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La matematica mafiosa

Il dottor, Ernesto Braghin, un quarantino alto e biondo, nato a Vicenza, se ne stava seduto nella sua poltrona, dintra l'ufficio al 4° piano della Procura della Repubblica, di Carratini, uno di quei tanti paisi siciliani, cà si affaciano sul mare azzurro e verdi come gli occhi suoi, da una muntagna a dirupo. Il paisi che non offriva molto, aviva però conservato quel fascino tutto suo, dell'entroterra della sicilia, che era del tutto diverso dai paisi e delle città che erano sul mare. - Il sostituto procuratore Braghin, era piecato in due supra un fascicolo: "Atti relativi all'omicidio del Prof. Rosario Barreca, di anni 55, avvenuto qualche settimana prima, in una afosa e sciroccata giornata di agosto, nella piazza principale di Carratini. Il professore Barreca, era stato sorpreso da due killer, mentre era seduto al tavolo del bar Roma che beveva un caffè".

Il dottor Braghin, aviva ben poco da studiari il fascicolo, dintra c'erano soltanto: uno scarno rapporto dei carrabbinera, indovi c'era scritto anche le poche indicazioni di testimoni prisenti all'omicidio, cà parivano divintati sordi, muti e distratti, come spesso accade in sicilia quannu avvengono fatti del genere; e allegate vi erano anchi delle littiri anonime, cosa che il dottor Braghin, sotituto procuratore, per sua indolenza non sopportava, e detestava sommamente. - Il delitto, come si diceva nel gergo, era di "quelli "pisanti", in quanto il professor Barreca, era un dei figli pridiletti di Don Tano Barreca, un vecchio boss mafioso e mammasantissima del paisi, che durante la sua vita, aviva fatto e disfatto a suo piacimento: racket, omicidi, droga, pizzo, ecc.. Anche il modo dell'ammazzatina, non lasciava dubbi: trattavasi di un omicidio mafioso in piena rigola, e apparentemente senza nessun movente.

Certo, che una cosa era vera: il professor Rosario Barreca, non faciva nulla per non farsi notare in paisi, questo almeno fino alla morte del fratello primogenito, avvenuto un frisco mattino d'autunno, con due colpi di lupara al petto. - La sua vita, grigia e monotona, si svolgeva fra Liceo e casa, casa e Liceo e la puntata pomeridiana al bar, a parlari con gli amici. Insomma, a parte il fatto di essiri uno dei figli di Don Tano Barreca, nulla appariva significari l'omicidio, lui era fora da tutti gli affari "della famiglia". - Chi l'aviva ucciso e pirchi, uno che era fora dagli affari? Domande essenziali che al momento non trovavano nisciuna risposta, niusciun appiglio a nenti nel rapporto dei carrabbinera e nelle pochi testimonianze dei sordomuti raccolte.

Perciò, il dottor Braghin, si vidi costretto sua malvoglia, di mettiri mano alle littiri anonime, che erano dintra al fascicolo. Qualcuna faciva intuiri, che si trattava una storia di corna, comu spisso in sicilia succede, un marito geloso e cornificato, che si vendicava; un'autra, cà era stato un padre incazzato, per le molestie cà il professre faciva a sua figlia a scola; insomma cose accussì. - Ma una, lo feci soffermare con più attenzione. la littira anonima diciva accussì:

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7 commenti:

  • salvo ragonesi il 28/10/2010 15:14
    A me il termine siculo quasi mi offende un po' Noi siamo semmai Siciliani . Per la tua opera poi ti debbo fare i miei complimenti scritta e descritta altrettanto bene un Saluto
    Salvo
  • laura ruzickova il 01/03/2007 12:38
    Un giallo, scritto in "siculo ", che fa scattare confronti troppo scontati. Credo che Camilleri per primo si dispiacerebbe se il suo Montalbano facesse terra bruciata di linguaggi, e di trame.
  • Antonino Mirone il 11/01/2007 12:08
    Caro Gianfranco,
    Montalbano??!! Lui non c'è, il fatto che è scritto con parole siciliane, non ti deve ingannare a una copiatura nel modo di scrivere del "Sommo" Andrea Camilleri. Ti faccio presente, che prima di Camilleri, che ha fatto conoscere con il suo modo particolare di scrivere, al pubblico la lingua sicialiana, scrittori, poeti e apprendisti, siciliani, da sempre hanno scritto così. Comunque, a me interessa cosa ne pensi del racconto e non del modo di scrivere.
    Grazie comunque

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