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Dialogo tra una Donna e Kirchner

È notte, una stanza che è un laboratorio, tele vuote, colori lasciati aperti, pennelli ancora sporchi, stracci sul pavimento per riparare dalle macchie indelebili di vernice.
D.: Ludwig oggi ti ho sentito distante, mentre dipingevi tu non vedevi me, tu guardavi verso l'infinito. Il mio corpo nudo ti sfiorava i pensieri ma non accarezzava la tua splendida anima ribelle che oggi continuava a scalciare imbizzarrita.
Kirchner in piedi, appoggiato al camino con il braccio destro e nella mano sinistra stringeva un piccolo mozzicone di sigaretta che difficilmente le sue labbra avrebbero potuto ancora aspirare.
I suoi occhi penetranti e arrabbiati più che mai, celavano forti sentimenti che difficilmente mente umana, non sfiorata dal genio, avrebbe potuto descrivere.
Negli occhi di Ludwig ci ho sempre visto tutta la forza dell'universo. Occhi come i suoi ti penetrano e si prendono tutto, spesso sono occhi che non hanno pietà di chi gli sta davanti, magari in piedi e magari con un velo nero appoggiato sul seno, non per coprirlo, ma per nascondere i moti del cuore, che ormai rimbalzavano nel petto, come una palla impazzita, dopo che una mano forte l'aveva lanciata con l'intento di farla imbizzarrire.
Avrei voluto fare l'amore con lui, appartenergli, ma lui non poteva essere di nessuna, lui apparteneva all'arte e non al mondo e mai e poi mai sarebbe potuto appartenere ad una donna, anche se avvenente, anche se follemente innamorata di lui.
I battiti erano sempre più forti e lei temeva che lui potesse percepirli, sentirli scandire sulle mani, nelle orecchie, nello stomaco.
Lei abbassò gli occhi, non poteva continuare a cercare il suo sguardo invano, non poteva sbattergli addosso tutta la sua voglia di lui, ma non riusciva a staccarsi, ne era come ipnotizzata, ammaliata, come quando per ore non riusciva a togliere le pupille dai suoi quadri, dai suoi colori.
E avrebbe voluto essere quella tela, almeno lui l'avrebbe sfiorata. E avrebbe voluto essere quei colori, almeno lui l'avrebbe cercata. E avrebbe voluto essere quei pennelli, almeno lui l'avrebbe amata.

 

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1 recensioni:

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  • vincent corbo il 25/05/2012 15:43
    Nell'arte si ricerca la perfezione che non esiste... il cerchio non è perfetto perchè contiene al suo interno il pi greco che è un numero imperfetto... credo che nel racconto ci sia una forte tensione emotiva che origina dai dipinti e dal fascino magnetico che hanno esercitato su di te. In definitiva ciò che emerge da questo particolare racconto è l'emotività della scrivente nei confronti di una forma d'arte aggressiva e magnetica come quella di K. (Forse ho ripetuto il concetto due volte).

18 commenti:

  • Luana D'Onghia il 24/08/2012 17:26
    Spero che troverai Modigliani uno degli artisti più affascinanti del 900, lui e i ritratti delle sue donne! Qualora dovessi avere la possibilità, ti consiglio di guardare un film straordinariamente romanzato, ma vero: "I colori dell'anima - Modigliani" di Mick Davis.
  • tylith il 24/08/2012 13:58
    Modigliani, ovviamente!
  • tylith il 24/08/2012 13:58
    Di Amedeo Modigliano conosco molto poco, ma mi ha incuriosito la tua allusione. Andrò a "scavare" un po' anche nel suo mondo!
  • tylith il 24/08/2012 13:21
    Il tuo intervento tanto preciso, accurato ed appassionato mi ha fatto entrare nuovamente in quella che è la mia passione per Kirchner. Ho letto molte cose su di lui e sapevo che amava scrivere dappertutto e che difficilmente si sarebbe chiuso in uno "sterile" laboratorio, in effetti forse è l'unico punto in cui nel racconto mi sono espressa male. Ad ispirare il dialogo che hai letto è stata la foto del pittore sulla copertina di un libro che lo ritrae proprio nella posizione in cui io l'ho immortalato. So bene che la sua casa era piena di arte viva, i mobili, i tendaggi e a volte le statue erano frutto del suo estro e di quello della moglie e degli amici pittori e scultori che frequentavano assiduamente la sua casa che fu definita più volte "Alcova "di artisti, dove potevano sentirsi liberi di girare nudi e lasciarsi andare in danze coinvolgenti. Leggendo K. ho amato l'uomo ma ho anche provato "odio" per lui e per la sua fragilità (questo l'ho provato con il cuore dell'artista ribelle che mi lega a lui in qualche modo). In quei giorni mi ero talmente immedesimata nel pittore e nel suo scenario che istintivamente sono entrata nel suo palcoscenico della vita con una presunzione che può essere giustificata solo dal mio amore per lui. La donna del dialogo sono io ma come mi hai fatto notare tu, lui ritrasse due donne in questo modo e fra le due è Dodo quella a cui si avvicina la scena descritta pur non essendo lei la donna del quadro di cui io parlo, perchè io non parlo di quadri ma di anima, corpo, sangue e sudore, parlo di passione, di amore viscerale, di rabbia, di rassegnazione. Mi fa piacere tu abbia letto con tanta passione il mio racconto!
  • Luana D'Onghia il 23/08/2012 11:31
    Quando dico "insinuare di tutto sul perché Kirchner abbia dipinto empaticamente", in realtà, volevo dire apaticamente!
  • Luana D'Onghia il 23/08/2012 11:28
    ahahah (perdonami!) Luana D'Onghia
  • Anonimo il 23/08/2012 11:26
    È il mio commento (si vede dalla lunghezza ahahah)!
  • Anonimo il 23/08/2012 11:26
    È il mio commento (si vede dalla lunghezza ahahah)!
  • Anonimo il 23/08/2012 11:25
    Ammetto che l'inizio del tuo racconto mi ha riportato alla mente il caro Amedeo Modigliani. Ernst Kirchner é stato uno dei più importanti artisti del gruppo Die Brucke e, dunque, dell'espressionismo. Sono fondamentali e determinanti per la sua formazione le opere del mio amatissimo Van Gogh, del raffinato Klimt, di Toulouse-Lautrec, dei neonati Fauves e, naturalmente, del pittore norvegese Edward Munch. Mi dispiace solo che tu (ovviamente per esigenze dialogiche e letterarie) abbia inserito Kirchner in un laboratorio: lui era impetuoso, sensibilissimo e amava disegnare in ogni momento, soprattutto mentre camminava, nei caffé, sulla spiaggia, al cinema, in un bordello. Vorrei solo che precisassi l'opera, perché, da quel che ricordo, esistono due opere di Kirchner che hanno come soggetto una donna con cappello: "Donna seduta con cappello" e "Donna seminuda con cappello". Tuttavia, dato che nel racconto la figura femminile (Doris? Erna?) afferma: "Il mio corpo nudo ti sfiorava i pensieri" penso proprio che si tratti di "Donna seminuda con cappello". Qualora mi dovessi sbagliare, ti sarei grata se me lo facessi notare, perché l'analisi dell'opera, di Kirchner e del racconto (i tre monoliti del tuo dialogo)sarebbe lievemente diversa. Si potrebbe interpretare e, dunque, insinuare di tutto sul perché Kirchner abbia dipinto empaticamente e atarassicamente la donna, però, anche rischiando di sembrare ripetitiva e noiosa, un'opera d'arte va necessariamente analizzata da un punto di vista storico, filosofico, psicologico, critico. Siamo nel 1911, pochi anni prima della Grande Guerra e nel pieno mezzo delle crisi marocchine, là dove la Germania fu la grande sconfitta. Anni ti tensioni diplomatiche, militari, sociali e Kirchner fu attentissimo a tutto questo: non poteva prescindere dalla sua contemporaneità. E lui già sentiva quel forte senso di alienazione, già si sentiva lontano da affetti, dall'arte, da tutto ciò che per lui rappresentava la vita, compresa la donna (le donne in generale), che rappresentava uno dei motivi per cui valeva la pena di vivere e di dipingerla in tutta la sua bellezza, ma ora, di fronte agli orrori della guerra, niente ha più senso. Quindi, questa potrebbe essere una spiegazione. Un'altra ipotesi sarebbe quella da te espressa, che é la più romanzata, la più romantica, la più apprezzata. Oppure, altra ideuzza, sarebbe proprio il lato psicologico di Kirchner! Come Van Gogh e Munch, la sua natura era fragile, tormentata; il suo unico desiderio era l'amore, ma lo pretendeva con la goffaggine di un bambino ormai adulto, con l'impaccio e l'aggressività di chi ha difficoltà di relazione. Comprendere la sua vita vuol dire comprenderne l'arte. Tutto questo é meraviglioso! Lo vedi? L'arte tutta é ad un tempo superficie e simbolo, ed é bellissimo lasciarsi trasportare, cullare, ossessionare, dannare faustianamente da questa ricerca, che non avrà mai fine. Grazie per avermi dato nuovamente la possibilità di leggerti in un racconto ancora eccellente, al di là dell'opera e delle sue interpretazioni.
