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Il punto ventuno

Erano tutti pronti ad uscire, una botola li separava dal suolo. Centinaia di migliaia, uno dietro l'altro, tutti bene armati.


In una città del sud dell'Italia, Giovanni da quarantanni, ogni mattina alle quattro, si recava a lavoro. Come suo padre, suo nonno e il suo bisnonno, lo stesso lavoro da generazionie in generazione.


Aveva sessantadue anni e il suo più grande rammarico era quello di non avere avuto figli. Da circa quattro anni, esattamente da quando gli avevano diagnosticato un male incurabile, stava cercando un apprendista che lo avesse potuto sostituire.


Lo sapeva già di che male si trattava, era lo stesso che aveva colpito suo padre e suo nonno, e sapeva anche che gli restava poco da vivere. Doveva assolutamente affrettarsi a cercare qualcuno che avesse preso il suo posto.


Prima di recarsi a lavoro, come ogni mattina, entrò in chiesa e pregò, poi prese una bottiglina la riempì con acqua consacrata e uscì.


Quello che lui chiamava lavoro in realtà non lo era, ma gli piaceva definirlo così, si trattava in verità di una cosa molto più seria e il suo compenso non lo avrebbe certo guadagnato in questo mondo.


Si recò in una zona abbandonata della città dove un tempo passavano i treni, c'erano file di binari in parallelo che alla fine diventavano uno solo: questo binario era chiamato punto ventuno e veniva usato per creare le composizioni dei treni che poi uscivano per le varie stazioni.


Ci mise un bel po' ad arrivarci, era quasi giorno. Gli piaceva quel posto pieno di pace e tranquillità, ma prima di sedersi nella vecchia locomotiva abbandonata e suonare la campanella doveva finire prima il suo lavoro.


Alla fine del binario c'era un mezzo muretto e sopra di esso campagna e alberi circondavano tutta la ferrovia. Scavalcò il muretto e camminò per qualche chilometro. In un punto che conosceva solo lui affandò le mani nel terreno e cominciò a scavare. Dopo un po' toccò qualcosa di duro, tolse la terra e venne fuori una botola.


Era trasparente e di forma circolare. Prese la bottiglina che aveva in tasca e versò il contenuto tutto intorno alla botola. Una luce forte illuminò il pozzo senza fondo e l'orda di bestie armate si allontanò dalla luce.


Ricoprì la buca e si allontanò, si ricordò di suo padre e le parole che gli erano state tramandate fin dalla notte dei tempi: "Quando dal mare uscirà la bestia sarà l'inizio della fine". Doveva assolutamente trovare qualcuno che lo sostituisse, ridiscese il muretto e di nuovo quel senso di pace lo invase. Salì sopra la locomotiva, suonò la campanella e sorrise, non sapeva perchè, era felice.

 

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