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La Foresta delle Vagine rotanti (9)

Quando faccio l'amore con una donna ed io tendenzialmente sono donna
pare che il mondo si estranei dalla mia folgorazione come se una foresta si rannicchiasse timorosa al disarmo della pioggia ma poi
si lasciasse andare senza contenerla di solito lascio scorrere le labbra
su quei corpi timidi o poco tolleranti di novità che si abbandonano al cammino delle mie voglie come un cestello di frutta abbandonato libero
verso una rapida il gusto ha un senso nel tempo che lo macchierà di passione per ricordi indelebili accolgo il loro respiro prima lieve
poi appagante talvolta devastante la pelle trema sotto il mio corpo di donna
trema ma sono i loro occhi che s'infiammano in quella foschia
una nebbia dentro la quale spesso le persone che incontro hanno vissuto
da sempre qualcuna più intraprendente usa le mie mosse per le sue
il vortice che combacia altera il mio sovrannaturale senso del peccato
un peccato non continuare ancora quando le sento giungere
giungere ancora e lasciarsi andare oltre quel precipizio chiamato nutrimento della propria favola quando faccio l'amore con una donna
e sono donna non lascio niente al caso le frequenze del battito
sono massaggi cardiaci per l'assoluzione e quando il mare si placa
traendo a se le proprie onde io osservo quella vittima di piacere
e senza dire niente scruto con gli occhi una sentenza che sarà accolta ancora così il divieto diviene irresistibile e pure la terra sotto di noi trema
come se un vulcano adirasse secoli mai esplosi e quel secondo arbitrio
è più bello del primo perché fondamentalmente libero dalla costrizione iniziale che qualcosa possa andare storto non possa funzionare
in quel momento il loro succo della vita è la mia clamorosa certezza
dentro l'albero della divina provvidenza le accarezzo un bacio prima lieve sulla bocca poi quantistico nella pressione le fa volgere a me
quasi inermi come se un postulato abbia diritto d'essere decretato vero
solo di continuo mi lascio andare anche io sperando di non cambiare
spero tanto di non cambiare in ciò che non vorrebbero avere
in quell'istante momento guardo il cielo tra quelle stanze di cartapesta
e prego di sostenere la forza d'essere quella che sono ancora per un istante
e poi fuggire fuggire per sempre lontano da quei loro occhi
pieni di speranza che ci sarà una volta ancora ed ancora ed ancora
ed ancora - invece basta non ci sarà più niente niente di niente
di niente quando faccio l'amore con una donna mi sento così
volevo descriverlo in questo modo oggi senza parlare d'altro che di questo
mi chiamo Valentina Violetta Valfonda ma per voi semplicemente V

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 09/05/2012 15:23
    V mi piace... è schietta e genuina... non ha paure e vergogne. Ma soprattutto osa... un sorta di sperimentazione joyceciana per quanto riguarda la punteggiatura... davvero irresistibile!

1 commenti:

  • Bruno Briasco il 08/05/2012 08:00
    Se ci fosse una giusta ortografia sarebe interessante. Senza questa il lettore "deve" inventarsi la storia mentre la legge ma diventa pesante. Pecccato perché hai spunti sagaci. Forza!

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