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Oscar

La testa. Quanto gli faceva male la testa.
Se Oscar avesse potuto spiegare quanto gli facesse male la testa in quel momento con un'immagine, avrebbe sicuramente scelto un incidente automobilistico. Fischi dei freni, asfalto bruciato, lamine metalliche distrutte, vetri sbriciolati, urla di dolore. Sentiva tutta quest'orchestra di sinistri suoni nella sua testa, pesanti e ridondanti, incontrollabili e molto, molto fastidiosi.
Non ci poteva far nulla, oramai questi suoni avevano preso affitto dentro di lui. Erano dei coinquilini piuttosto scomodi, di cui avrebbe fatto volentieri a meno, come del resto di tutte quelle altre sensazioni che si portava dietro, come se fossero legate alle sue gambe, che si appiccicavano viscidamente sulla sua schiena come sanguisughe. Solitudine, desolazione, disperazione, confusione, sporcizia.
Ah, la sporcizia!
Non riusciva a sopportarla. Ultimamente Oscar non aveva avuto molte possibilità di lavarsi. Solo grazie a qualche fontanella o a qualche bagno pubblico riusciva a ritrovare un minimo di igiene. Ma per la maggior parte del tempo, puzzava di fritto. Sentiva sempre intorno a sé un odore di piedi fritti. Piedi che avevano percorso migliaia di chilometri. Fritti. Era una sensazione disgustosa, ma per uno come lui, uno che dormiva nella stazione dei treni, era quasi una normalità.
Com'era finito a vivere e dormire in una stazione?
Oscar si poneva spesso questa domanda, senza trovarvi mai risposta. Pensava quasi di esserci nato là dentro, ma nel suo io più nascosto, più vivo e pulito, sentiva che prima di quella squallida vita, ne aveva vissuta un'altra migliore, con una donna al suo fianco, degli amici, un lavoro, una macchina, una casa e, chissà, anche con dei figli. Senza puzza di frittura.
Automaticamente, dopo questo pensiero, si chiedeva sempre quanti anni avesse e dove fosse nato. Non aveva risposte, né carte d'identità. Sapeva solo il suo nome: Oscar. Chi avrebbe potuto dargli un nome simile? Gli ricordava il cinema, i premi Academy Awards. E se si ricordava del cinema e dei premi Oscar, pensava sempre volesse significare che lui al cinema un tempo c'era andato. Ma non se lo ricordava. Cominciava poi a chiedersi chi fossero i suoi genitori e così via, sfogliando una dietro l'altra domande sulla sua esistenza che, puntualmente, ogni giorno doveva porsi per evitare di diventare pazzo. In finale, chiedeva a sé stesso se fosse diventato pazzo, o se lo fosse sempre stato.
Una gran confusione regnava nella sua mente, merito non solo della sua strana amnesia, ma anche, soprattutto, della sua migliore amica in quei tempi: la bottiglia, adesso vuota, di Jack Daniel's.
La fissava incredulo. Non ricordava di averla finita così presto. Erano solo le otto del mattino, eppure, era già sbronzo, di cattivo umore, e con un gran mal di testa. E puzzava.
Doveva far qualcosa contro quell'odore di fritto.
Pensò che, come ogni mattina, si sarebbe seduto di fronte ai binari dove fermavano i treni in arrivo, in modo da posizionarsi di fronte ai passeggeri che sarebbero scesi a quella fermata. Si sarebbe messo con le gambe accovacciate, le mani unite come in preghiera e avrebbe ondulato il proprio corpo seduto avanti e indietro in una sorta di preghiera della pietà.

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