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La Leggenda del Cavaliere Nero - Parte III

"Tre erano le genti degli Elfi. I Bianchi, da lungo tempo ormai scomparsi a causa di un antico demone di cui tanto si è parlato in altre storie. Gli Elfi Silvani vivevano isolati nelle foreste e per tal motivo ebbero rari contatti con la giovane gente. Vi erano poi gli Elfi Oscuri, ch'erano gran temuti dall'Uomo a causa delle loro abilità. Era risaputo che un Elfo Oscuro potesse trasformarsi in un animale. Il suo sguardo poteva ammaliare per breve tempo l'ignaro interlocutore, costringendolo a seguire meccanicamente ogni ordine dell'elfo. Ma nulla di tutto ciò terrorizzava i romani quanto il morso di un Oscuro. Tramite dei canini questo era in grado di mischiare il proprio sangue a quello della vittima, rendendola suo seguace. Si diceva che durante il morso i seguaci assaporassero il potere degli Elfi Oscuri, rimanendone così ammaliati da desiderarlo sopra ogni cosa. A differenza di chi veniva ammaliato, coloro che erano morsi non erano burattini nelle mani dei loro padroni, ma fedeli compagni che facevano tutto ciò che era desiderio dell'Elfo. Ciò che rassicurava gli uomini era che ciascun Elfo poteva avere un solo seguace alla volta. [...] Era il meriggio quando l'imperatore salpò. La sua nave era seguita da altre più piccole, ma ugualmente cariche di templari. Rassicurati dalla partenza del nemico, Il Cavaliere Nero e l'Ambasciatore si recarono verso il porto della città. V'erano più di dieci imbarcazioni ormeggiate, di varie misure e dimensioni. Fra le grandi imbarcazioni romane, le chiatte dei pescatori e le barche dei mercanti v'era una nave comandata da un tale che si faceva chiamare Spark. Vantava una modesta reputazione fra i lupi di mare, ma da anni si era dato al commercio delle sete d'Oriente. Il suo aspetto non era certo dei migliori e i suoi modi ancor peggio. [...] Si presentarono a Spark chiedendo che potessero viaggiare sulla sua nave - non importava quale fosse la destinazione, ma il povero capitano non poteva saperlo -. Dopo che si ebbero accordato sul prezzo il capitano della nave diede loro la stanza migliore della nave, poiché aveva scambiato il giovane Arhathel per uno di quei ricchi signori che spesso si vedevano nelle città romane. Il lucido occhio del Cavaliere Nero in breve riuscì a valutare quanti marinai seguivano Spark. Quando furono certi che nessun orecchio potesse ascoltare le loro parole, il figlio di Anfindur e Maric si accordarono di andare a parlare al capitano dopo che la nave fosse salpata. Una volta al largo - spiegò Edheldur - nessuno potrà salire o scendere da questa nave, troveremo un modo per convincere il capitano a collaborare e potremo tornare dai nostri compagni. Sarà un lavoro pulito, fratellino. Il tono della sua voce era tranquillo, il suo cuore un po' meno. Sapeva che non era un piano perfetto, ma era il meglio che potevano fare. Poiché mancavano ancora diverse ore alla partenza, Edhel decise di scendere a fare un giro in città. Lasciò L'Ambasciatore a vigilare sulle attività di Spark e si avviò in direzione dei mercati avvolto nel suo scuro manto.[...] V'era in una piccola stradina della città la bottega d'una zingara. Aveva viaggiato molto e raccolto oggetti da ogni angolo del mondo. Edhel vi si fermò e chiese alla ragazza dei doni per ognuno dei compagni. Gli Elfi Silvani dicono che Edheldur Arhathel non aveva il cuore del padre. In verità gli Elfi Silvani dicono non aveva affatto un cuore. Sciocchezze. Il Cavaliere Nero teneva alla felicità dei suoi compagni sopra ogni cosa e per ognuno trovò il regalo più adatto. Per Maric, ch'era un mago, chiese di un libro. Accadde allora che la ragazza riconobbe che il figlio di Anfindur fosse un Elfo Oscuro e gli porse un libro di arti oscure. Il giovane Arhthel non ebbe voglia di far dono di un così terribile libro al suo amico poiché serbava ancora i ricordi delle terribili maledizioni di Amardur Lorien, figlio di Cleygan - zio di Maric -. La zingara gli fece dunque mostra d'un grosso libro alto almeno quanto la metà di un uomo. Edheldur sfogliò velocemente qualche pagina e poiché vide ch'era solo la storia del figlio d'un pescatore - nulla di pericoloso - comprò il volume. Acquistò anche il gioiello più bello per la sua Ariel e doni per Sariel e Tick. Pagò quanto gli fu chiesto e andò via con il libro ed un gran fagotto. In verità la donna lo aveva tratto in inganno poiché nel fagotto v'era solo della frutta. A lungo la ragazza era stata prigioniera degli Elfi Oscuri e con gran fatica era riuscita a fuggire. Per tal motivo la zingara non aveva in gran simpatia i figli d'elfico sangue e non perdeva occasione per vendicarsi. [...] Maric fu felice oltre ogni dire del dono che ricevette - l'unico fra quelli che Edhel aveva comprato -. Poiché l'Ambasciatore aveva uno spirito allegro, rise di cuore quando fu scoperto l'inganno della