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Non entrate dentro il borgo

Enrico e Veronica Mecca passeggiavano affascinati per le vie selciate di Castelvecchio di Rocca Barbena, un piccolo e dimenticato borgo medioevale dell'entroterra ligure. Vi si erano appena trasferiti ed erano ancora eccitati per la novità. Dopo lunghe ricerche avevano trovato l'agognato rifugio in cui trascorrere sereni la terza età.
Milanesi doc ancora innamorati uno dell'altra, alti e asciutti entrambi, lui in pensione già da alcuni anni e lei finalmente giunta a sua volta al limite d'età, erano da tempo stufi della città. Avrebbero voluto trascorrere la vecchiaia in una quieta località di mare, ma la riviera, placida d'inverno, diventa un caos per l'intera estate così come per tanti altri fine settimana. In effetti li tentava sul serio solo Albenga, attiva cittadina costiera in provincia di Savona, nobilitata da una cattedrale dell'XI secolo con annesso battistero del V secolo, il più prezioso monumento antico ligure, dove è conservato l'unico mosaico bizantino presente nell'Italia peninsulare al di fuori di Ravenna. Tra torrioni alti e slanciati e vari edifici addossati, compatte case torri nobiliari medioevali o eleganti palazzi cinque e seicenteschi, pareva quasi di trovarsi a San Gimignano, senza però la fama internazionale di quest'ultima e di conseguenza il suo turismo di massa. Lì ci avrebbero abitato volentieri, però nel magnifico centro storico, non nella parte moderna, l'unica invece a offrire alloggi adatti.
Infine qualcuno gli aveva segnalato, nell'immediato entroterra di Albenga, la duecentesca Castelvecchio di Rocca Barbena, incastonata in cima a un colle della Val di Neva sulle Alpi Marittime. L'avevano visitata e ne erano rimasti ammaliati: gli stretti e contorti vicoli in saliscendi; le tenebrose arcate; le silenziose case in pietra, saldamente abbarbicate sulle pendici della collina; infine la scoscesa e alberata vetta rocciosa, in cima alla quale sorgeva, in parte diroccato eppure ancora possente, l'originario castello.
Trasferirsi lì gli era parso un buon compromesso. Si trattava d'un luogo tranquillo e ricco di fascino, situato nel bel mezzo della boscosa bassa montagna e col mare e la città a pochi chilometri di distanza. Così quello stesso giorno erano entrati in una agenzia immobiliare di Albenga. Erano stati quasi timorosi d'informarsi, al pensiero di sentirsi rispondere con un "desolato ma..." e invece avevano scoperto che nel paesino c'era parecchia disponibilità.
"Il borgo è disabitato, duecento abitanti a dir tanto e per giunta con ricambi continui." - Aveva spiegato l'agente immobiliare - "La gente preferisce vivere nel nuovo, sa com'è, mentre lì ci sono vincoli della sovrintendenza che scoraggiano nuove costruzioni e ristrutturazioni e poi è isolato. Ogni tanto qualche famiglia si stufa, mette in vendita, fa le valigie e si trasferisce altrove."
Tuttavia, aveva assicurato accattivante, nel borgo si poteva vivere assai bene, c'erano locande e un paio di negozietti che offrivano tutto il necessario ed era interamente telematizzato. Pace, antichità e modernità unite insieme. Non a caso ci viveva perfino una piccola comunità di svedesi, perfettamente integratasi.
Si erano dunque lasciati convincere e avevano acquistato a ottimo prezzo un'abitazione posta proprio ai piedi del castello, con l'intenzione di traslocarvi dopo Natale.

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1 recensioni:

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  • Raffaele Arena il 10/02/2012 00:52
    Il racconto è ben scritto e prende, come tutte le tue narrazioni, l'unica cosa che nell'ultima parte non capisco se è rimasto solo un orecchio del Re che si è liquefatto, oppure tutto il corpo. Il liquieo che descrivi è schifido ricorda questi acidi che sputa alien nella famosa serie di film. Che dire, bravo, riesci sempre a mantenere inchiodato il lettore, anzia appiccicati gli occhi ai pixel a forma di lettee che esprimi con maestria.

