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La fotografia

Nel bosco, momenti di relax... Introspettivi, in cui libero gli istinti, mi inebrio del profumo degli alberi, mi immergo negli elementi.
Perlustro la zona per vedere se vi sono serpenti, o sperando di non disturbare qualche animale. Attacco i bersagli stampati agli alberi e carico la balestra da 150 libre.. che arma. Mi esercito con la  mira, nel tiro in movimento... Do sfogo a tutto...
la spensieratezza diventa adrenalina, l'adrenalina si trasforma in rabbia, la rabbia in odio, l'odio in pensieri che diventano un turbine al centro del quale vi è  il mio bersaglio principale: una fotografia.
Badate bene non è una foto qualunque, è come se fosse un frammento di un'anima che "faceva parte di me".
Lei... dovevate vederla, tenera dolce sensuale sensibile e bella ( o almeno lo era), che dire perfetta no? Si, perfetta nel suo macabro miscuglio di falsità, vittimismo e insaziabilità, divenuti col tempo un'instabile agglomerato di egoismo e cattiveria bavosa che come uno zombie putrescente si avvicina di soppiatto per spezzarti le ossa e banchettare con le tue viscere.
Capace di far credere al prossimo una bontà che non esiste, legandoti a se stessa per trascinarti nella sua non-vita/non-morte.
Che vita è quella di una persona che ha abbandonato senza scrupoli tutti coloro che la amavano? Che cerca nel suo passato le giustificazioni a sofferenze che non esistono? Ricoprendo di merda coloro che le hanno offerto amore, una casa, un futuro?
Non voglio vendetta... l'ho già avuta giocando con le sue stesse carte e vincendo, non le auguro il male, perchè qualcosa di più putrido non esiste, non le auguro di rimanere sola perchè nonostante possa avere 50 persone attorno, lo è più  di me in questo bosco.
Allora cosa le auguro? Nulla, anzi spero che abbia una vita lunga e salubre... di almeno 100 anni, poichè durante tutti questi anni dovrà pur avere il coraggio di specchiarsi.  
Avevo perso me stesso, son più forte che mai, avevo ignorato i miei istinti, che mai si eran sbagliati,  ma non c'è l'ho più con me stesso, perchè per quanto mi dispiace ammetterlo non sono un dio.
Ultimo dardo, la mano è ferma, la corda tesa, la sua foto è visibile, premo il grilletto... lunga vita a te...

 

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3 commenti:

  • Rinaldo Pauselli il 22/05/2012 01:45
    come Mastrogiovanni noto che il racconto ha il profumo dell'autobiografico. vi trovo rabbia, frustrazione ed un modo scorretto di metabolizzare le frustrazioni del passato. è carino anche se mette ansia con il periodare nervoso, un lessico aggressivo e una scena che sembra un'esecuzione
  • Ugo Mastrogiovanni il 10/04/2012 00:02
    Nei momenti di relax non si liberano gli istinti, se mai si distendono, si rasserenano, si riordinano. Nulla di tutto questo ne "La fotografia" anzi, lo asserisce stesso protagonista: "Do sfogo a tutto". Mi sembra che Paolino continui l'analisi conflittuale con se stesso. Il breve racconto sembrerebbe quasi autobiografico. Questa relazione è una foto dettagliata di sentimenti, emozioni, impulsi e passioni controllate, frenate, represse. La narrazione è un alternarsi di scene, frasi nervose e inquiete, organizzate e riferite col periodare di chi possiede la cura necessaria per il bel scrivere. Il breve lavoro è un susseguirsi di espressioni costruite con un linguaggio letteralmente corretto, ben rispondente alle esigenze sintattiche e di di stile. È indubbio che il giovane Santaniello rappresenta una promessa per l'arte del scrivere e raccontare.
  • Anonimo il 05/04/2012 15:04
    racconto intenso pieno di sentimento... di rabbia... ma anche di consapevolezza... Nel bosco per dar sfogo a tutta la tua marezza... il turo con l'arco antichissima displiplina... che richiede prontezza e padronanza di riflessi ... mlto bella paolino complimenti

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