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Revolution

Entrai in quel locale accompagnato dai miei amici. Da solo non l'avrei mai fatto. Era pieno di giovani ragazze, e questo non mi dispiaceva. Una mora da una botta al volo ci accompagnò al tavolo. Ci sedemmo, secondo una disposizione ormai collaudata. Ognuno di noi già sapeva vicino a chi stare. Quella incinta di tre figli, col pancione enorme, nel posto più comodo. Quella che parlava troppo, vicino a quella che parlava poco. I maschi con i maschi e le donne con le donne. Tutti intorno allo stesso tavolo, tutti a parlare con tutti, e tutti a guardaci intorno. Il tavolo era proprio di fronte alla pista.
Il volume della musica, lentamente, diventava sempre più forte. Più aumentava il volume più la pista si riempiva. Più la pista si riempiva, più aumentava il volume. Il Dj era un cesso, ma nonostante tutto era circondato da belle ragazze. Tutte, appena entrate nel locale, andavano ad abbracciarlo. A volte alle donne basta poco, quasi niente.
La pista era il centro del mondo. In quel momento il mondo era dei giovani, di quelli che lo erano per davvero e di quelli che li imitavano. Nell'aria si respirava l'odore del sesso. Sembrava un laboratorio di chimica, dove continue reazioni a catena avvenivano in quel nucleo, tra quelle luci, con quella musica, in quel momento. Era il centro del mondo.
Lo skyline della pista era formato da orli e tette su un mare di calze a rete. Dai balconcini che la sovrastavano, prosperose ragazze si dimenavano come ossesse al ritmo di musiche che non avevo mai sentito, ma che facevano muovere in me muscoli mai usati.
Tra quelle birre, le ragazze erano il contenitore delle mie voglie, dei miei desideri. Ma loro erano ignare. Volevano solo piacere agli altri e a loro stesse.
Una ragazza poco lontana dal nostro tavolo, baciava con trasporto il suo amico. Lui sembrava alquanto sorpreso. Lo baciava e guardava in alto. Forse baciava lui e pensava a Dio. Forse lo stava redimendo. Forse guardava qualcun altro che le piaceva. Forse stava semplicemente dando sfogo alle sue voglie. Forse io non dovevo guardare così insistentemente.
Era un continuo accavallarsi di scene. La sensualità del ballo, le tante birre, la musica a volume altissimo, le chiacchiere ormai grida, la mia vista a raggi laser che attraversava i vestiti delle ragazze, le stesse che mi guardavano e ammiccavano, altre seminude, la musica, la birra, le luci, le luci, le luci...
All'incrocio una brusca frenata mi fece svegliare di soprassalto. Una curva a destra e subito una a sinistra e la mia testa finì sul piantone della macchina. Mi portai la mano alla testa, guardai al mio fianco e vidi che tutti tacevano. Chiesi cosa fosse successo, e la futura mamma disse senza girarsi: "La festa è finita."
Mi girai verso il finestrino e rimasi incantato a guardare il ciglio della strada che scorreva veloce come una vecchia pellicola. Iniziai a vedere davanti agli occhi quelle giovani ragazze che ballavano e si dimenavano sensualmente. All'improvviso si girarono tutte insieme verso di me e con un sorriso perfido... iniziarono a chiamarmi "Papà! Papà!". Chiusi gli occhi e non sperai altro che arrivare subito a casa, da mia moglie e mio figlio.

 

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