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Delirio

E così ancora stai leggendo quello che scrivo. Ma come sei pigro. Scrivi tu qualcosa. Esprimi quello che senti ai quattro venti senza censura, senza rispetto, anche con le parolacce, si. Non sono quelle la prima cosa che gli stranieri imparano dell'altra lingua? Offendere, per offendere. Perchè tu consideri il tuo io meglio del mio nonostante sia compreso nel tutto che non puoi nemmeno immaginare.


Nemmeno con la pasticca che porta al delirio più assurdo ci puoi arrivare. Vedi semplicemente un acquerello, il tuo. Ma io continuo sai. Stasera non ho bevuto niente. Acqua e succo. E le solite pasticche, due gocce per rilassarmi. Ma ora sono di nuovo stanco davanti a questo mornitor e seguo semplicemente il ritmo delle dita che scrivono senza guardare sulla tastiera per andare veloce come un pianista oppure un pattinatore sul ghiaccio che fa la sua corsa agonistica, in pista.



Vuoi sapere i miei valori? La salute, quella che mi balbetta nella testa dal cuore, che blocca i miei movimenti e sentimenti. Non riesco più a piangere. Sento solo il cuore che si allarga triste. E sento ti giuro quando ti senti male. Mi hanno dato del demonio. Si sono il primo demone di me stesso. Sono a doppia faccia e la carta è una. Cerco di trasformarla, di muoverla, ma certo da qui non posso fare niente.



Posso solo lanciare strali di strisce scritte senza senso contro vento, mentre il gas si consuma, e l'aria si fa forse di nuovo fredda. Per induzione delle nuove armi da guerra. Un'invenzione viene sempre utilizzata inizialmente a fine bellico. Da sbellicarsi dal pianto. Ma ce ne rendiamo conto? Questo si chiamava Arpanet, lo usavano gli Stati Uniti e probabilmente i russi, per comunicare tra loro, in modo codificato, da posto segreto a posto segreto.


Dentro probabilmente stanze dove c'era un alieno o un computer autonomo intelligente.
Per dividerci, per far si che dopo che sono due ore che scrivo alla tastiera, mi alzo dalla sedia e cado per terra. Perdo l'orientamento se ci metto tutto me stesso e perdo me stesso. Ma ti rendi conto? Che bello il tempo in cui ci si trovava in una caverna e Uh Uh, si ragionava a versi a segni fatti con le dita inzuppate nel sangue di un animale appena pappato, ma non si buttava via niente.



Il sangue animale serviva come elemento organico per dipingere. No, non sono un astrologo, non sono un biologo, non sono un poeta, non sono un'attore, non sono chi sono. Pirandello ce lo ha spiegato. A suo tempo eravamo uno nessuno e centomila. Ora siamo setttemiliardi che si interfacciano, secondo statistiche ufficiali, forse già più di diecimila quelle che sento.


Senza considerar gli alieni, che sono qui accanto a me ovunque, come gli spiriti dei miei avi che imprecano per lo spreco di tempo che fò. Perchè il tempo non è denaro! Il tempo è fare qualcosa di utile per gli altri. Spacco lo specchio ogni tanto, me ne accade di brutte, a ancora non siamo al bello.

 

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1 recensioni:

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  • Mauro Moscone il 31/01/2012 08:22
    Belle riflessioni a ruota libera, profonde e stimolanti.
    Il romanticismo e l'informatica sono due grandi rivoluzioni occidentali, piene di pregi e difetti.
    Bisogna vederle in chiaroscuro e saperle spegnere per fare altro.
    Bel testo

1 commenti:

  • Fernando Piazza il 29/01/2012 10:27
    Capita anche a te di vedere mostri mentre stai davanti alla tastiera de computer?
    Bello il tuo delirio. Mi raccomando, ogni tanto stacca la spina, lascia la tastiera e vai a vivere...

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