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Perdonami Budapest

Sono vecchio, quattro passi mi faranno bene, specialmente in compagnia di un buon vecchio amico come te. Ma sono stanco. Quanto abbiamo impiegato per attraversare il ponte? Pause escluse, certo. Se penso che da giovane attraversavo il ponte di corsa, tutto di corsa da una parte all'altra del Danubio.
Mia figlia Eva dice che sono in gran forma, dice che non mi posso lamentare. E non mi lamento. Almeno ci provo. Credo di avere il cervello abbastanza lucido, ma il cuore un po' indurito.
A ogni passo mi affiorano ricordi di cinquanta e sessant'anni fa, ricordi che... Che non mi suscitano emozioni. Perché, vedi Jacob, io per ricordare ho bisogno di una scenografia adeguata, viceversa, sarebbe per me come vedere l'Amleto sul palcoscenico addobbato per il concerto di una pop star. Tu non hai mai lasciato Budapest, per me invece è diverso.
Riconosco ogni strada, ogni statua, ogni albero della città, ogni traghetto, ogni onda del Danubio ha un sapore familiare. Ma questa città moderna, europea, libera, queste vetrine addobbate, questi marciapiedi zeppi di ragazze che sorridono con le unghie colorate non rappresentano certo una scenografia adeguata per i miei ricordi.
Nella Budapest dei miei ricordi giovanili non splendeva mai il sole. Per raccontarti di quando ho conosciuto mia moglie, mi occorrerebbe un cielo nuvoloso, avrei bisogno di un'aria umida e pungente, magari di un po' di pioggia. Avrei bisogno di una luna che stia lì sopra a spiarci per riferire ai compagni dirigenti quello che loro da qui non riuscirebbero a vedere. Io ho conosciuto mia moglie al... Tu, dove hai veduto per la prima volta la tua? Mio figlio ha conosciuto la moglie alle cascate del Niagara, era lì in vacanza premio per... Scusami Jacob, i vecchi divagano. Adesso mi concentro e ti rispondo: io ho conosciuto mia moglie al Commissariato di Polizia.

Alle 13:30 del 10 ottobre 1956, Ferenc Dozsa e Szilvia Brawen uscirono dal Commissariato di Polizia di un quartiere orientale di Budapest. Attraversarono due strade e una piazza, s'infilarono in una piccola trattoria e ordinarono due gulash. Era il momento che si parlassero a quattr'occhi.

Szilvia - Mangia, non fare quella faccia. Pago io, l'ho promesso. Ti ho cacciato fuori da un guaio grande come una casa. Ti è chiaro questo, no? -
Ferenc - Grazie, signorina Brawen. -
Szilvia - Szilvia. -
Ferenc - Grazie, Szilvia. Mi hai cacciato fuori da un guaio, la Polizia avrebbe potuto trattenermi un giorno, forse due, ma poi... Insomma, io non ho fatto niente, assolutamente niente. Non mi sono cacciato in nessun guaio, tantomeno in un guaio grosso come una casa come dici tu. Io ti ringrazio mille volte, mille e una volta, compreso il gulash, ma io non ho fatto niente. Vuoi presentarti, per favore? Mi dici chi sei? E perché mi hai tirato fuori di lì? -
Szilvia - Sono ore che mi chiami signorina Brawen e compagna Brawen. Questo nome non ti dice niente? Il compagno commissario l'ha capito subito, appena ha visto il mio documento. -

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