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QUANDO IL CIELO SI APRE

Dove Elisabetta era nata e viveva si rispettavano alla perfezione le regole di tutti quei paesini che un nome lo hanno ma rimangono anonimi lo stesso sino a quando non accade qualche evenienza e se possibile sinistra, che richiama gente da ogni parte: allora i turisti non si contano più…. Oggi tutto riesce mestamente a fare business.
Ognuno conosceva tutti e di tutti conosceva tutto, poiché gli immancabili scheletri nell’armadio veri o presunti non esistevano neanche.
Tutte le mattine, agli angoli delle gradevoli viuzze tristi e rassegnate come una bellissima donna condannata al totale isolamento per un crimine non commesso, le massaie, dopo aver espletato i compiti quotidiani, si radunavano in piccoli gruppi per sfracellare le adolescenti con discorsi più affilati di una lama di Toledo a punizione delle loro scelleratezze di natura erotica commesse nell’oscurità e nell’assoluto abbandono che ogni sera calava come un nero scialle nel piccolo borgo. Il meccanismo di questa operazione era semplice: ogni gruppo, per tacito ed essenziale accordo, eseguiva questo lavoro sulle figlie delle donne dell’altro riunito all’angolo più in basso che, a sua volta, si occupava di quelle appartenenti al gruppo dell’angolo successivo e cosi via.
Una caratteristica era che gli elementi dei gruppi periodicamente si rimescolavano per formarne dei nuovi.
Le ragazze erano prese di mira sino a quando non andavano spose: integre col beneficio del dubbio, sicure con un pomposo corredo che aveva depredato il padre di vent’anni di lavoro. In definitiva due grandezze inversamente proporzionali.
Pertanto, dopo aver consumato quella effimera, piacevole fetta di vita coniugale, da vittime passavano a carnefici.
Con queste trovate si combatteva qualcosa di indefinibile, atavica, che la loro ignoranza e la loro remissione predominante non riusciva a mettere a fuoco né, d’altro canto, nessuno si curava di farlo, di dare una spiegazione a quel senso bello e malizioso che le toccava quando, il sabato sera, ovviando ai doveri coniugali, i bellissimi attori delle fictions assumevano le sembianze dei mariti.
Di queste perfide emozioni naturalmente non se ne parlava neanche col parroco. I coniugi invece non si creavano interrogativi complicati limitandosi a godersi le performances della moglie compiacendosi, alla fine, che, oltre al vigneto, la sapevano lunga pure in fatto di sesso, rivolgendo un pensiero di gratitudine a quello del video noleggio per i suoi edotti consigli.

Cosi si tirava avanti tenendo sottobraccio, da un lato quello che non si può esprimere per la ragione che non si sa cosa sia e col tempo, non ci si preoccupa neanche più di saperlo. Dall’altro la garanzia di invecchiare
con tutti i requisiti che la fedeltà alla parvenza richiede sin quando tutto ciò per i più vulnerabili non viene travolto, anche per poco, da qualcosa che alteri il perfetto equilibrio di questa bilancia tutto sommato onesta.
Nell’attesa incerta e soporifera quel gigantesco ferro da stiro che non risparmiava nessuno continuava nel suo monotono e perenne lavoro.

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2 commenti:

  • Gianni Carretta il 13/03/2007 17:05
    Uno fra i più interessanti racconti che c'è in poesieracconti

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