zingara. Il Cavaliere Nero invece non rise affatto. Maledetta donna, come osa farsi beffe di me in tal modo?! - disse il figlio di Anfindur, che del padre aveva anche il rinomato orgoglio - questo torto non rimarrà impunito, fratellino. V'è solo un'ora prima della partenza, quanto basta ch'io mi vendichi di quella dannata zingara. E furente di rabbia e con intenti molto meno gentili di prima prese ad avviarsi nuovamente verso la bottega dell'ingannatrice. Che fossero solo per una beffa - come accadde quel giorno - o per cose ben più gravi, le vendette del Cavaliere Nero erano sempre terribili. [...] Fu così che Edheldur si rivolse ai templari, di cui conosceva l'ostilità alla magia oscura. Disse d'aver visto la zingara in possesso di un volume di arti proibite. A quelle parole i templari che lo ascoltavano corsero alla bottega della ragazza. [...] Vi fu allora gran confusione fra le strade poiché la zingara rivelò che il giovane Arhathel era un Elfo Oscuro. È andato di là, dicevano alcuni. Quella figura avvolta nel manto nero, inveivano altri. Non perdetelo di vista, urlavano i templari. Il Cavaliere Nero, ch'era molto agile nonostante la pesante armatura, prese a correre a più non posso per le vie della città. Ed era braccato da si tanta gente che per districarsi fu costretto a trasformarsi in gatto. È quel gatto nero, dicevano taluni. Un Elfo! Un Elfo Oscuro in mezzo a noi, strillavano alcune donne. Per amor di dio uccidetelo, gemevano i passanti terrorizzati. [...] Il figlio di Anfindur tornò alla nave ma non ebbe il tempo di spiegare l'accaduto a Maric, poiché si seppe che i templari stavano setacciando una per una ogni nave alla ricerca di un Elfo Oscuro. Per gli Dei, Edhel - lo rimproverò turbato l'Ambasciatore - perché ci hai cacciato in questo guaio? Che facciamo ora? Il Cavaliere Nero sapeva che doveva trovare in fretta una soluzione. Disse a Maric di andare a chiamare il capitano della nave. I templari già bussavano alla porta della loro nave quando Spark venne a parlargli. [...] In seguito mi disse che fu costretto a fare ciò che fece. Non avrebbe mai permesso che le legioni di Roma li catturassero in tal modo. Non avrebbe mai messo in pericolo l'Ambasciatore e se stesso. Non se prima c'erano altre alternative. Il capitano venne condotto in camera come un ignaro agnello innocente viene condotto al proprio carnefice. Di un Elfo Oscuro aveva le abilità - ma non il cuore -. Affondò i canini nel collo di Spark, rendendolo suo seguace. Il capitano della nave cercò di dimenarsi e di urlare, ma il Cavaliere Nero soffocò ogni suo tentativo di districarsi. Dopo un minuto Spark ebbe un ultimo sussulto prima che la sua anima venisse indelebilmente macchiata dal potere dell'Elfo. L'uomo allora guardò Edhel con gli occhi di chi nasce una seconda volta, come se tutta la sua vita precedente fosse stata solo un sogno. Mio signore - disse il pover'uomo - i templari vi cercano? Seguitemi. In verità v'è una stanza su questa nave ch'io uso quando devo far commercio di ciò che non è gradito all'imperatore. Aprì una porta ch'era celata in una nuda parete di legno dicendo - nascondetevi in qui e i templari non vi troveranno. Così fu. I due elfi riuscirono a salvarsi dalla mano dei guerrieri del dio cristiano. [...] Quando Spark seppe che il Cavaliere Nero stava cercando una nave fu ben lieto di offrire la sua. Mio signore - disse tale era il fervore del suo cuore nei riguardi di colui che aveva per sempre cambiato la sua vita - fate di questa nave ciò che è vostro diletto poiché vi appartiene d'ora in poi. L'unica cosa che vi chiedo è che possa assistervi nei vostri viaggi, poiché non v'è desiderio più grande nel mio cuore. Spark fece scendere tutti gli altri marinai e non appena rimasero solo in tre sulla nave salparono lasciandosi per sempre alle spalle la città e tutti i suoi pericoli. La mezza notte era passata solo da qualche ora quando fecero rotta verso il punto di incontro stabilito con il resto della Compagnia del Crepuscolo. Era solo un lieve ritardo eppure Ariel era già in gran pensiero per il suo elfo. Sta tranquilla sorella, Edhel è audace ce la farà - sussurrò Sariel poco prima che Tick puntasse il dito verso l'orizzonte. La Sentinella scorse una nave e sui pontili riconobbe un guerriero dalla nera corazza guardare verso la baia. Il vento gonfiava il suo scuro manto e agitava il grigio cimiero di un elmo simile ad un demone. Tale fu la gioia di Ariel che prese a correre finché l'acqua del mare non le arrivò alla cinta. Il Cavaliere Nero era tornato e aveva davvero conquistato una nave. Agli occhi di cinque elfi poco più che vagabondi quell'imbarcazione era più sontuosa d'un castello. Gli Dei elfici li avevano protetti e si disse che i venti erano carichi di buoni auspici. Per tale motivo quella nave fu ribattezzata Estel, che nella nostra lingua significa Speranza."

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