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D'Annunzio e Pasolini

Istituto tecnico agrario Marcantonio Bentegodi, Verona, anno di grazia 1976. Esami di maturità. Tra i circa ottanta esaminandi ce n'erano anche di quelli che avevano completamente sbagliato indirizzo, favoriti dal fatto che l'accesso all'università era allora libero per tutti, senza obblighi specifici pregressi. Tra quelli, io.
Nelle tre sezioni di allora io ero nella B, soprannominata "fascista" un po' a torto e un po' a ragione. In realtà solo un terzo degli studenti lo era, ma questo già faceva specie. Tra questi io.
Fascisti sui generis in realtà, con piuttosto l'animo degli antagonisti o l'esigenza del "fuori dal gregge", ma bastava perché fossimo definiti tali. Poi avevamo un professore di letteratura (allora si chiamava "italiano") che rosso proprio non era, anzi, aveva tendenze elitarie e completamente antitetiche. In cui peraltro noi ci riconoscevamo. Ben prima di "carpe diem" lui fu il nostro "capitano mio capitano". Forse questo, più di quello, ci fece passare per la classe più fascista della comunque sempre fascista, per definizione (chissà poi perché) sezione B. L'anno dei nostri esami, il settantasei, fu poi un anno al calor bianco in cui la nostra già triste nomea si lustrò di nuova e meritata infamia.
Il motivo fu semplice. All'inizio dell'anno ci fu la ormai solita occupazione studentesca della scuola. Senza motivo, o con pochi motivi, quasi ormai per abitudine, dopo che in tutti gli anni precedenti della mia frequentazione in quell'istituto si era già verificata. Ora già quando ti costringono a occupare una scuola senza una motivazione specifica e senza rischiare niente, nemmeno la contrarietà dei professori e la disapprovazione dei genitori, il divertimento si tramuta in noia, ma se questo accade quando alla fine dell'anno tu hai gli esami, la noia diventa fastidio. E il fastidio richiede sollievo.
Per questo, al terzo giorno d'occupazione, forzammo il blocco dei cancelli d'entrata, entrando, appunto, e facendo lezione. O tentando di farla, dal momento che mancavano i professori, che a quel punto se n'erano già andati a casa. Il giorno successivo riforzammo il blocco, stavolta d'accordo coi professori che ci fecero regolarmente lezione, e il giorno dopo ancora respingemmo l'attacco in forze degli occupanti, ben decisi a sbatterci fuori e riprendere il completo controllo della situazione. Fu una cosa piuttosto cruenta in cui qualcuno rischiò di volare dalla finestra del terzo piano, ma la posizione strategica della nostra aula ci permise di respingere l'assalto senza gravi perdite.
Galvanizzati, il giorno successivo organizzammo un contro picchetto all'entrata, e la gazzarra che si scatenò segno la fine anticipata dell'occupazione di quell'anno. In totale avevamo perso una settimana di lezioni invece che il solito mese. Ma fu una vittoria pagata cara, perché da allora fummo guardati a vista, apertamente disapprovati e minacciati e spesso accolti con cori di "fascisti, carogne, tornate nelle fogne".
Solo che fascisti non eravamo. Io in particolare non lo ero, né lo sarei mai stato, perché il fascismo, per me, già allora, non era che il rovescio d'una medaglia che dall'altro lato recava scritto comunismo. Ed entrambi erano i figli degeneri di un socialismo utopico e massimalista cui sono sempre stato allergico. Credo che, più altro, io allora fossi un esteta, innamorato del proprio coraggio e del proprio individualismo.

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6 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Nunzio Campanelli il 16/03/2012 05:14
    Anche qui anonimo... non è giornata. La recensione delle o5. 11 l'ho scritta io, Edmond Dantes...
  • Anonimo il 16/03/2012 05:11
    Sì, quegli anni erano come li hai descritti tu, pieni di fermento, di furore, di livore. Io ho fatto l'esame nel 1980, ricordo gli scioperi, le assemblee, le manifestazioni. Ricordo anche una biondina niente male, ma questo è un altro discorso.
    Attenzione, chi non li ha vissuti, quegli anni, eviti di commentare appoggiandosi al pensiero degli altri, perché comunque cadrebbe in errore. Erano anni in cui la maggior parte degli studenti (e dei professori) entrava in classe con il quotidiano in mano, e già questo bastava per scatenare ogni tanto qualche piccola rivolta. Ricordo di professori che rifiutavano di tenere lezioni se dai banchi non fossero scomparsi gli odiati giornali a loro avversi (l'Unità o il Secolo d'Italia, a seconda della diversa matrice politica). Dico attenzione perché in quei tempi se non eri di uno schieramento venivi automaticamente attribuito all'altro. La neutralità non era contemplata, i mezzi sentimenti aborriti, il non schierarsi segno di pochezza intellettuale. Devo ripetermi, quindi. Attenzione ad attribuire patenti politiche con leggerezza. Quelli erano tempi "densi", nei quali il passaggio dagli insulti alle mani, ai bastoni (spranghe, come venivano definiti) o peggio, poteva avvenire (come in effetti avvenne) con una facilità disarmante.
    Per quanto riguarda il tuo scritto mi è piaciuto, e molto, perché tutto ciò che mi riporta indietro a quei tempi mi piace (avevamo nemmeno vent'anni, dico, mica bruscolini). Soprattutto perché hai saputo riportare nella mia mente le giuste sensazioni, sapori, odori...
    Per quanto riguarda le polemiche, il termine "fascista" che vedo usato con tanta libertà e attributo così facilmente, voglio ripetermi: gli anni passano e le parole perdono significato per assumerne altri, non sempre tra loro complementari.
  • Ugo Mastrogiovanni il 15/03/2012 18:59
    Licenziare con trentanove uno che scrive con un corpus di espressioni che rappresentano la massima sensibilità del suo gusto di raccontare è da veri incompetenti. Avevo letto solo qualche buon verso di questo autore, mai un lavoro in prosa, non sapevo cosa mi stavo perdendo. Ecco perché dice: "avevo sbagliato scuola, non forse che la mia avrebbe dovuto essere il liceo classico", ha perfettamente ragione. Meraviglia il ritmo incessante di variazioni, la continua presenza d'armonia nel raccontare: ogni termine, ogni elemento trova l sua efficacia e la giusta collocazione. Nessuna traccia di verbosità ingenua, presunzione di scrivere bene o difficile; tutto scorre semplice, onesto e chiaro. Il proprio linguaggio è vera passione; vi trovo la convinzione che nel suo scrivere nulla può sostituire la semplicità e la naturalezza, l'autenticità e la verità della propria convinzione "la letteratura è sempre rimasta la mia materia. E la poesia la mia passione". Il suo"anno di grazia 1976" mi riporta al 1956, quello della mia licenza liceale che finì con molto peggio di 39. Al tema "Dite sinceramente cosa pensate del Manzoni poeta" ebbi il seguente giudizio: <Non si esclude la corretta capacità conoscitiva e descrittiva dell'alunno, ma non se ne può accettare il giudizio in quanto non esatto, inadeguato, volgare ed errato"; mi ero imbattuto in un patito del Manzoni e che per giunta gli aveva dedicato decine di trattati! Mi bocciò anche ad ottobre! Divagazione a parte, leggere Maurihuis è stato per me un vero piacere. È difficile trovare in questo sito lavori sintatticamente perfetti come questo, dove l'adeguatezza descrittiva di obiettivi, fatti e idee sia trasferita così bene in termini narrativi.

