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La meta agognata

Al suo Signore e Padrone aveva dedicato tutta la vita, fin da quando era bambino.
Ricordava ancora il sorriso mesto e ispirato della mamma mentre esalava l'ultimo respiro dopo aver dato alla luce l'ultimo figlio, ricevuto - al pari degli altri tredici - come dono divino.
Ricordava la schiuma di rabbia del padre, portato via dai Guardiani della Religione, ai quali lui stesso era andato a denunciarlo, perché voleva impedirgli di frequentare il Tempio.

Fin da allora, poco dopo il sesto compleanno, non aveva avuto altro scopo nella vita se non combattere per la gloria del Signore.
Per questo aveva rinunciato a tutti i piaceri terreni: le corse e i giochi con i coetanei, qualche piatto più gustoso dei soliti zuppa, pane e acqua, persino qualche momento di meritato ozio o di contemplazione della natura.
Non aveva mai conosciuto il corpo di una donna (tanto meno quello di un uomo), non aveva mai concesso e nemmeno ricevuto una carezza, neppure da un animale.
Il suo stesso membro non era mai stato sfiorato dalla sua mano, se non per l'inevitabile minzione, e si irritava molto quando questo, durante il sonno, provvedeva da solo a svuotarsi, dopo sogni assurdi e imbarazzanti.

Appena gli fu consentito, era corso ad armarsi per andare a combattere contro gli infedeli: neppure ricordava più quanti ne aveva sterminati, la gloria del Signore si era giovata anche del suo contributo.
Sapeva che non avrebbe avuto ricompense terrene per i suoi meriti, ma non dubitava che, dopo la morte, il Giusto lo avrebbe accolto con tutti gli onori alla sua tavola.

Forse il momento era arrivato.

Sentiva che qualcosa doveva aver messo fine alla sua vita sulla terra, ma non riusciva a capire dove si trovasse ora. Nulla che ricordasse le descrizioni dell'aldilà contemplate nei Libri Sacri imparati a memoria.
Aveva sempre immaginato il suo arrivo in Paradiso come una marcia trionfale in mezzo a due ali festanti di "Angeli guerrieri della Fede", in un tripudio di ori e magnificenza che nessun sovrano terreno potrebbe mai permettersi, con la soddisfazione infine di tutti quei vizi, quelle pulsioni, che per tanto tempo si era negati.

Qui, al contrario, era tutto molto... semplice: una natura rigogliosa ma non prorompente, animali che vagavano liberi, ma senza cacciarsi gli uni con gli altri, degli umani... degli u... Sì, aveva visto bene. Andavano e venivano, si incrociavano parlandosi pacatamente e sorridendosi, uomini e donne in promiscuità, giovani e anziani, tutti di bell'aspetto anche se alcuni erano storpi, e tutti, proprio tutti, completamente nudi. Stava incominciando a chiedersi come mai la cosa non lo turbasse, quando si accorse che lui stesso, a sua volta, era privo di ogni indumento. Ma non provava vergogna.

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7 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 08/10/2012 16:27
    un ottimo racconto, quasi kafkiano, dove la realtà e la fantasia si mescolano e scalzano tutte le aspettative del lettore, che finanche al termine non sa esattamente se si trova nell'aldilà o in qualche ospedale psichiatrico (e se lo fosse, anch'esso dominato dall'assurdo). mi sembra una giusta collocazione per atteggiamenti assurdi come l'odio verso se stessi come disprezzo del proprio corpo fino alla sua negazione, e verso gli altri.
    complimenti, riesci sempre a sorprendere. hai talento in questo!
  • Ugo Mastrogiovanni il 03/05/2012 12:49
    Incomincerò dalla fine di questa storia: un corso ultraterreno di "Terapia di conoscenza e guarigione per i nuovi arrivati, settore fanatici". Pura genialità del narratore, riflessione e dubbi sull'Aldilà o pura fantasia? Qualunque sia lo spunto, dirò che ogni mossa di Piero è stata eccellente. Quel suo soffermarsi con troppi dettagli sui mancati piaceri terreni del protagonista potrebbe far pensare che non sia convinto della vita che ci attende dopo la morte, poi, scorrendo il racconto, mi accorgo che Signore, Angeli, Paradiso, Fede sono scritti con la maiuscola e quindi mi sembrerebbe il contrario ma non ne sono certo. Ritengo che questo breve racconto sia proprio uno schematico trattato filosofico sull'Oltretomba; forse vuole essere proprio una ricerca, un'inchiesta, una sua analisi molto sofferta su quello che siamo e saremo. Non so se Piero ha attinto a una parvenza di verità, ma la conoscenza minuziosa di quest'uomo lo fa pensare. La presentazione ascetica di questo sant'uomo, impegnato "per la gloria del Signore", mette tanta tenerezza. Il suo scopo di conquistarsi il Paradiso ispira una certa invidia e anche tanta comprensione e rispetto. Non è da molti sacrificare la propria vita terrena per quella che verrà. Il trovarsi catapultato in un Eden più terreno che divino, con una moltitudine di uomini e donne nude, cosa che gli era mai successo prima, lo consacra ancora una volta un mistico senza eguali. Lo conferma l'autore che, con stile e bella forma, non gli fa provare vergogna e gli mette sulle labbra la domanda: "Ma dove siamo?". Da questo punto e fino al termine la cronaca si fa intensa e attraente; il lettore si distacca dalla storia che sta leggendo e si ferma a meditare; per un momento si astrae e pensa a se stesso; una manovra da grande prosatore. Non so se fosse questa l'intenzione del bravissimo Piero, ma comunque è riuscito a trasportarci in un mondo impensabile, nello stesso tempo fantastico e probabilistico, a distoglierci per un momento dal collettivo e a farci riflettere sul valore o la futilità dell'esistenza. Una storia non comune, emozionante e attraente, breve come la vita ma lunga come un minuscolo brano d'eterno.

