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Nonna delle oche

"Lei non può andare avanti così, non esistono solo i doveri! Deve prendersi cura di se stesso, si faccia delle coccole, che ne so, un viaggio, per esempio."

Non era la prima persona che mi dava questo consiglio, ma stavolta, chissà, forse perché era un medico, sebbene di un ramo un po' particolare come l'agopuntura, e contemporaneamente una bella donna, simpatica, cameratesca, con la quale mi ero lasciato andare a qualche confidenza sulle mie vicissitudini, avevo proprio voglia di lasciarmi convincere.

Da anni rinunciavo metodicamente a tutto ciò che potesse tenermi lontano da casa, per via della cattiva salute di mia madre, 89enne. Aveva già avuto un ictus, ben superato, tornando a casa dall'ospedale più in forma di prima. Ma la sua vera medicina era sapere che io ero vicino, o facilmente raggiungibile. Mi ero sì concesso qualche breve vacanza poco lontano, e in quei casi ci sentivamo spessissimo, ma mentre io vedevo il tempo volare via, lei mi diceva candidamente al telefono: "Speriamo che questi giorni passino in fretta..."

Nel frattempo, tra il mobbing al lavoro, la vita sentimentale disastrata, l'artrosi cervicale e vari altri malanni, rischiavo veramente di soccombere.
Eravamo all'inizio di dicembre 2006: consultai il catalogo di "Avventure nel mondo" e scelsi una settimana a Istanbul tra Santo Stefano e Capodanno: non avevo mai viaggiato con "Avventure" ed era una esperienza che volevo fare, Istanbul era da sempre nei miei desideri e togliermi di mezzo almeno in parte dall'assedio dei parenti e delle festività era un piacere impagabile.

A Natale la mamma aveva voluto ancora una volta che la aiutassi a preparare una vagonata di agnolotti e ci eravamo trovati tutti a casa sua per il pranzo. Per sé si era preparata una minestrina e avevo dovuto aiutarla io a sorbirla, perché aveva difficoltà a reggere il cucchiaio. Mi chiedevo se fosse davvero il caso di partire il giorno dopo. A lei non avevo detto niente per non farla preoccupare, sapevo che era comunque in buone mani: la badante albanese giorno e notte, mia figlia a casa per il ponte, mia sorella rintracciabile...
Decisi di concedermi le "coccole" e partii, in fondo si trattava solo di una settimana.

Da Istanbul non era facile telefonare, ma ci sentimmo regolarmente i primi giorni. Il quarto giorno la badante la vide un po' sofferente e chiamò il 118.
La trattennero in ospedale. Mia figlia mi relazionava sulle condizioni di salute, precarie ma non disperate. C'era la possibilità che anche questa volta la rimandassero a casa guarita. Mi informai sulla possibilità di rientrare anticipatamente, ma avrei dovuto, dato il periodo, andare in aeroporto e mettermi in lista d'attesa senza nessuna certezza. Contai sul fatto che, per male che andasse, avrebbe tenuto almeno fino al mio ritorno.

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0 recensioni:

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17 commenti:

  • Amorina Rojo il 14/06/2012 17:12
    Beh, che dire... sedici commenti... allora c'era un certo interesse per i tuoi racconti. Ma cosa è successo poi?
    Fernando Piazza scomparso, Pepè uccel di bosco, gina c'è e non c'è, Colosio... e chi non lo legge più, sarà su altri siti, la morry a mezzo servizio, così come mauri e maria grazia, anonimo ci ha lasciato anzitempo...
    ecco i risultati, mancano proprio i commentatori, non è che hai fatto errori di impostazione o altro...'un c'è punto gente che legge e commenta.
    Allora mi rimetto a parlà in idioma toscano:
    Io fò la ricercatrice, e studio, studio, ricerco, catalogo... non è che ho molto tempo da dedicare a questo sito ma il problema che mi pare di aver scardinato è che i migliori se ne sono andati... ho una serie di nomi di grandi autori che 'un scrivono punto su codesto sito.
    Alcuni( ti farò i nomi in privato se ti interessa, ma se ti ho ben capito tu 'un me li chiederai mai) sono rientrati sotto altro nick rimanendo ai margini... poco attivi, insomma.
    Ecco, nelle ultime due opere di prosa hanno avuto zero commenti. Come mai? Se indovini ti do la caramella... ahahah... bacino.
  • maria grazia il 05/05/2012 17:23
    Uno squarcio di vita molto significativo, il rendersi conto che si assiste non per dovere, ma per amore!!!
  • Anonimo il 05/03/2012 12:35
    non posso che unirmi al coro... complimenti molto bello
  • mauri huis il 03/03/2012 18:58
    Bel racconto scritto ancora meglio. Sobrio e senza esagerazioni merita un particolare elogio per la chiusa finale simpatica e trattenuta: nonna delle oche mi piace moltissimo. Complimentoni!
  • PIERO il 15/02/2012 22:26
    Grazie, Ugo, per il tuo commento. I complimenti sono particolarmente graditi quando provengono da chi sa scrivere bene come te. Spero pubblicherai altri racconti.
  • Ugo Mastrogiovanni il 15/02/2012 18:38
    Un racconto autobiografico che mi ricorda un po' la mia vita lontano da mia madre. Un'apprensione continua per la sua salute, il dramma della grande distanza che ci separava e quella costante levata alle 5 di ogni sabato per poterle servire il caffè a letto verso le 7, ora in cui arrivavo. Ho ancora il rimorso di non aver passato con lei tutto il sabato e la domenica e di averlo trascorso in parte con i vecchi amici; ma a lei bastava sapermi in paese per essere contenta. Un altro grande dolore: non essersele stato vicino al momento della sua morte. Ho dedicato molti versi a mia madre, la mia prima maestra di scuola e anche di vita. Anche mia madre era severissima, e sembrava non perdonare mai, ma ci voleva bene. Piero ha tratteggiato in breve, con garbo e grande capacità descrittiva, un episodio indelebile della sua vita con una nonna che mi è tanto sembrata sua madre. Eccellente la costruzione narrativa suggellata da punteggiatura e frasi che sembrano frequenti respiri e fanno scorgere gli occhi lucidi di chi ha imparato a vivere da una vecchia saggia e affettuosa signora, pur se vissuta tra conigli, galline e, tre o quattro chiassosissime oche. Bravissimo.
  • PIERO il 13/02/2012 19:47
    Grazie, Anna, per il tuo gentile commento. Per risponderti, prenderò in prestito una battuta di Sean Penn nel film "This must be the place": NON È VERO, MA È CARINO CHE TU L'ABBIA DETTO...
  • Anonimo il 13/02/2012 12:16
    Piero, io ho visto e vissuto l'ultimo istante di mio padre e ti dico che forse la tua mamma ti ha voluto fare un ultimo regalo risparmiandoti quell'attimo. Leggerti è piacevolissimo...
  • PIERO il 13/02/2012 11:37
    Grazie, a. m.
    Non conoscevo ancora i tuoi scritti, sono andato a leggere qualcosa, godibilissimi, ti lascerò qualche commento.
  • PIERO il 13/02/2012 11:35
    Grazie, Mariateresa.
    Il senso di colpa: sì, con la ragione anch'io mi dico lo stesso, ma sai com'è, non è una cosa razionale. L'unica consolazione è che, se lei potesse dire la sua, troverebbe una quantità di motivi per scusarmi, non era per niente obiettiva, molto partigiana, a mio favore...
  • alta marea il 12/02/2012 23:56
    Racconto veramente toccante, che mi ha commosso.
  • mariateresa morry il 12/02/2012 23:44
    Il racconto narra di un momento davvero importante e grave della tua vita. Mentre lo leggevo pensavo a quanti miei conoscenti è accaduta una vicenda simile alla tua, poichè determinati eventi capitano proprio quando una persona, con tutte le cautele possibili si allontana anche per breve tempo e ha già dato molto in attenzioni. C'è stata una maligna occasionalità proprio in un momento in cui anche tu, fiaccato da molti incombenti, hai cercato un momento di stacco... mi permetto di dirti di non sentirti in colpa, per questa morte avvenuta con te lontano...
  • Fernando Piazza il 11/02/2012 16:56
    Bello e tenero questo omaggio reso alla memoria di tua madre, amata "a prescindere" perchè non se ne può fare a meno: è lei la prima a trasmetterci e ad insegnarci l'amore, quello che doneremo agli altri e che ci porteremo nel cuore fino alla fine dei giorni. La consapevolezza, se pur ritardata, del tuo amore per lei è la dimostrazione che non è la quantità delle carezze, delle parole o dei bei gesti ciò che conta ma la qualità dell'amore donato e ricevuto, perchè finchè la vita la sosterrà lei ci sarà sempre all'occorrenza e resterà accanto a noi qualunque cosa accada, che noi lo vogliamo oppure no.
  • PIERO il 09/02/2012 18:09
    Grazie a Pepé per il suo commento.
    Gina, sono andato a leggermi le tue due pagine di vita, mi sono commosso e sentito un po' meno solo nel mio dolore.
    Giacomo, mi fa piacere che tu abbia sottolineato il "dubbio", concetto fondamentale di cui si parla troppo poco, secondo me.
  • Anonimo il 09/02/2012 07:24
    Bel racconto, commovente proprio perchè muove il lettore con... con i tuoi dubbi, con le necessità esistenziali che richiedevano almeno quella semplice coccola del viaggio, ma anche con una madre così, donna di un tempo, poche smancerie ma molti fatti. Io avevo una madre dolce che adoravo... credo che se tornasse in vita gli farei io da badante: ma io ero affetto da complesso di edipo. ciaociao Piero, piaciuto molto.
  • gina il 08/02/2012 21:35
    È strano come ogni amarezza svanisce e ci si rende conto del bene voluto all'appressarsi della morte, qualcosa di simile è capitato anche a me, l'ho descritto nei due racconti: "pagine di vita".
  • Pepè il 08/02/2012 20:32
    Delicata pagina di diario. C'è un po' di rammarico per aver scelto la settimana sbagliata per le coccole e c'è tanto amore per la donna più importante.

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