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La casa del nonno 3^ Parte

Si tolse immediatamente dalla finestra e si gettò sul letto parzialmente coperto da scatoloni. Uno di questi recava la scritta "PC-PLAY " Tolse il nastro adesivo, estrasse il portatile e l'aprì, quindi inserì la chiavetta. Aveva bisogno di parlare con qualcuno, subito. Una finestrella apparve sul monitor gettandolo nello sconforto " Impossibile stabilire la connessione internet, verificare la chiave " diceva la scritta lampeggiante rossa. Che avesse finito i minuti a sua disposizione? Non ne era sicuro ma ciò non bastò a rasserenarlo. Scese dal letto e si precipitò al piano terra. Ormai i facchini avevano quasi finito e, colui che sembrava il capo, gli si rivolse con un ghigno. - Ehi ragazzino, noi abbiamo finito e ce ne andiamo, ma tu resti qua da solo? Ho visto tua madre sgommare via poco fa.- Giacomo assunse l'espressione più bonaria che gli riuscì. - Signore, tra poco arriverà la domestica ma... ma... vorrei chiederle un favore. - Deglutì a fondo per poi proseguire. - C'è un albero la fuori, sembra che sia MALATO... non è che potreste tagliarlo? -
Il capo rimase in silenzio per un paio di secondi, poi guardò i suoi colleghi e tutti, dopo un attimo, esplosero in fragorose risate. - Ci hai scambiato forse per boscaioli? - Ruggì tra un accesso di risa e l'altro. - A parte che non possediamo gli attrezzi adatti, a meno che tu non abbia una motosega in garage, ce l'hai? Se si, dovrò alzare il prezzo, ma credo che la tua mammina non avrà problemi vero? - Giacomo assentì vigorosamente e gli fece cenno d'aspettare, quindi si precipitò all'esterno in direzione del garage. Alzò la grande saracinesca e restò impietrito. Una miriade di oggetti lo riempiva quasi del tutto. Iniziò a rovistare all'impazzata, pregando di trovare quel che gli serviva. Dopo una decina di minuti, sporco e ansimante, iniziò a piangere, niente. Sentì il facchino chiamarlo e la sua voce ebbe il potere di fargli riprendere la ricerca. D'un tratto, seminascosta da un vecchio baule trafitto dalle termiti la vide. La lama era parzialmente arrugginita ma sembrava in buone condizioni. Era una motosega vecchio modello. Funzionava a benzina e il serbatoio sembrava pieno a metà. - Ehi! Ragazzino! Noi ce ne andiamo. - Giacomo prese l'attrezzo e corse fuori. - Ecco signore...- Tirò su col naso cercando, nel contempo, d'asciugarsi le lacrime col dorso della mano. - Credo che funzioni... -
L'uomo guardò prima l'oggetto e poi ancora il ragazzo. - Ma sei sicuro di volerlo tagliare? Non è che poi i tuoi mi denunciano, tua madre non mi ha detto nulla di quell'albero. Mi vuoi mettere nei guai? - Giacomo pensò forsennatamente poi rispose. - Si sarà dimenticata signore, non la prendo in giro, la prego. - Il facchino indugiò un attimo poi afferrò la motosega. - E va bene, che sarà mai, però se mi metti nei guai... - Il ragazzino scosse violentemente la testa e sorrise. - Grazie - Disse semplicemente. L'uomo si avviò a passo deciso verso l'albero ed egli lo seguì, seppur a una certa distanza. Lo vide confabulare con i colleghi e tutti, per la seconda volta, esplosero in risate sguaiate. La motosega non si accese subito, anzi, fecero a turno nel tirare la cordicella d'avviamento, imprecando come solo i facchini sanno imprecare. Giacomo stava per cadere di nuovo nello sconforto. E se non si fosse avviata? Se il tempo e l'umidità l'avessero irrimediabilmente rovinata? Sarebbe rimasto solo con l'albero e Lina ancora non si vedeva. Poi, d'improvviso, uno scoppiettio accompagnato da una nuvoletta gli fece alzare la testa. Vide gli uomini esultare dandosi grandi pacche sulle spalle. Brandendo la motosega come una spada templare, il capo avanzò deciso verso l'albero, nessuna incisione era visibile sulla corteccia. Nel momento stesso che la lama toccò il legno, l'uomo ne perse il controllo. Fu come se l'enorme tronco si fosse impossessato dell'oggetto. Giacomo la vide rimbalzare al suolo, impennarsi per circa tre metri per poi ricadere, micidiale, sulla testa dell'uomo. Il capo dei facchini fu, letteralmente, diviso a metà. Parte destra e parte sinistra. Un lago di sangue mischiato ad ossa tritate, viscere e altre cose, inzuppò il terreno. Giacomo cercò d'urlare ma nessun suono gli uscì dalla gola inaridita.

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1 commenti:

  • Anonimo il 05/02/2012 18:12
    Caspita Ernesto... bello, avvincente, misterioso... mi hai incuriosito. anche questo molto ben scritto. la narrazione risulta scorrevole, decisa, senza fronzoli inutili. Complimenti... ciaociao

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