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Sul regionale delle 7, 05

Camminava ondeggiando sul ciglio della strada, imbottito di alcool e droghe. Nei pressi della stazione ebbe un conato e si piegò a rimettere. Quando si rincamminò stava ancora male ma si era fatto più lucido. Pensò alla sua grigia esistenza e la giudicò indegna di essere vissuta. Si sentiva solo e incompreso. Aveva pregato tanto, chiedendo aiuto al Signore di tutto cuore, ma anche Dio sembrava averlo abbandonato. D'altronde cosa aveva fatto di buono nella vita per meritarne l'aiuto? Ci pensò su. Si sforzò davvero di trovare un qualcosa per cui fosse valsa la pena di essere venuto al mondo e di restarvi, ma non ci riuscì.
Gli vennero in mente Frank Capra e il grande Jimmy Stewart di "La vita è meravigliosa". Aveva amato molto quel film, ma ora il ricordo gli infondeva tristezza. Si sentiva un fallito. Pensava che nessuno avrebbe fatto caso alla sua morte e che nulla sulla Terra sarebbe cambiato in peggio se non fosse nato. E al contrario del film, non ci sarebbero stati angeli senza le ali a fargli cambiare idea, mostrandogli quali eventi negativi si sarebbero verificati senza la sua esistenza.
Incespicò e, recuperato l'equilibrio, si guardò intorno, sorpreso. Senza accorgersene era entrato in stazione e aveva camminato lungo i binari, lasciandosi alle spalle pensilina e marciapiede. Era come se la sua psiche volesse trascinarlo via e farlo ricominciare altrove. Ma gli sarebbe servito trasferirsi? Non c'erano luoghi in cui andare, per lui: nessuno può sfuggire a se stesso.
Intanto albeggiava, l'inizio di una giornata inutile come le precedenti. Udì il fischio di un treno in partenza, si voltò e scorse la luce del locomotore farsi lentamente più vicina. Allora dal fondo della mente gli sorse un pensiero: perché non ora? E poco dopo si gettò sotto al convoglio.

Come ogni mattina, migliaia di pendolari e viaggiatori occasionali si recavano in stazione. Lara e Miriam, giovani studentesse universitarie savonesi iscritte a Genova e impegnate con l'ultimo esame della sessione estiva. L'azzimato quarantaquattrenne ingegner Canevari, giudice popolare presso la corte d'appello. La matura casalinga Anna Cerone e la professoressa d'inglese in pensione Maria Pia D'Aliesio, spinte dalle loro frustrazioni allo shopping compulsivo. Due impiegati di altrettante ditte di Genova Sampierdarena, uno sui trenta, scattante e baffuto, col quotidiano in mano, l'altro prossimo alla pensione, lento, basso e grasso. Uno snello senegalese che batteva ogni giorno le spiagge rivierasche con le sue carabattole. Due quattordicenni a zonzo, il primo biondissimo e minuto, il secondo bruno, già alto e atletico. Poi altri ancora, tanti altri.
E infine c'era Isaia Mollo, semi occupato e bamboccione, così era di moda definire la gente come lui, che nel capoluogo avrebbe avuto l'ennesimo colloquio di lavoro, ma si sentiva troppo avvilito per tirarsi giù dal letto. Quando la sveglia suonò, aprì gli occhi a fatica, la spense borbottando insonnolito, si girò dall'altra parte e poco dopo si riaddormentò, finché...
"Isaia, tesoro, ma non dovevi uscire presto stamani?"
"Mmf, cosa? Ah, lasciami in pace mamma, per favore."

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4 commenti:

  • Massimo Bianco il 13/05/2012 23:30
    La prima e spero non l'ultima volta che mi leggerai, anche se i miei racconti sono spesso diversissimi l'uno dall'altro. Grazie per i complimenti Carla, sono lieto che tu abbia apprezzato.
  • Anonimo il 13/05/2012 20:48
    la vita contnua... che importanza può avere uno che si toglie la vita... sicuramente aveva seri problemi... e se qualcuno avesse parlato con lui l'avesse distolto dal fare ciò... ma certamente avrebbe fatto bene a farlo in modo meno eclatante... senza rovinare la giornata agli altri...
    beh caro amico è la prima volta che ti leggo e devo dire è stato un vero piacere bravissimo complimenti...
  • Massimo Bianco il 15/04/2012 09:17
    Sì, grazie per la visita, Piero.
    Vedo che il mio scritto è stato inserito alle 23, 57, speriamo che ai lettori non sia sfuggito.
  • PIERO il 13/04/2012 07:55
    È proprio così: continuare a riflettere sui nostri successi e insuccessi non ci porta molto lontano, l'unica salvezza è confrontarsi con la realtà e agire coi mezzi che abbiamo, senza pretendere aiuti esterni, che semmai arriveranno proprio quando non li cerchiamo più.

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