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Il fiore all'occhietto

La mattinata era stata fresca e solare, invitava a fare un salto al mare, ciononostante un impegno mi chiamava altrove: un bel pomeriggio al lavoro! D'altra parte cosa volere di più dalla vita?
Ricordo che quel giorno ero stato assegnato al turno antimeridiano, però lo staff per "esigenze di servizio" mi impose la turnazione pomeridiana. Che male c'è- mi ero detto- domani dormirò un po' di più, così, deglutii la pillola.
Giunto al quinto piano, il sensore della porta a vetri, percepì la mia presenza e un vroom accompagnò l'apertura della porta a vetri, permettendomi l'accesso. Salutai il gestore delle risorse e questi ricambiò il mio saluto, comunicandomi immediatamente una criticità: il servizio di Infernet era intasato dalle chiamate, il server era caduto dal quattordicesimo piano e sprofondando il piano stradale era arrivato all'altezza della banchina della Metro, suscitando la meraviglia dei viaggiatori; il servizio di Monastero era entrato in sciopero per la scarsità delle vocazioni; il servizio Immaginario terrestre era entrato in conflitto con l'elettromagnetismo delle antenne telefoniche e l'immaginario era in crisi; il servizio di Cetra-&-Lino era momentaneamente sospeso per via che le corde della cetra si erano spezzate e Lino nel frattempo era andato in pensione.
Sembrava che ogni cosa non funzionasse, ma noi eravamo stati addestrati a gestire ogni evenienza. Noi eravamo il fiore all'occhietto!
Fui invitato dal Gestore a raggiungere la sala caffè che da lì a poco mi avrebbero comunicato il da farsi. Grazie ad una buona dose di fantasia degli amministratori dei Servizi, io ed i miei colleghi momentaneamente senza lavoro, fummo istruiti sulla nuova procedura operativa: "APAV - Affiancamento pro attivo virtuale".
Con l'intervento di un tecnico autorizzato i nostri corpi sarebbero stati appiattiti, plastificati ed affiancati alle sagome già esistenti presso la sala: "Yes, you can!". E certo che potevamo! Bastava alternare una sagoma sindacalizzata (cioè ornata con la fascia onorifica di sindaco: Qui, comando io!) con una nostrana. In tal modo il manichino più esperto poteva affiancare noi, sagome improvvisate e senza futuro, chiamati a realizzarci attraverso l'obbedienza e la mansuetudine.
Quell'efficienza tanto a lungo agognata dall'Azienda, poteva finalmente concretizzarsi. Il virtuale contagiava il reale, senza però arrivare al virtuosismo. Ricordo che le sei ore di elevata produttività non mi sfiancarono.
Ero felice, realizzato e poi pensai, che se fossi andato al mare mi sarei stressato a fare le code nel traffico, il calore mi avrebbe cotto la pelle, la sabbia mi avrebbe infastidito, gli insetti mi avrebbero riempito di bolle e prurito.
Credo che difficilmente dimenticherò l'esperienza APAV, perché fu una dei miei più esaltanti vissuti professionali. E dentro di me una voce compiaciuta, riecheggiava: "Che posto sarebbe se noi non ci fossimo?"

 

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1 recensioni:

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  • mauri huis il 05/04/2012 11:22
    Buon racconto, originale e ispirato da pungente ironia che non sconfina mai nel sarcasmo. Molto buone le parole inventate, con un plauso particolare per Infernet, veramente deliziosa. Buona anche l'idea dei manichini cartoplastificati. Complimenti vivissimi, Fabio!

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