6 commenti:

  • Mauro Tavano il 15/05/2012 11:03
    Mi piace il tuo modo di scrivere. L'impressione che ho io è che non ti curi molto dei giudizi, vai avanti scrivendo a ruota libera, trasmettendo belle sensazioni. Bravissimo Mauri.
  • mauri huis il 15/03/2012 12:11
    Come avrai capito gli esami non sono il mio forte. E le corretture di bozze neanche. Non t'offrire due volte perchè potrei anche accettare, Alta. L'ultimo consiglio poi lo faccio mio e ringrazio (quasi) tutti per l'attenzione.
  • alta marea il 15/03/2012 12:03
    Maurizio a parte piccoli errori di scrittura, mi piace come lo hai scritto, (mi offro come correttore di bozze) , non assicuro risultati decenti anzi. Posso dire? non ti curare dei commenti negativi, non devi superare esami!
  • Anonimo il 15/03/2012 10:02
    Ti sembrerà strano ma mi ci sono molto riconosciuto soprattutto nelle parte in cui esprimi la tua consapevolezza di aver sbagliato indirizzo scolatsico... io l'esame lo puntai su Virginia Woolf amatissima dalla mia prof d'italiano ma anche da me!
  • mariateresa morry il 14/03/2012 23:12
    Invece a me il racconto di maurizio è piaciuto molto, l'ho trovato ben scritto, di buona narrazione. Inoltre, visto che qua oramai c'è solo gente saputa che entra a gamba tesa sparando giudizi sulle persone, non capendo nulla dello spirito del sito, e provocando per il solo gusto di farlo, dico io, per la mia memoria storica, visto che ho fatto la maturità classica nel 1973 ( Filosofia, Latino, Matematica, Italiano orali) , che la situazione narrata da maurizio era vivibile e constatabile, credo, in ogni scuola superiore italiana. Per il medio sentire studentesco dell'epoca, già un compagno di classe iscritto alla FGCI ( federazione giovani comunisti italiani), o comunque in area parlmentare, era un reazionario, se poi magari contestavi l'ondata culturale prevalente, eri pure tacciato di fascismo. Così dei miei compagni di classe, poverini, erano del PLI ( partito liberale) e venivano anche trattati da fascisti. Fatto è che i fascisti veri, i piacchiatori di Ordine Nuovo o del MSI ( che all'occorrenza sotto la sferza di Almirante sapevano anche menare le mani), a quelli non li toccava nessuno, salvo qualche personaggio eroico di Avanguardia Operaia... storia del giurassico, forse, ma storia vissuta. È la seconda volta che il professor Four season parla di cose che non sa ( la prima e' stata la barca e le manovre marinare) e questo è davvero imperdonabile.
    Da quando è arrivato qua con i suoi commenti professorali, pare che soltanto lui abbia diritto di scrivere. Ma se è così bravo, cosa perde tempo qua?.. Preciso per la cronaca che avevo un professore di Lettere esigentissimo e che successivamente divenne anche docente universitario. Da costui ebbi l'onore di meritare svariati 8 e 9 nei temi di Italiano, pertanto eventuali ironie stagionali le rispedisco da ora al mittente. Ciao maurizio!! Ma come facevi a bere il latte di montagna, mortalmente indigesto?
  • Anonimo il 14/03/2012 17:51
    Oh mamma... Gli esami di maturità... Quanta, quanta, quanta pena! Be', direi due ideologie opposte ti sei scelto. Devo dire che il quadro scolastico degli anni Settanta non era poi così diverso da quello di oggi (tranne le modalità d'esame). In terza e in quarta liceo a Milano avevamo una situazione simile: fascisti contro comu-socialisti, insegnanti compresi... Che amarezza.

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