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Buon vicinato

L'edificio era in netto contrasto con tutto quello che lo circondava, sembrando più vecchio di almeno cinquant'anni rispetto a ogni altra costruzione e dando l'impressione che nessuno si occupasse della sua manutenzione da parecchio tempo. In compenso gli affitti erano molto bassi, come è ovvio che sia per un rudere del genere, e sfortunatamente era tutto ciò che potevo permettermi di pagare. Appena varcato l'ingresso, l'anziana padrona di casa, una donna grassoccia dall'aspetto non molto rassicurante, mi si avvicinò offrendosi di accompagnarmi fino al mio nuovo appartamento. Arrivati al quinto piano, l'anziana donna mi consegnò le chiavi e mi fece le ultime raccomandazioni, portandosi via una buona ora del mio tempo. Poco prima di andarsene mi guardò negli occhi, sorridendomi in modo piuttosto strano, quasi ghignando. "Sono sicura che ti divertirai qui". "Non fare troppo caso ai rumori." mi disse uscendo velocemente dalla porta e non lasciandomi neppure il tempo per chiedere a quali rumori si riferisse. Andai a letto di buon ora, il trasloco mi aveva distrutto. A mezzanotte in punto dei forti rumori, come di violenti colpi su un tavolo mi svegliarono. Incuriosito, ascoltai meglio e capii che proveniva dall'appartamento di fronte al mio. Aspettai qualche minuto dopodiché, esasperato, decisi di uscire sul pianerottolo e andare a dirne quattro a quell'idiota che si era messo a fare casino in piena notte. Il nome sul campanello diceva che la casa apparteneva a un certo signor Hoffman. Bussai alla porta e questa si rivelò inaspettatamente aperta. Siccome non ottenni risposta alcuna decisi di entrare, giusto per controllare che tutto fosse a posto. Percorsi il corridoio fino ad arrivare nella cucina, dove mi si palesò la fonte dei rumori. Il signor Hoffman stava facendo a pezzi con una mannaia il corpo ormai senza vita di una giovane donna. Accortosi della mia presenza, l'uomo si girò verso di me. "Lei deve essere il nuovo inquilino". Perdoni se non le stringo la mano ma, come vede, sono piuttosto sporco. "Aveva bisogno di qualcosa?". Con tutte le mie forze mi fiondai fuori da quel mattatoio. Ripresomi un momento dallo shock vidi, a fianco del mio appartamento, la padrona di casa. "Cosa le è successo, caro?" mi chiese. Senza dire nulla la trascinai nel mio appartamento e chiusi bene la porta a chiave. Le raccontai quello che avevo visto e osservai la sorpresa disegnarsi sul suo volto. "ma... ma..." balbettò "ma si entra così in casa della gente? Senza neanche essere invitati!". "Come?" replicai piuttosto sorpreso. "E io che la reputavo una persona a modo. Le avevo anche portato il regalo di benvenuto! Non lo faccio mica con tutti sa?". Nel dire questo estrasse dalla borsa una specie di astuccio per occhiali e me lo porse. All'apertura mi trovai davanti a due bulbi oculari, probabilmente umani. "Le piacciono? Sono della signora del primo piano. Ha voluto contribuire a tutti i costi al regalo. Eh deve aver fatto colpo giovanotto...". La presa mi mancò e l'astuccio cadde a terra. "Lei... lei è pazza...". "E lei è un maleducato! Le devo proprio insegnare le buone maniere!". La donna estrasse di scatto un coltello da cucina dalla sua borsa e con un gesto deciso cercò di pugnalarmi. Riuscii a schivare il primo fendente ma il secondo mi prese in pieno colpendomi al fianco. Accecato dal dolore, mi scagliai contro la donna e la colpii al viso con un pugno potente, facendole perdere i sensi. Cercai il cellulare, volevo chiamare la polizia. Sfortunatamente non lo trovai e di conseguenza cercai di telefonare tramite la linea fissa. Ovviamente la linea era assente. L'unica cosa sensata da fare era scappare dall'edificio. Mi precipitai giù per le scale e arrivato al primo piano, sentii delle urla atroci provenire da uno degli appartamenti. Pensai subito che si trattasse della proprietaria del "regalo" di prima e quindi entrai con l'intenzione di aiutarla. Appena entrato, mi si presentò una scena atroce: tre uomini, completamente nudi, erano inchiodati alla parete e una donna senza occhi pugnalava i loro corpi con un paio di forbici arrugginite. Dovetti fare uno sforzo enorme per non vomitare. Continuai a scendere le scale e raggiunto il portone principale, lo spalancai. Oltre la porta c'era il vuoto più assoluto, un'oscurità infinita laddove prima c'era il mondo. Pensando si trattasse di un'illusione, oltrepassai la soglia e mani d'ombra mi afferrarono, strappandomi i vestiti e lacerandomi le carni. Riuscii a sfuggire a quella morsa di tenebra e rientrato nell'edificio mi ritrovai circondato da tutti gli inquilini, ognuno dei quali brandiva un'arma. "Lasciatemi andare" supplicai. "Non potremmo neanche volendo" disse la padrona facendosi largo tra le persone "Come avrai notato sei in un posto molto particolare." La donna si piegò su di me accarezzandomi dolcemente. "Chi hai ucciso?"mi chiese. "Nessuno. Io non ho ucciso nessuno. Siete voi gli assassini!"."Ricorda. Se sei qui, vuol dire che hai ucciso qualcuno. Ricorda". "Io non ho ucciso nessuno! Io non...". Non finii neanche la frase. Ricordai tutto. "Ricordi vero? Raccontaci". "Era un bambino. L'ho investito. Ma non sono un assassino! Non l'avevo visto, era sbucato all'improvviso" Cominciai a piangere. "Ho gettato il suo corpo nel fiume. Pensavo che nessuno sarebbe riuscito a scoprirmi. Purtroppo c'era un testimone, ma non andò alla polizia. Andò dal padre del bambino. E lui mi trovò. Quel giorno ricordo che pioveva e poi... poi ricordo lo sparo. E il buio.". "Dunque è così che sei morto. Ti hanno sparato". "Io non sono morto, sono qui!". "Sei morto invece" cominciò a dire il signor Hoffman "E sei un assassino. Come tutti noi. Io ho ucciso mio padre per l'eredità e tutti i qui presenti hanno storie simili". "Cos'è questo posto" chiesi. "Questo posto è l'inferno, o almeno pensiamo che lo sia. Tutto quello che sappiamo e che siamo tutti assassini e che siamo tutti morti". "Ma perché continuate a uccidere?"."Uccidere" disse la padrona "non puoi uccidere chi è già morto. Ci uccidiamo solo tra di noi." "Ma perché?" "Perché è la nostra natura. Se non vuoi uccidere allora, sarai una vittima!". Il coltello mi lacerò la gola e piano piano la luce si spense. Il giorno dopo mi risvegliai nel mio letto e pensai che fosse solo un sogno ma appena scese la notte tutto ricominciò. Tutti i giorni era così e in poco tempo mi convinsi del tutto.

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