12 commenti:

  • Massimo Bianco il 16/09/2012 22:19
    Due racconti letti miei in un giorno! Che dire Paolo, ancora grazie. Mia risposta non immediata ma sono poco presente attualmente, con altro per la testa. Vacci se ti capita, sì, quel borgo è davvero fascinoso, garantisco.
  • paolo molteni il 03/09/2012 09:21
    molto bello! Di sicuro quando andrò in Liguria cercherò quel luogo! Unico neo, avrei lasciato una fine più sfumata... senza la visione del nuovo inquilino... ma trattasi di parere estremamente personale!
  • Massimo Bianco il 08/07/2012 11:29
    AVVISO AI LETTORI, MASSIMO BIANCO HA PUBBLICATO IN VOLUME IL ROMANZO "CAPELLI - dentro la mente di un serial killer". RUPE MUTEVOLE EDIZIONI, 330 pagine e 15 euro più 2-3 di spese spedizione. Collana "LA QUIETE E L'INQUIETUDINE". Ordinabile sul web nei siti specializzati tipo BOL. it (di Mondadori), IBS o, per chi è privo di carta di credito, su reteimprese. it/rupemutevoleedizioni o tramite catena libraria del LIBRACCIO. Grazie a chiunque lo acquisterà.
  • Massimo Bianco il 11/03/2012 00:51
    Ciao e grazie, Pepè, curioso che PoesieRacconti ti abbia anonimizzato, quanto casini che fa!
    A (s)proposito, la scorsa settimana a Savona per 4 giorni hanno esposto in centro bancarelle del cioccolato e molte vendevano delle bellissime caffettiere di cioccolato a grandezza naturale e vedendole mi sei venuto in mente. Saluti.
  • Pepè il 07/03/2012 10:17
    ... ei il commento qui sotto l'ho scritto io e non sono mica anonimo! Sono Pepè
  • Anonimo il 07/03/2012 09:59
    Ciao Massimo. Ottima narrazione. Condivido la descrizione dei liguri veraci.
  • Massimo Bianco il 12/02/2012 00:26
    Grazie! In verità a Re non è ancora successo nulla: nel finale rivede la morte del signor Mecca, che gli fa comprendere cosa lo attende.
  • Massimo Bianco il 09/02/2012 13:50
    E sì, quel fattostà in raltà non esiste, dopo averlo scritto word me lo ha segnato come errore ma siccome a me piaceva mi è preso il ghiribizzo D'Annunziano di lasciarlo. Però metterlo due volte effettivamente potrebbe essere esagerato, magari vedrò di sostituirne uno. Ciao.
  • Anonimo il 09/02/2012 13:19
    Vero... qualche cosa che ricorda il racconto sulla torre di Lucca c'è... ricordo che l'avevi quaasi umanizzata.
    Comunque, più o meno riuscito, questo genere ti è congeniale... in questo racconto si nota un repentino cambio di marcia fra la descrizione iniziale dei luoghi ed il momento nel quale si entra nel vivo della storia... una specie di accelerazione letteraria. impeccabile scrittura, anche se cambierei quel fattostà ripetuto due volte( a me capita parecchie volte)... mi pare in seconda pagina.
    Userei un sinonimo, tipo sta di fatto... oltretutto fattostà non esiste su nessun dizionario... anche se io amo parole scritte che riproducono il parlato. ciaociao
  • Massimo Bianco il 09/02/2012 11:42
    Ti ringrazio per i complimenti e... sì, ti devo dare ragione, sono perfettamente conscio che questo racconto è meno originale di altri da me scritti. In proposito, se mi scusi la presunzione, ti suggerirei di andarti a leggere il mio "Il cuore nero di Lucca", ha qualche punto di contatto con questo ma è molto più originale e molto più riuscito, secondo me lo scritto migliore che ho pubblicato sul sito, un po' noir, un po' horror, un po' fantastico.
  • Bob di Twin Peaks il 09/02/2012 10:20
    Bel racconto, sei un mago della descrizione degli ambienti e delle atmosfere, con arricchimento di particolari storico-geografici;a mio parere però, la trama non è originalissima (vedi i filmS "la casa" e un pizzico di edgar allan poe)
  • Massimo Bianco il 09/02/2012 09:14
    Oggi, 9 febbraio 2012, con questo racconto festeggio il primo anniversario della mia iscrizione a poesieracconti e ne approfitto per RINGRAZIARE TUTTI COLORO CHE MI HANNO LETTO IN QUESTI 12 MESI E I CIRCA 30 UTENTI CHE MI HANNO COMMENTATO ALMENO UNA VOLTA.

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