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Pierino e il lupo

La signora Dielma aveva seguito, incantata la musica di Prokofiev, aveva ascoltato la voce narrante e la sua attenzione era tesa ad ascoltare la conclusione della storia.
Aveva tirato un sospiro di sollievo quando aveva sentito che il lupo non era stato ucciso.
Lo avevano portato allo zoo con una marcia trionfale guidata dal nonno di Pierino.
La mente di Dielma ebbe un guizzo: "Andrò a trovarlo allo zoo" - si disse. Dovete sapere che la signora Dielma amava i lupi che aveva incontrato tante volte nei boschi dove faceva lunghe passeggiate. Tra lei e i lupi si era stabilita una bella amicizia dal giorno in cui aveva offerto ad un lupo che le si era avvicinato due belle fette di prosciutto del panino che si era portato per la merenda. Il lupo l' aveva ringraziata con un elegante scodinzolamento della bella coda e Dielma gli aveva fatto una carezza sulla testa.
Dunque Dielma andò allo zoo e si fermò davanti ad una gabbia dove era rinchiuso un lupo dagli occhi tristissimi. Anche gli occhi di Dielma si rabbuiarono. "Ora provo a parlargli"- si disse.
"Lupo - sussurrò - come ti chiami?" Non ci crederete, ma il lupo rispose, con una voce fioca e dolente. "Non abbiamo un nome noi lupi. Ci chiamiamo e ci rispondiamo mutando il tono della nostra voce. "E come fai a parlare la mia lingua?" - chiese Dielma. "Me l' hanno insegnata la disperazione, la vergogna e la rabbia. Riesci ad immaginare che cosa ho provato ad essere legato per le zampe ad un palo, a testa in giù e trascinato in questa prigione? Io ho una compagna e due cuccioli bellissimi. Ora sono soli e non so come se la caveranno. Moriranno? Saranno catturati e finiranno anche loro in questa prigione?" Dielma restò turbata. Chiese al lupo: "Ma tu volevi mangiare Pierino?" "No. Volevo soltanto giocare. Pensavo che gli facesse piacere. Anche lui è un cucciolo" "Devo crederti?" - chiese Dielma. "Fai come ti pare" - rispose il lupo. Si distese a terra e non parlò più. Dielma pensò un po' e disse: "E se io ti facessi uscire?" "Sei pazza?
Mi catturerebbero presto o mi ucciderebbero. Di morire non m' importa. Sarebbe meglio che essere prigioniero e guardato con disprezzo, ma non voglio dargli questa soddisfazione, a quelli là. E poi si confermerebbe la fama dei lupi cattivi. L' avete inventato voi il lupo cattivo per spaventare i vostri cuccioli e per renderli docili ai vostri ordini che spesso sono stupidi e non aiutano i cuccioli a crescere. La paura non fa crescere nessuno. Pensaci, amica mia. Ah, ti voglio dire un' altra cosa: ci braccate, ci uccidete e poi, quando vi accorgete che siamo rimasti in pochi fate le campagne per scongiurare la nostra estinzione. Io non vi capisco. Mi sembra che siate ridicoli. Ed ora scusami. Non voglio più ricordare. Non sono arrabbiato con te. Sei stata gentile a venirmi a trovare. Ciao.
Dielma pensò spesso al lupo durante il giorno, e la notte non fece bei sogni. Quando si svegliò, pensò di tornare dal lupo. Arrivata davanti alla sua gabbia la trovò vuota. Chiese al guardiano: "E il lupo dov' è?" "È morto stanotte - rispose il guardiano - Ce ne siamo accorti questa mattina, all'alba. È strano, stava bene. L'aveva controllato il veterinario pochi giorni fa". "Addio, lupo senza nome - pensò Dielma - io lo so di che sei morto. Sei morto di ricordi. Accidenti a me e alla mia linguaccia. Ma forse adesso sarai felice in un angolo-prateria creato per te da Francesco, in un angolo di cielo".

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 31/05/2012 14:27
    ... bella scrittura
    con epilogo davvero
    azzeccato,
    complimenti.

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