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Amen

Siamo ancora qua.
Non capisco perché continui a cercarmi, non capisco perché ho paura. Ciò che mi circonda vuole entrare a far parte del mio mondo, e, forse per invidia, mi fa solo del male.
Non è tardi, la temperatura va sui 16° circa. È una solita giornata autunnale, le temperature son moderate, ma il mio corpo gela. Le gambe per un attimo cedono, solitamente camminano da sole. Forse non ho mai imparato abbastanza?! Da piccoli ci insegnavano a reggerci in piedi e, in età ormai adulta, saremmo dovuti essere in grado di uscire di casa senza ripassare come si cammina; io non ci riesco.
Harry cammina affianco sul bordo della strada, sembra molto insicuro. Tiene il capo inchinato e sembra non voler sentire niente e nessuno. È in questi momenti che preferisco lasciarlo solo.
Si siede, fissa in alto; non sembra preoccuparsi. Ora tiene lo sguardo fisso al vuoto, come se realmente non avesse bisogno nulla. Io vorrei poter non aver bisogno di niente, ma purtroppo, oggi, non mi è stato concesso. Appena Harry riprende a camminare, avverto una sensazione buona, ma strana, dentro me. Egli mi raccontava che certe volte andiamo incontro ad avvenimenti che semplicemente non possono esser spiegati, che non per forza c'è bisogno di una spiegazione plausibile. Lui conviveva con qualcosa di inspiegabile da sempre: non provava alcuna sensazione. Non che non avesse un cuore, assolutamente, semplicemente era privo di emozioni: il mio esatto opposto.
Ecco, Harry si volta di tanto in tanto, non vede tutti quanti? Jonh, Mattia, Stephanie e lui, l'innominato... proprio lui. L'innominato, quanta storia che ci sarebbe da raccontare su lui, e per fortuna che Harry è ateo, a modo suo.
Pensandoci, se Harry venisse invaso da follie d'amore sarebbe la persona più fantastica al mondo. Ma purtroppo, ha paura.
Aveva solo 8 anni, quando, per la prima volta lo vidi. Io ancora non ero nulla, ero appena venuto al mondo. A pensarci 8 anni son tanti, perché non son stati degli anni buttati al vento, ma dei lunghi mesi passati alla lavorazione e meccanizzazione del nostro corpo. Chissà chi è stato realmente quel Signore furbo che ha pensato di far girare la ruota e far capitare, con Harry, proprio me. Che dire, siamo sbagliati, anche se nessuno lo crede e lo sa! Quale altra coppia si trova come noi? Nessuna.
Ma io non sono nessuno! Ora vi spiego: Era il 9 Novembre di qualche assurdo giorno del periodo preistorico, pare non avessi un nome, e figuratevi, ricordo ben poco, ma una cosa so per certa, quel giorno il mio cuore si fermò. Avevo 47 anni. Alla mia morte ricevetti tanta più fama di quella mai pensata. Non solo gli egizi, in seguito, usarono la mummificazione per mantenere i corpi intatti, ma anche prima, molto prima qualcuno pensò di usare bende e di smembrare il corpo dai suoi organi interni per far si che esso si conservasse nel tempo. Pensavano che il corpo potesse continuare a vivere, avete presente? Avevano ragione, fortemente! Forse son l'unico a sapere tanto, ma non son in grado di star zitto. Oggi si, credo che la mia personalità euforica abbia preso il sopravvento... ne pagherò le conseguenze!
Dicevo, coloro che vengono oggi definiti antichi, avevano ragione! Con la mummificazione però, il corpo non riprende vita, semplicemente tiene anima e mente sullo stesso livello, senza mai separarsi. Ai miei tempi non ancora c'era la scrittura; e allora, come so tutto questo di me?! Semplice, l'anima è intelligente, l'anima ha creato il cervello per far si che questo, durante il processo della vita, tenesse costantemente vivo il libero flusso dei ricordi, specialmente quelli a livello emotivo... povero Harry! Sapete, ero anche bello da ragazzo, mentre lavoravo i metalli, ogni tanto mi ci specchiavo. Tutto quel materiale era molto simile agli specchi d'oggi, ma era molto più resistente! Oggi lo si chiamerebbe specchio forte. La lega, con cui si formava il vetro, era composta al novanta per cento di palladio, il tre per cento di argento e il resto da un mix di germanio, silicone e fosforo; per renderlo uno specchio, aveva dietro di esso, uno strato di piombo, ecco tutto. E io così, tutto il giorno non facevo altro che guardare i miei occhi blu, mi piacevano un sacco. Quando avevo sete, e si soffriva parecchio, mi guardavo allo specchio ed era come avere un miraggio. Occhi blu come l'acqua del mare. Gli avevo presi da colui che ora verrebbe definito papà, l'Innominato. Ma un tempo non si era legati ai famigliari come lo si è oggi.

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4 commenti:

  • Giulia il 22/02/2012 21:14
    Scrivo circa dall'anno scorso, non da più. Nel racconto tratto di una storia accaduta realmente.. Sino a due anni fa non ero in grado di scrivere una frase di senso compiuto o addirittura di scrivere senza commettere errori ortografici. Ho una sorta di pregio: avverto un'anomala allucinazione e di punto in bianco son in grado di far una determinata cosa, d'avere addirittura delle passioni.. Così è stato anche per la scrittura, per il pianoforte, ad esempio! l'inquietudine, la tristezza, la paura son comunque i temi che preferisco narrare nei miei scritti, forse perché mi piace narrare ciò che sento provando a fantasticare su fatti reali. Grazie a tutti per i commenti comunque e.. confermo d'esser una Giulia di circa 15 anni.
  • mariateresa morry il 22/02/2012 20:39
    LA scrittura è molto buona, e penso tu non sia proprio una narratrice ( se sei davvero UNA giulia..) alle prime armi. Tuttavia comunichi un gravoso senso di inquietudine, come ha scritto De Luca, la qual cosa non è che innesta nel lettore il desiderio di procedere. Anche questa tuttavia può essere una capacità letteraria. Se è questo cui tu ambisci, direi che allora sia inquietudine che senso di smarrimento, li sai infondere...
  • Anonimo il 22/02/2012 20:04
    racconto straordinario
  • Andrea De Luca il 22/02/2012 12:15
    Non sei una piacevole scoperta. I tuoi pensieri mi feriscono come i miei. Il tuo sentimento è il tuo sentimento, ma io lo sento come si sente dopo un po' il vino bevuto, non potente come il vino rimasto dentro la bottiglia ma vivace, scorrevole nelle vie di un corpo che non conosco abbastanza.
    Ripeto, leggendoti provo inquietudine, e se potessi dire che l'inquietudine è piacevole, allora direi che scoprirti è stato un piacere.

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