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Non era la donna per lui

La signora entrò nel piccolo bar in piazza Vittorio Emanuele alle 10. 30, come sempre. Era l'ora del suo caffè. Il barista pareva attenderla, s'era persino lisciato il grembiale verde che teneva allacciato ai fianchi, sopra la camicia bianca, ancora abbastanza stirata.
Lei entrò con il suo fare leggero, seppur reggendo due borse della spesa colme di frutta e verdura. Una borsetta piccina, un po' datata, al braccio, con manico in cerchio di ottone. I capelli un poco scompigliati, raccolti alla nuca, lasciavano baluginare due pendenti in rubino alle orecchie.
" Signora carissima... buongiorno... caffettino? " esordì il barista già volgendosi veloce alla macchina per il caffè. Diede due colpi secchi per far uscire la polvere della precedente dose e ricaricò la macchina.
" Certo Gino, il caffè solito... " rispose la signora, con un sorriso di buon umore. Aveva bei denti e poco rossetto rosato, alle labbra.
Gino mise sul bancone ben lustro il piattino con cucchiaino e un minuscolo biscotto incartato con su scritto il nome del bar, " Alle mimose".
Guardò di sottecchi la cliente, non voleva guardala troppo direttamente : non è educato, lo sapeva.
Lei gli offriva il profilo, bella fronte e naso deciso con narici strette; osservava le marmellate inglesi esposte in vetrina.
" Certo che è proprio bella - pensava Gino - giovane non è... facciamo cinquant'anni, però ha un fascino... è sempre così fresca... poco trucco... "
" Gino, per cortesia, vorrei un vasetto di quella marmellata di limoni siciliani - chiese la signora, indicando la confezione con un dito guantato..- ... ma che cosa c'è ? la vedo pensieroso..., " aggiunse sorridendo, ancora con quel suo modo che provocava in Gino un certo imbarazzo interiore.
" Nulla , cara lei, ora le do la marmellata... è inglese, ottima... non proprio a buon mercato, ma davvero straordinaria...". Era contento che la cliente avesse notato i vasetti che egli aveva esposto con cura geometrica.
La signora sorbì il caffè socchiudendo gli occhi, paga di quel momento di intima soddisfazione, prese poi il pacchettino della marmellata, pagò alla cassa, commentando " un po'cara questa marmellata" e uscì, lasciando il barista con un sorriso nel nulla.
Trascorsero pochi istanti di silenzio dal drin drin del registratore di cassa.
" Bella donna, vero? " sentì Gino commentare dal fondo del locale, dove erano collocati dei tavolini rotondi con poltroncine in pelle, bar vecchio stile.
La voce era quella del commendatore Canizza , la cui mole era contenuta a stento dalla poltroncina su cui sedeva. Stava tutto piegato sopra il giornale locale, davanti ad un bicchiere di prosecco.
" Indubbiamente " rispose Gino riprendendosi e dando di lena con lo straccio sul bancone del bar.

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l'autore mariateresa morry ha riportato queste note sull'opera

In questo racconto io non ho cercato di sviluppare una trama, ma di analizzare il procedere psicologico di un'attesa, delineando un personaggio.


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1 recensioni:

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  • Vilma il 22/02/2012 14:20
    Il racconto mi sembra ben scritto e molto scorrevole, belle anche le descrizioni delle immagini... degli attimi..
    Ma mi soffermo un attimo sui personaggi maschili che a mio parere sono uno l'opposto dell'altro, magari è proprio questo che volevi evidenziare...
    Il barista lo vedo come una persona che non guarda le apparenze, che non giudica... ma che cerca di leggere oltre lo sguardo... una persona molto sensibile e discreta che di certo non giudica
    L'altro, come tu stessa dici è l'uomo che ha sempre ragione, il primo pronto a giudicare, quello che vorrebbe tutto e subito, di certo non si ferma a pensare cosa c'è al di là ... nel cuore o nell'anima... lo farebbe solo per interesse personale. Solo lui conta... di un egoismo lampante.
    Questo è quello che io ho sentito leggendo questo bel racconto

11 commenti:

