costretti a far parata nel caso del lancio di un nuovo modello di mezzo vicino a un presidente-manager straniero solo per far vedere che quella fabbrica produce ancora. Che tempi. Potevi prendere la bicicletta e scorrazzare dovunque. E come erano pulite le strade, c'era il servizio di lavaggio una volta alla settimana, le persone erano più educate. E non esisteva il telefonino. E nemmeno il computer, se non dei pezzi unici e per privilegiati, o nei luoghi di lavoro. Si riusciva ancora a fare un conto a memoria.
"Che bella fiaba, nonno!" Nonno? Ma che dici? Potrei esser tuo fratello, perchè mi chiama nonno scusi? E questa non è una fiaba, l'ha vissuta anche lei, sto parlando degli anni settanta a Firenze, quando ancora giravano i filobus e pochi autobus. Si ricorda c'erano anche quelli a due piani.


"Ma dai nonno, non ci credo, non può esserci stato un periodo così solo trenta anni fa. Ora ci sono dieci macchine per una famiglia, in ogni auto una persona, file che rimani immobile per ore che ti si brucia la frizione tanto vai e ti fermi, gli autobus sempre in sciopero, la tranvia che come accellera in curva cade e sbanda, e quando nevica siamo tutti bloccati". Ma perchè continua a chiamarmi nonno? La signora in sala di attesa accanto al tipo mi fa un cenno e mi dice con una scusa di uscire un attimo dalla stanza per non farci sentire da colui che accompagna "Lei aspetta la dottoressa Richetti? La psichiatra?" Si, ho appuntamento alle dieci e voi? "Noi alle nove e mezzo, è un po' in ritardo. Per favore, mio marito, la persona con la quale stava parlando, ha un problema di memoria dovuto a uno schok subito dopo un'incidente d'auto". Metto la mano sulle labbra e guardo in alto: suo marito... ahhh.. e' un paziente. Ecco perchè mi chiamava nonno, in effetti, ha la mia età, mi pare.. mi scusi. "Lui fa dei pasaggi di età repentini, per esempio se lei parla del passato è come se ritorna a dieci anni e chiama tutti nonno. e' una patologia complessa. Se parla del futuro lei diventa suo figlio... comunque forse la cosa migliore è sorridergli"


"Potrebbe venirgli una crisi. Sà, poi entra in agitazione... tanta la sua confusione in testa".
Non si preoccupi signora. Muto come un pesce! Non gli rivolgo più la parola.
Rientriamo in stanza e ci sediamo. Il marito di lei prende a parlami pregandomi di continuare con il mio racconto. "Allora nonno, raccontami ancora questo periodo senza auto, doveva essere bello! "
Sono imbarazato. Inizialmente come d'accordo con la moglie, gli sorrido silenzioso ma lui mi comincia a tirare la giacca e la moglie da dietro mi fa cenno di ricominciare a parlare per non farlo arrabbiare, che è anche un tipo robusto e così riprendo: vedi piccolo mio, quel che ti raccontavo era un ricordo che mi fa stare bene. Se penso al futuro e al presente invece, è tutta un'altra cosa, Tu pensa alle guerrre, all'inquinamento, alla maleducazione... Il marito cambia espressione e in un impeto d'ira mi dà un cazzotto sul naso e urlo dal dolore "A matto!". Arriva la dottoressa e di spalle lo prende con una presa da karateka. Anche la moglie cerca di tenerlo fermo, lui si dimena per menarmi ancora. Arrivano anche altri due infermieri. "Signori Pugilini, accomodatevi... Signor Rincretinetti, o mio dio, cosa le è successo?"

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1 commenti:

  • gina il 22/12/2011 09:14
    Bello, triste ed ironico...

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