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Mommy's little monster

E adesso passo le mie serate sdraiato sull'erba. Ho un vecchio retino da pesca con qualche buco rattoppato alla bell'e meglio. Il rosso del manico si sposa con la ruggine del telaio che sorregge una rete bianca e azzura intarsiata di nero nei punti in cui tempo si è dimostrato meno clemente.
Qualcuno si chiederà cosa ci faccia, sull'erba. Potrei rispondere: aspetto l'acqua. Non so dire fino a che punto questo sia vero o falso, giusto o sbagliato. Ma la risposta più sincera non può che essere un'altra.
La verità è che con quel vecchio retino catturo lucciole. Molte mi sfuggono, qualcuna indugia confusa nel groviglio che la trattiene poi si lascia cadere esanime. Di tanto in tanto qualcuna decide di trascorrere un po' di tempo sull'erba con me. Allora io apro il mio portafogli, la lascio entrare nella piccola tasca dove si tengono le monete e aspetto che si addormenti.
A volte mi capita persino di prendere al volo qualche stella cadente un po' fuori rotta. Per qualche strano motivo la rete sembra non risentire del calore emanato dalla preziosa preda. Le mie dita, invece, vengono letteralmente liquefatte ogni volta che provo a toccarla. Non è divertente dover raccogliere la poltiglia fusa, farla colare in uno stampo a forma di dito, aspettare che si solidifichi, saldare a stagno muscoli, nervi e tutto quanto. Quindi l'unica cosa possibile da fare è lasciarla nella rete. Aspettare che si riprenda dallo stordimento e riparta verso l'infinito. Serrare le mani attorno al manico e salutare la cara, vecchia Terra.
Da quassù sembri davvero piccola. E da un certo punto di vista lo sei davvero.

 

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