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Il sensore

Si accomodi, signor Fabio!
La mia iride era stata appena riconosciuta dalla fotocamera ed il registratore vocale aveva così autorizzato il mio accesso.
Eh! Sì, ero proprio fortunato a lavorare in un centro tecnologico, dove era stato montato un ascensore intelligente e le porte automatiche a scomparsa permettevano l'ingresso.
Le macchine erogatrici delle bevande sembravano farti gridare al miracolo, perché grazie alla loro profonda automazione sembrava quasi che ti poggiassero sul palmo il prodotto selezionato; i contenitori per i rifiuti dotati di coperchio erano attrezzati con una pedaliera che una volta schiacciata provvedeva a sollevare il pesante coperchio.
Bisognava, però, essere veloci a ritrarre la mano, altrimenti l'arto staccandosi, cadeva assieme al rifiuto nel grosso recipiente. Insomma, una sciccheria dedicata ai colleghi che intendevano gettare i fogli scarabocchiati o la carta che avvolgeva i chewing-gum e le caramelle!
Ciononostante il fiore all'occhiello della struttura era l'impianto di climatizzazione! Gli ingegneri avevano creato una serie infinita di finestre lungo i due lati del tratto longitudinale della struttura, con l'intenzione che qualora fosse aperta una finestra su ciascun lato, si creava un vortice; la famosa corrente d'aria. Lungo le colonne erano state allestire delle pulsantiere dotate di numeri digitalizzati che davano una parvenza di un comando di climatizzazione.
Una equipe di psicologi era convinto che un saggio effetto placebo avrebbe perfezionato l'impianto, producendo efficienza e risultati eccezionali sul benessere dei lavoratori. Bisognava solo osare, oltre ogni umana ragionevolezza! Alla base della complesso sistema di areazione era stata messa una dipendente avente la delicata funzione di sensore umano.
Vale a dire che ogniqualvolta le correnti d'aria superavano una certa portata, o quando la temperatura interna si abbassava pericolosamente, il sensore umano si alzava in piedi e a gran voce segnalava il pericolo. C'era però un contrattempo: il volume dell'allarme non era modulabile, ma era di tipo fisso, per cui quando scattava il congegno umano si diffondeva il panico collettivo.
L'ultima volta non bastò neppure chiudere tutte le finestre, poiché i militari della vicina stazione dei Carabinieri, attirati dal rumore, si smobilitarono ed in forze irruppero nel Centro, pronti a mettere in sicurezza il personale.
Alla vista dei Carabinieri alcuni responsabili della struttura credettero che una delegazione dell'Arma era lì in visita e subito fecero gli onori di casa. Una collega che fino a quel momento aveva utilizzato il proprio ventilatore a spese dell'Azienda, fu colta dal pianto e dal rimorso: i Carabinieri l'avevano scoperta! Doveva auto-denunciarsi per il furto della corrente, oppure attendere che l'appuntato le mettesse le manette?
L'incertezza la paralizzò. Franco, internauta ribelle, nascose il volto dietro al monitor. Alessia, alla vista delle divise fu colta da un profondo piacere sub-cutaneo.
L'uomo delle pulizie si fece vedere concentrato sul suo lavoro. Giancarlo che svolgeva il doppio lavoro, disse a gran voce che lui era lì, perché Dio lo aveva chiamato per una grande missione.
Dopo le opportune indagini i Carabinieri giunsero alla conclusione che l'impianto di climatizzazione doveva essere rivisto, il sensore umano sostituito e gli ingegneri e la equipe di psicologi arrestati.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 19/04/2012 20:22
    direi alquanto pericoloso... come posto di lavoro... mi ha fatto sorridere la collega ed il ventilatore... mentre Alessia con la coscienza a posto, fu solo colta da un piacere.. forse alla vista della divisa!!!! bravo fabio molto simpatico e come sempre ben scritto...
  • Rocco Michele LETTINI il 07/04/2012 07:29
    LO LEGGERO' IN GIORNATA... FABIO
    IL MIO AUGURIO DI BUONA PASQUA SGORGHI IN TE E SU TUTTI I TUOI PIU' CARI AL MONDO FABIO FROM MICHELE

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