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Pensieri inutili

Rabbia copiosa, blocca. Gesti compressi da mimo di piazza sciolti d'improvviso dentro ste note di Vecchioni "io non ho la giacca ed il coltello..." e si staglia il viso tuo di allora, si giocava ai ruoli, ricordi? Fin dentro la sfida psicoanalitica che solo a dirlo si rideva ma io insistevo, volevo quel gioco. Sul viso serio quando facevi me, ci mettevi una risata improvvisa che tanto non ti riusciva di reggermi al ruolo. E io che facevo te, spiazzato, contagiato al riso, a correrti dietro per casa "io lo soooo che poi sei ri-to-rna-taaa lo sooo, ma qui dentro io continuo a vederti partiiiireee... io vorreeeeiiii fare a pezzi il ricordo di un trenoooo..." e poi che succedeva, poi? succedeva il tuo odore. Succedeva un'invasione e finalmente ti prendevo e gli ultimi schizzi di risate sul collo, sul mio, sul tuo. Accadeva una vibrazione sulla pelle e le mani a cercarsi. Com'eri seria d'improvviso. Dal riso al silenzio dei gesti, al cercarsi di lingue e morsi di corpi nel rito " tu sei bella anche se non ridi, sai cadere quasi sempre in piedi... io vorreeeiiiii rivederti per fare l'amoreeee..."

 

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2 commenti:

  • Carlo Diana il 09/05/2012 13:50
    nulla è davvero autobiografico e nulla non lo è in senso assoluto. Il racconto è un mix di ciò che è stato e di ciò che si è quando si narra. Grazie per la tua attenzione
  • Anonimo il 09/05/2012 11:37
    Ricordo di un amore nei pensieri che sono inutili solo per la realtà: ci attraversano come lampi perché quel sentimento è ancora lì. Io manco di fantasia, è un mio limite... metto in conto che non sia autobiografico e ti dico che allora sei stato ancora più bravo! Bellissimo leggere.