  • tylith il 25/05/2012 17:29
    Non hai ripetuto due volte il concetto ma hai cercato di spiegare un'idea piuttosto complessa in poche righe.
    Sia io che la Donna del Dialogo indubbiamente siamo attratte dall'Arte del pittore e nel racconto mi sono lasciata andare a quelle che sono le emozioni vissute da una donna che vede in lui l'Arte nella sua totale circolarità. Grazie del tuo passaggio!
  • tylith il 15/04/2012 23:46
    Ciao Calamaio, prima di tutto grazie per il tuo commento e i pensieri che mi hai lasciato e ora tento di spiegarmi. Questo racconto è molto particolare per diversi motivi. Da un lato perchè, pur avendolo intitolato " dialogo" Kirchner non parla mai con la donna, si limita solo a guardarla e a pensare a chissà chi e a chissà cosa. La donna dapprima racconta in prima persona le emozioni che sente per quest'uomo che è anche un grande artista, ma anche la donna ha qualcosa da dire, ha qualcosa da dare è anche lei un'artista, è l'artista dell'anima. L'intrecciarsi quindi della voce della donna e poi di una terza persona che conclude il racconto trovo che sia il giusto legame tra la donna protagonista, le donne che si sentono protagoniste e l'uomo. È complicato lo so, è complicato forse al pari di quanto lo sia io!
  • Anonimo il 15/04/2012 12:20
    L'arte è espressione a tutto tondo, per i più parteciparvi è la sola chance per sentirsi parte di qualcosa senza confini. L'idea di una donna che scarica il desiderio unicamente umano del possedere e amare negli oggetti senza vita, pur di trovare un contatto, è un approccio originale esercitato con stile. E la stesura trasuda avidità emotiva. Sono un ignorante nel campo della pittura, purtroppo non solo in questo, però questa scena la congelo nella tela dei ricordi con tinte forti e scalpitanti. Non capisco però il motivo di descrivere in terza persona per poi fare un intervento in prima ("Avrei voluto fare..."
  • Anonimo il 23/03/2012 17:42
    Nessun commento è tanto azzeccato quanto quello di Salvatore..
    e a te tylith.. che dire.. sei una scoperta continua..
    voglio farti un piccolo regalo.. vieni a vedere il mio profilio.. baci
  • Don Pompeo Mongiello il 23/03/2012 11:43
    Molto piaciuto ed apprezzato questo tuo veramente bello!
  • tylith il 22/03/2012 14:32
    Qui ho voluto fare una dichiarazione d'Amore ad un pittore che negli ultimi tempi mi ha regalato molte emozioni. Di lui ho studiato la vita nei minimi dettagli e nei minimi particolari. Non è difficile scoprire che il pittore amava vivere sotto tutti i punti di vista, e amava le donne e le desiderava fino ad oltrepassare i limiti, diciamo così, del lecito. La modella che lui ha davanti, si rende conto della grandezza di Kirchner come pittore e quasi è gelosa che lui ami e tocchi i suoi quadri invece di lei, Lei vorrebbe essere la tela, il colore i pennelli perchè essi sono lo stesso Kirchner. Salvatore ha colto nel segno perchè lei avrebbe voluto essere il mezzo per raggiungere la perfezione dell'Arte e fino ad un certo punto ci riesce, ad es. se volete vedere il quadro della Donna col Cappello, ma lei vorrebbe di più, vorrebbe che Lui l'amasse come se Lei fosse l'arte il che è praticamente impossibile per un artista come il pittore tedesco. PEr riprendere il bellissimo commento di Mauro inoltre dico che il desiderio forte che hai percepito è lo stesso che ha mosso la mia mente in questa dedica per un uomo che ha creato delle emozioni usando dei colori che sono parte del mio sangue. Ringrazio Augusta per essersi unita al coro di cui sono molto lusingata e per cui ringrazio tutti e tre.
  • Anonimo il 22/03/2012 13:52
    Kirchner è sicuramente un pittore che va al di là della realtà che lo circonda; È una realtà che interpreta.
    Questo sentire lo porta ad esprimere il sentimento in modo differente dall'altra che, forse, non potendo immedesimarsi, fino in fondo, nel mondo di lui, almeno spera di essere lei stessa il mezzo per il raggiungimento della di lui attenzione artistica.
    Molto brava!
  • augusta il 22/03/2012 12:44
    sono d'accordo con mauro... e cmq la finale è semplicemente bellissima,
  • Anonimo il 22/03/2012 12:24
    Stupenda... il desiderio di essere gli strumenti necessari a dipingere sono un'immagine emotivamente molto forte.
    Il racconto ha un'atmosfera bellissima, delicata, eterea, ma violenta nel suo descrivere il desiderio anche fisico.
    Diventare colore, tela per essere una sola cosa con la persona amata sembra descriverti, sembra non un'immagine, ma un desiderio interiore forte. Bravissima.

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