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Pelle

Stesi sulla moquette di basalto delle piazze - di un milione di strade scese da pullman con le marmitte bucate e una tosse fin troppo roca di olio motore bruciato. Illuminati dalla poesia alogena Euronics, sostituto stracolmo eppur -xxx- inadeguato alla luce ai vapori di mercurio di una vecchia taverna.
Intarsiando tubature nell'anima in lega leggera firmata Pininfarina di una fuoriserie al guinzaglio di un Rockerduck in borghese, che scivola in una notte liquida di nitrometano e additivi cancerogeni.
Un condizionatore che intona il suo canto gelido sulla mia schiena graffiata di povero clochard cosmopolita, cittadino di (n)ovunque che vaga con un vecchio bastonepennabic più che claudicante. Brandelli strappati del mio passepartout per il mare di Lcl, dove essere finalmente Uno e dimenticare notti impossibili da ricordare, pozzanghere oceaniche di vecchi tagli e intonaco cadente lanciate a centottanta all'ora verso la ruggine dei supermercati.
Un sospiro e l'eiaculazione-acido-idrico del sistema antincendio che strappa i mullet e decolora le creste, disegna tatuaggi di scontrini e lava via la vecchia rabbia in vinile. Riempie i solchi di antico dolore blues, a volte sussurrato, a volte gridato in chiave minore e crociera sincopata. Momentanea indecisione di nicotina assente e crollo strutturale da routine ipotricotiche e dall'arroganza sottile dileggiata da difetti di pronuncia - sottofondo rap scadente per fantasie omosuicide e tautologie sintattiche.
Non mi interessa affatto quello che dici. Vagheggio società idilliache di borse cortesi e loquacità bionde che possano coprire il frastuono dei posti occupati e degli esercizi di tecnica.
Sento nitidamente l'urlo delle braccia che si spezzano sotto il peso di macigni tachionici, mille rimasti giovani e mille invecchiati nello stesso anno. Moderno Atlante, costantemente teso verso l'ormai-non-più e mai definitivamente separato da un futuro che tarda a morire. Randagio upperclass o sovrano in eskimo e dreadlocks.

Qualche milanese ammazza il sabato, altri arpeggiano sulle mie corde attraverso un impianto stereo scadente e un quadro strumenti col singhiozzo. Forse dovrei portare macchina e anima dall'elettrauto, per farci mettere un paio di cerotti mentre aspetto che faccia mattina e lo sfasciacarrozze apra la sua officina.
Qualche volta sono semplicemente stanco di aver sete. Vado sul balcone e lancio F-14 Forcher-signature verso un destino di rigagnoli, tombini e forse professoresse di inglese con palloncini colorati. Qualche volta ci scrivo sopra un paio di parole. Un pensierino, un desiderio, un tempo verbale o un'addizione. Li sento ridere mentre si lasciano cullare dal vento, vedo le loro labbra incresparsi mentre fanno il solletico ai comignoli e rubano il cuore alle antenne paraboliche. Eppure c'è un momento in cui il vento, stanco, si ritira nel suo monolocale uso cucina, si toglie il trucco e si guarda le rughe allo specchio. Le mie parole nell'aria indugiano stupite per il venir meno del loro motivo di. Rimangono un attimo immobili. Forse pensano a Icaro e alla cagnetta Laika, forse ripensano alla loro colazione. Si guardano tra loro, creano alibi e se-fosse-stato-per-me. Qualcuno di loro fa spallucce, qualcuno piange, tutti infine abbassano la testa. Scendono come la neve nel film di Natale con la famiglia intorno al termosifone scoppiettante a bere la cioccolata calda del discount.
E quando ormai la tormenta giunge al termine io mi alzo e spengo il megafono. È tempo di valutare i danni, di deridere la sagoma coi capelli ricci e le ombre sotto gli occhi dipinta sul terreno dai cadaveri degli aeroplanini, calpestata dalle macchine e dispersa dal marciare 4/4 dei primi impiegati diretti alla fermata.
Infine lo vedo avvicinarsi, mi riconosce e mi fa l'occhiolino. Prendiamo un caffè insieme e attendo ansiosamente che lui ritrovi la chiave del prefabbricato adibito a loculo dei suoi sogni. Mi proietto all'interno attraverso il PVC della porta, tra barili Agip e valeria marini nuda sulla parete. Vedo il mio vicolo cieco idraulico da venti tonnellate e ringrazio un signore generico che forse avrebbe potuto trattarmi con maggior riguardo. Mentre lo scrocco scatta e un bacio metallico si stampa sulle mie labbra le luci si spengono con un cigolio. Buonanotte.

 

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