7 commenti:

  • PIERO il 08/05/2012 23:18
    Grazie, Massimo, per la lettura e il commento.
  • Massimo Bianco il 06/05/2012 16:54
    E beh, ti dirò che trovo una certa originalità in questo scritto e che mi sembra un lavoro azzeccato. "Grande prosatore" in effetti mi sembra una definizione francamente esagerata per questa tua semplice scrittura, tuttavia l'attenzione sai catturarla e anche da questo punto di vista mi sembra che il risultato finale sia comuqnue senz'altro positivo. Saluti.
  • PIERO il 04/05/2012 21:50
    Grazie, Mauri, per il tuo generoso commento. Hai interpretato molto bene il mio pensiero.
    Per quanto riguarda i "Libri sacri" in genere, tutti, da quelli che hanno ispirato l'induismo e il buddismo, alla Bibbia, ai Vangeli, al Corano, per finire al libro di Mormon, che diventerà presto di moda se Obama perderà le elezioni, con tutto rispetto, se hanno provocato spesso esiti diversi dalle buone intenzioni, non sarà perché sono imperfetti, in quanto scritti da uomini?
  • mauri huis il 04/05/2012 10:24
    Scrivo questo commento senza aver letto gli altri due, di proposito, così ciò che scrivo riguarderà solo il racconto in sè. Per me è splendido, vpolterriano nel senso più alto del termine. E non è peraltro per niente offensivo verso chi invece crede. Stigmatizza solo, e prende ironicamente in giro, una certa maniera di intendere la fede, in modo integralista e intollerante. Del resto le scritture sono ciò che sono: qualcosa che a leggerle sul serio possono fare adito a interpretazioni anche estreme. Io dico bravo Piero, ci hai fatto aspettare un po' ma ne valeva la pena.
  • PIERO il 03/05/2012 22:11
    Caro Ugo, intanto ti ringrazio moltissimo per la tua circostanziata recensione, la quale ha probabilmente più spessore del racconto stesso. Mi qualifichi "grande prosatore": in realtà ho incominciato solo da pochi mesi, alla tenera età di 61 anni, a dare libero sfogo alla passione della scrittura, sempre latente, quindi direi che, non che professionista, neanche dilettante, solo giocoliere della scrittura potrei definirmi.
    Devo a te e agli altri eventuali lettori alcune precisazioni.
    Ho messo in maiuscolo le iniziali di alcune parole perché il protagonista così avrebbe fatto, anzi forse lui avrebbe usato il tutto maiuscolo.
    L'ispirazione del racconto viene da una vignetta spiritosa in quattro quadri del grande Quino che, se non fossi così impacciato con la tecnologia, pubblicherei a lato. Anche il racconto era nato con un piglio un po' da burla, poi ha voluto seguire una strada più seria e l'ho assecondato. Ma dietro non c'è alcuna cosciente considerazione filosofica, essendo io completamente digiuno di questa disciplina. Semplicemente mi irrita - o non capisco - perché l'animale più intelligente della Terra, invece di utilizzare al meglio questa sua meravigliosa facoltà, continui a delegare a un ente soprannaturale le sue capacità di miglioramento, invece di provarci in proprio.
    Per quanto riguarda l'oltretomba, si capirà meglio la mia sconsolata opinione dal mio racconto autobiografico "Andrea", di prossima pubblicazione.
  • PIERO il 01/05/2012 09:39
    Grazie per il commento, Ellebi. La tua è un'ottima osservazione, non mi voglio sottrarre.
    Sì, penso che l'ignoranza - e l'osservanza religiosa - siano un terreno molto fertile per il fanatismo. Ma, sebbene in altri termini, ci sono altri campi dove il fanatismo trova un suo brodo di cultura. Penso alla politica, alla economia e alla finanza; purtroppo, molto, molto più in piccolo, anche un sito come questo, qualche volta (non mi riferisco al nostro scambio di opinioni). Sto leggendo con interesse i tuoi racconti.
  • Ellebi il 01/05/2012 01:02
    È molto bello il tuo racconto e significativo, ma tu credi che il fanatismo sia solamente il prodotto dell'ignoranza e della poca intelligenza e che alberghi solo nel campo religioso? Saluti

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