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Mi incaricai protettrice della mia futura vita

Il primo giorno scolastico di ogni anno ero in ritardo. Meno degli altri giorni, ma sempre i ritardo. I "nuovi arrivati" non sapevano che ci si dovesse presentare circa 10 minuti prima dell'orario "ufficiale" dell'inizio delle lezioni. E a me divertiva osservarli, impacciati, emozionati, con gli occhi colmi di timore ed ansia. Li guardavo passare appoggiata al muro dell'entrata. Da quando frequentavo quell'università non ce ne incontrai nemmeno uno di quattro primi giorni che fosse stato nuvoloso, piovoso o quant'altro. Era sempre un Settembre ancora caldo, il sole brillava alto nel cielo già alle 8 di mattina.
Fatto sta che quel giorno vidi brillare qualcosa di diverso dal sole. Di visi timidi ne avevo visti, ma questo sembrava riservato oltre ogni limite. E chi è riservato ha un mondo completo di ogni filosofia nel profondo dell'anima. Quella ragazza e i suoi occhi grigi erano inconfondibili. Non aspettai questa volta che tutti i nuovi ragazzi entrassero, prima di ritirarmi e decidere di presentarmi in aula, no. Questa volta decisi di seguire il bagliore che concorreva al riflesso del sole. Osservai tutto di lei, come mi è solito fare quando qualcuno mi affascina. Osservai l'ondeggiare dei suoi capelli castani, chiari, mossi, perfetti. Osservai i suoi stivali neri, osservai il suo passo insicuro. Notai la progressiva vicinanza alla mia aula scolastica e non sapevo bene che cosa seguire tra lei e la lezione. Ma non fu difficile scegliere quando la vidi entrare nell'aula prima della mia.
Per fortuna il primo giorno si parla delle vacanze, si è sempre amichevoli tra professori e alunni, si discute serenamente, il che non richiede grande impegno e attenzione. Questo mi permise quindi di portare la mia mente poco lontano da dov'era il mio corpo, ovvero nel corridoio. I miei pensieri si erano persi nella segretezza del suo sguardo e volevo davvero capire chi ci fosse dietro a quella corazza. Avevo seriamente voglia di conoscerla.


A dicembre ormai si ha ben nota la quotidianità scolastica, e la mia consisteva nel passare tutto il tempo pensando a come inquadrare suo viso mi avesse cambiato la vita, e a quanta ragione avessi avuto nel pensare che sicuramente colei che non sapevo ancora si chiamasse Alex nascondesse nel profondo storie che parlano di quel che da fuori non si legge. Lei era ormai al sicuro, sotto le mie ali. Mi ero promessa di proteggere quella ragazzina di 19 anni da qualunque cosa, e mi riusciva bene essere il suo scudo contro il mondo infame. Lei si sentiva debole, me lo fece capire, e si notava. Ma man mano che parlavamo al solito, agli stessi orari, sulle scale, nella mensa o in giro per il corridoio, notai che in poco tempo la sua debolezza era calata. Impiegai un po' di tempo prima di capire che questo fosse stato causato dalla mia comparsa nella sua vita, ma quando lo capii, lei non l'aveva ancora realizzato.
A differenza sua, io tendevo sempre a dire le cose che pensavo con poche difficoltà. Un giorno capitò che dovemmo uscire prima per l'assenza di un professore. Due ore di tempo, due ore che potevamo passare a casa. Due ore che però usai in modo strategico. Alex non aveva la patente, quindi non poteva tornare a casa da sola. Le due ruote la impaurivano e io questo lo capivo, anche se in seguito sarebbe cambiato. Le chiesi di non chiamare i suoi, volevo quelle due ore per qualcosa di più di parole sfuggenti in mezzo al caos di altri. Trovammo una panchina su cui sederci e lei accese una delle sue Malboro. Io no, io non fumavo.

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 02/06/2012 08:09
    Un lodevole passar per li giorni del sereno e de... l'allegro...
    EH quanto vorrei essere ancora tra i banchi... e parlar di temi non...
    Una mano ferma... nel favoleggiare... Sì... le ore tra li banchi... una dolce favola... E non dirmi di no...
    Anche un'insufficienza... non era poi drastica... come il tormento del non lavorar...
    Te lo firma... a chi... il primo giorno di lavoro... è giunto dopo un ventennio dal diploma...
    IL MIO PLAUSO... LA MIA OVAZIONE... E LA MIA SCUSA SE SONO ANNATO UN PO' OLTRE... CIAO DEINAH

2 commenti:

  • Deinah il 02/06/2012 11:53
    Grazie mille Rocco, e non si preoccupi. Per me questo favoleggiare più che un viaggio nel passato è un viaggio nel futuro, le superiori distano anni da me

    Ellebi, Deinah non è il mio nome, è il nome, però, con cui mi piace essere chiamata e che uso per firmarmi. Mi chiamo Diana e Deinah è il soprannome che il mio migliore amico mi ha donato
  • Ellebi il 01/06/2012 23:52
    Credo proprio che sei brava, Deinah, a raccontare. Ma che nome è Deinah? Saluti.

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