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Il suono del vento nel bosco

Ascolto il suono del vento nel bosco, una melodia appena sussurrata; larici, abeti, faggi, vecchi e saggi maghi che parlano con me fin da bambino.
È strano: guardavo mio padre, forte e deciso, camminare sul sentiero ombroso. Sordo alle loro parole. Io rimanevo incantato e commosso.
"Carlo vieni ", la voce di mio padre impaziente, i miei fratelli che ridevano per la mia testa fra le nuvole. Ero rimasto di nuovo indietro, il mio cesto vuoto, perfino le mie sorelle avevano raccolto qualche fungo e se ne vantavano.
Anni dilavati dalla pioggia; percorro vecchi sentieri, non mi serve pensare dove sto andando, hanno tracciato un solco nella memoria, potrei farli ad occhi chiusi.
Mi fermo appoggiandomi a una roccia e assaporo il caldo del sole sul viso. I vecchi saggi continuano a parlarmi; vorrei tacessero, perché insistono a scavarmi nell'anima facendo uscire i ricordi.
Il suono di una cascata poco lontano mi riporta alla memoria il tuo sorriso, ( il sorriso di un bambino), innocente e spontaneo. Una giornata come tante, passata al mare con gli amici, stanco di lazzi e scherzi mi allontano quieto per guardare un tramonto di fuoco sul mare.
Ne ho visti tanti dalla cima del monte; tutti nuovi ogni volta e straordinari.
Ma questo, che si rifrange in mille luci sulle onde, è diverso. Capto qualcosa nell'aria, come quando l'odore di ozono preannuncia la folgore imminente.
Una risata cristallina mi fa l'effetto di una scossa elettrica; mi volto e rimango impietrito, incontro i tuoi occhi, un azzurro infinito dentro il quale si riflettono le stelle.
Mi guardi e sorridi; le tue labbra si muovono. ma mi sembra d'essere sott'acqua.
Non sento niente, non respiro, resto li non so per quanto, un attimo e l'eternità che si uniscono.
Il tuo volto si fa serio, ti avvicini e raccogli una palla che era finita ai miei piedi; quando ti rialzi mi pianti di nuovo gli occhi negli occhi, la tua mano tocca la mia guancia( la carezza di una donna).
"Ti senti bene?" mi chiedi.
Boccheggio come un pesce spiaggiato e balbetto, ma le parole non escono. Torni a sorridere.
Qualcuno ti chiama: " Lara, allora con quella palla, vieni, dobbiamo finire la partita prima che faccia buio"
" Arrivo, arrivo, un attimo!" rispondi. Poi mi chiedi:
" Sei in vacanza? Non ti ho mai visto"
" Si" rispondo, " Sono qui da qualche giorno con i miei amici" e intanto mi giro per indicarli, sollevato dal fatto che mi è tornata la parola.
Ma dura poco. Appena li guardo mi accorgo che hanno già cominciato a sfottere... poi facciamo i conti...
" Mi puoi consigliare qualcosa da fare per stasera?" , ti chiedo, e non so come ho trovato il coraggio.
" Senti" comincia titubante lei, e si gira a dare un'occhiata dietro di se dove le amiche si sono riunite sotto la rete da pallavolo e ci guardano confabulando e ridendo, " Stasera vado in pineta, c'è un chiosco che noleggia biciclette, se vi va di fare una pedalata, potete venire".

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3 commenti:

  • gianni castagneri il 14/03/2014 12:05
    semplicemente delizioso!!! complimenti!
  • mauri huis il 05/03/2012 12:22
    Bel racconto Gina, lascia il senso misterioso e profondo proprio della fase adolescenziale, e mi è piaciuto molto! Complimenti
  • Anonimo il 28/12/2011 14:25
    Molto molto bello... chiare e convincenti immagini, ben pennellate con una scrittura delicata ed appropriata alla nostalgia del racconto. Un quadretto di vita passata, ricordi di un primo amore che a me fanno sempre un gran bell'effetto... forse per questo mi è piaciuto, ma anche per la tua bravura. ciaociao

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