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Il riso del morente

<Nico Washer? Fatti avanti.> La voce proveniva da qualche cosa di lontano e indefinito, spaventato feci un passo avanti senza sapere esattamente in che direzione dovessi aspettarmi le successive parole che in qualche attimo scoccarono come frecce velenose e affilate.
<Provo a dirtelo semplicemente, tu sei morto Nico Washer.> Sorrisi beffardo, questo lo sapevo già.
<Ne sono consapevole, vorrei invece sapere chi mi stia parlando.>
<Questo devi dirlo te, ora.. sai dove ti trovi?> la voce continuava, tagliente e inflessibile, il buio di quella stanza mi impediva di incrociare lo sguardo del mio interlocutore e tutti i suoni rimbombavano selvaggiamente sulle pareti rendendo impossibile qualsiasi idea sul luogo d'origine di quelle parole.
<Non ne ho idea, dimmelo tu, dove mi trovo?> Passarono minuti scanditi dal passare dei secoli, ma nessuna risposta giunse al mio orecchio, poi un colpo, seguito ritmicamente da un altro, sembrava quasi il battere di un cuore che lentamente cominciava a farsi più costante e più presente, non so spiegare la sensazione che mi attanagliò lo stomaco ma in breve fui steso a terra, chiedevo pietà e piangevo disperato nel sentire quel battito devastante e solitario.. fu silenzio.
Tutto tacque, mi misi in piedi con una fatica innaturale, passarono così altri minuti interminabili che poi furono rotti da un sussurro debole e isterico che da dietro la mia spalla mormorò
<Nessuno ha pianto, nessuna lacrima, nessun rimorso, nessuna mancanza, niente tristezza.>
<Chi sei?> quella voce mi aveva gelato il sangue che già da tempo non scorreva più nelle mie vene, ma come risposta ricevetti solo e unicamente una frase già udita:
< Nessuno ha pianto, nessuna lacrima, nessun rimorso, nessuna mancanza, niente tristezza.> Questa volta canticchiata e ripetuta per una decina di volte. cominciavo a tremare e nuovamente mi gettai in terra spaventato a chiedere pietà a quella voce isterica e giovane.
Un cigolio terminò la cantilena e in poco tempo un'infinità di passi cominciarono a farsi udire intorno a me, non potevo vederli ma sentivo il loro suono, erano sicuri e privi di emozione, si muovevano delicati ma decisi sul pavimento di quel posto misterioso e non accennavano ad avvicinarsi, restavano distanti e mi giravano intorno.
Poi il cuore tornò a battere più violento di prima e la cantilena ricominciò più rapidamente, un vortice di suoni paranoici e disturbati stava invadendo la mia testa e cominciai a piangere e ad urlare parole prive di significato ma che dovevano aver lo scopo di allontanarmi da quei suoni diabolicamente struggenti.
Crollai completamente nell'inferno delle visioni mistiche dove, perso completamente il senso della natura, mi ritrovai a rantolare una canzone dislessica e storpia, il mio corpo era spinto da spasmi sovrumani e in mezzo a tutti quei suoni il mio animo putrefatto decise di unirsi al concerto urlando.
<Lo sbocciar della morte è una sinfonia di storpie certezze> Successivamente una risata strazio le mie labbra e in breve essa si aggiunse al suono del mondo.

 

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2 recensioni:

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  • Roberto Pellegrini il 13/05/2012 11:33
    Bravo... e non aggiungerei altro
  • Rocco Michele LETTINI il 13/05/2012 11:02
    Eloquente come in Tutte... le Tue aureee firme...
    BRAVO ANDREA... CIAOOO!!!

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