  • Bianca Moretti il 07/03/2012 00:00
    Perbacco! alla fine il cummenda è rimasto a becco asciutto... ben gli sta, all'uomo "Denim" che crede che tutto gli sia dovuto... Bel racconto, ottimamente descritti i personaggi e ben rappresentati gli ambienti. Nonostante la lunghezza il testo si fa leggere per la sua fluidità e scorrevolezza. Concordo con quanti dicono che non può certo finire qui... nel caso mi farà piacere leggerlo.
  • Ugo Mastrogiovanni il 02/03/2012 20:13
    Con la perizia e l'esperienza di un commediografo, la Morry apre il sipario sulla scena del bar "Alle mimose". La tratteggia per quanto basta e vi pone l'indispensabile barman Gino, ammiratore della non più giovanissima cliente e la mole del commentatore Canizza, come meglio non si può, descritto nell'aspetto estetico, comportamentale e familiare. Il dilungarsi nei dettagli familiari e nei gusti del commentatore è la stessa cosa che entrargli in casa e nei pensieri. Ofelia, Jaguar, Firenze, le attività imprenditoriali, sfilano con la semplicità di chi già le conosce da tempo.
    L'esperienza della penna che leggiamo fa si che l'animata conversazione conoscitiva tra l'anziano cliente e il barista sembri far parte di un vero prologo, poi condito con un antefatto che ripresenta il soggetto.
    Discussione e temporale ci riconducono alla vera protagonista: la signora di cui non si sa quasi nulla, ma che tanto interessa, movimenta e inasprisce l'azione. Da notare l'inciso: "lo metteva un po' a disagio". L'autore sembra voler sminuire l'intraprendenza di questo navigato signore, che non vuole ricordare i suoi 65 anni.
    L'assenza della signora, (per l'uno giovane e bella, per l'altro meno) è voluta quasi per attivare una pausa di riflessione. Fa sorridere il proposito messo in testa al Canizza: di ricacciare "indietro tutte le intenzioni e di rinunziare all'impresa". Le espressioni che seguono sono forbite, scorrevoli e divertenti.
    Poi la scena si riempie di azioni quasi virtuali, ma seducenti per la debolezza umana che analizzano. Intenzionalmente volute dall'autore, queste ritornano concrete dopo un po' di tempo, quando ricompare la bella signora dal foulard come Grace Kell. In questa occasione, il casuale incontro si fa terreno con tutta la sua debolezza: colui che avrebbe voluto quasi mollare la preda ritorna quasi bambino, ha un tuffo al cuore, prova concrete emozioni.
    La fantasia del narratore si fa eccellente quando ha l'idea di ripresentarla come sorella dell'arciprete e di immaginare una capatina in banca e dall'avvocato, per alleggerire lo stato d'animo creatosi. Secondo il suo solito, la Morry riempie gradatamente la scena: compaiono le due signore, il matrimonio, le imprevedibili notizie anche sulla vita del prete: si chiama don Agostino, e sarebbe niente, ma abita con la sorella Angela. La confusione mentale è in aumento anche per il barista, che pure lui non bazzica chiese! Il momento, particolarissimo per i due, diviene sempre più simpatico per chi legge. Il racconto finisce inaspettatamente, senza la conclusione che tutti speravano, dopo un sì lungo peregrinare.
    Forse il virtuosismo del narratore sta proprio qui, aver tenuto il lettore in attesa di un risultato che non c'è stato. In qualità di critico devo vedere il componimento senza particolari pregiudizi; il racconto scaturisce dall'idea dell'autore e va rispettato. L'essere riuscito a mantenere tutti in attesa fino all'ultima parola è già di per se un risultato ottimale; l'averlo fatto con stile, con l'integerrimo rispetto della sintassi, della grammatica, e reso simpatico e gradevole rappresenta un valore aggiunto, vanto e merito di pochi.
  • Anonimo il 22/02/2012 17:16
    Racconto incantevole, i luoghi descritti sembrano quadri dipinti con maestria, curati in ogni loro dettaglio. Ottima tecnica, complimenti.
  • gina il 21/02/2012 08:20
    Un racconto scritto benissimo!!!
    Accipicchia, mi hai fatto far tardi, ma non potevo staccarmi prima di arrivare alla fine! I personaggi sono ben delineati, la storia scivola nella lettura e quasi non ti accorgi della lunghezza, mi son ritrovata alla fine dispiaciuta che fosse terminata la piacevole lettura, piaciutissima!
  • mauri huis il 20/02/2012 23:08
    Scritto molto bene, ma non può terminare così. Aspetto il seguito di questa ottima introduzione e mi raccomando, non infierire troppo sul povero cumenda. Tira via un po' di cipria anche dalla sorella dell'arciprete. Inventa, dai! Aspetto il seguito!
  • Anonimo il 20/02/2012 17:14
    Il racconto scorre bene e rende bene l'idea del prototipo d'uomo sempre troppo sicuro di sé. Sicurezza che scaturisce esclusivamente dalla ricchezza materiale (e quindi misera). Racconto ben scritto. Ciao
  • mariateresa morry il 20/02/2012 11:18
    Lo scritto è di assoluta fantasia. Nasce da mia idea. Tuttavia il tipo di uomo è il prototipo maschile che io detesto e che dalle mie parti abbastanza diffuso (il ricco Veneto che gira in Ferrarino e ha l'impresetta). L'uomo che ha sempre ragione, il primeggiatore nato, il so-tutto-io. Il resto ripeto, fantasia e frutto di osservazione. La donna? ... mi manca il fratello arciprete ahhhh! Grazie!!
  • sergio il 20/02/2012 11:14
    mariateresa è bellissimo! anch'io solitamente mi spavento di fronte ai racconti lunghi ma in questo caso tutto è filato via velocemente. Una domanda ma non pretendo una risposta in quanto potrebbe essere del tutto estremamente personale: fantasia o realta? Anyway è eccezionale. ciao
  • mariateresa morry il 19/02/2012 22:17
    Che bene che scrivi Anna!! potresti fondare un gruppo di commentatori ( n on commendatori..)!! Grazie molte di cuore!!
  • Anonimo il 19/02/2012 22:13
    Generalmente non vado oltre le tre pagine nel leggere un racconto ma per questo è stato come planare. Non uno soltanto ma tre sono i personaggi delineati. Si vedono perfettamente i movimenti della semplicità di Gino, la protervia del maschio sagace e sicuro della conquista, la donna "con la gonna", dalla femminilità delicata e radiosa ma inafferrabile per il commenda. Non so se il canovaccio sia scaturito dalla realtà e poi suffragato dalla fantasia, certo è che mi ha incuriosito da subito e portata alla fine con estrema piacevolezza.
  • alta marea il 19/02/2012 21:37
    Fiuuu letto tutto di un fiato, molto bello!!! la signora mi è simpatica il gino pure il commenda mi ha fatto ridere, chissà che bel bernoccolo si è procurato. Complimenti alla scrittrice.

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