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Parentesi di vita

Quella visione stava provocando nel mio cuore una emozione nuova, avere venti anni nel lontano 1960, non era come averli adesso. Nel 60 i ragazzi ventenni erano considerati uomini, anche se possedevano poca emancipazione, e, molta meno esperienza, ma tanto tanto buon senso Quella figura esile, tenera, appena adolescente, scaturiva dentro le mie visceri una rivoluzione paragonabile ad un terremoto. La persona non era più una persona qualsiasi, era la mia emozione, era il nascere nell'animale umano quel sentimento primordiale che permette la continuazione della stirpe. Si trovava li, con i suoi genitori per assistere alla partenza dell'aereo dal nuovo aeroporto i Punta Rais. Il desiderio di avvicinarla era intenso fino allo spasimo. Le circostanze purtroppo non erano favorevoli, il primo aviere, suo malgrado dovette soffocare il suo istinto che forse considerato attentamente poteva paragonarsi ad una freccia scagliata dall'arco di cupido verso un ingenuo essere indifeso.
quello ero io, incosciente, presuntuoso sicuro del mio aspetto aitante, spavaldo nei miei venti anni, decido di affrontare l'imprevedibile. Mi informo sulla sua identità, mi assicuro di potere avere delle occasioni favorevoli per incontrarla. La fortuna mi assiste al trentacinquesimo giorno di estenuante pedinamento, riesco ad accostarmi a Lei appena fuori dal liceo, con apparente sicurezza, ma con il cuore che vuole uscire dal petto, mi rivolgo con una frase stupida da farmi arrossire ancora adesso a cinquanta anni di distanza, e per non smentire i proverbi, anche in quella occasione, la fortuna aveva aiutato l'audacia. Lei non aveva nemmeno sentito il mio dire, si era ricordata di me per quel giorno in aeroporto che aveva provocato anche in Lei qualcosa simile alla mia emozione.
Mi allunga la sua mano e si presenta piacere G. S. tu sei A. vero. Come spiegare il trambusto che mi pervase, comunque non potevo aspettarmi niente di più piacevole. per circa due settimane ci frequentammo per qualche ora, approffitando dell'attesa del pulman che da palermo la conduceva a casa sua a terrasini. Se il mio successo era stato grande, il risulatato ad onor dl vero non era stato come sperato. per quasi due settimane, eravamo riusciti a nascondere i nostri incontri alla vista delle sue compagne di scuola e amiche del paese. Per questo che un bel giorno, all'anti vigilia di natale munito di molto coraggio e con una piccola spesa che mi permetteva di comprare un profumino un mazzo di fiori, mi presentavo all'uscio di casa S. F., al mio bussare, venne ad aprìre il padrone di casa, il quale alla vista di questo tremante militare, con modi decisi ma gentili mi permise di parlare chiedendomi cosa mi spingeva, per mia risposta porgevo con una mano i fiori dicendo questi sono per la sua signora e con l'altra allungavo il profumino sempre con una vocina piccola piccola aggiungevo questo per sua

 

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1 commenti:

  • gina il 23/01/2012 12:38
    È un bellissimo racconto, di quando ancora i sentimenti erano importanti e l'amore molto più di un gioco usa e getta, ma ci lasci sul più bello... devi continuare!

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