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Luna Park

Il momento tanto atteso era finalmente arrivato: come promesso mamma e papà avrebbero portato Danny al luna park. La settimana precedente un imprevisto aveva mandato a monte la gita, ma stavolta nulla gli avrebbe impedito di ricevere il regalo per i suoi 7 anni. La sera prima infatti dopo aver finito diligentemente i suoi compiti e aver cenato, era andato a preparare lo zainetto. Scegliere cosa portarsi dietro per quello che sarebbe stato uno dei giorni più belli della propria vita non era certo un’impresa facile. Doveva essere tutto perfetto e niente lasciato al caso. Per evitare di sbagliare decise quindi di svuotare sul letto i cassetti della sua stanza e sgranando gli occhioni azzurri iniziò a passare attentamente in rassegna i vari indumenti e oggetti che ne erano usciti alla rinfusa. Alla fine la scelta risultò più facile del previsto: jeans, maglietta rossa e blu, scarpe da tennis nuove, un pacchetto di Big Bubble e voilà pronti per l’avventura. Non era affatto tardi quella sera, ma Danny non stava più nella pelle. Desiderava con tutto se stesso che la domenica arrivasse in un attimo e con questa speranza si era messo a letto prima del solito. La sua eccitazione era talmente forte però che non gli consentì di addormentarsi subito: gli occhi erano fissi verso il soffitto e non si sarebbero chiusi nemmeno volendo. Rannicchiato sotto il suo caldo piumone, iniziò allora a fantasticare su quello che avrebbe fatto e visto l’indomani. E fu così che piano piano il sonno arrivò. Alle 7 del mattino era già in piedi e dopo una colazione degna di Speedy Gonzales, corse a per di fiato verso la macchina con il suo piccolo zainetto semivuoto. Il cuore batteva forte, ma niente in confronto al momento in cui suo padre mise in moto la macchina. Da quel momento in poi non riuscì più a contenere l’emozione e di colpo iniziò a parlare senza fermarsi un secondo. Parlava, parlava, parlava, salterellava e cantava. Un vero fiume in piena per i suoi poveri genitori che benché travolti, loro malgrado, dall’euforia del momento, erano davvero contenti di poter scorgere negli occhi del loro bimbo tanta felicità. Giunti al luna park e varcato il cancello a Danny fu comprato un enorme gelato al cioccolato ricoperto di panna. La festa stava per avere inizio e dopo un attimo di esitazione, come quando stai per mangiare una torta stupenda e non sai da dove cominciare, il bimbo si incamminò verso quel mondo fatato pieno di sorprese. Il primo passo per arrivare a realizzare il suo sogno era stato fatto. Adesso arrivava però il bello. Danny da sempre era affascinato da tutto ciò che poteva significare luna park, ma in particolare dalla ruota panoramica. L’aveva vista una volta in tv ed era rimasto decisamente colpito dalla strana forma e dalla altezza a cui avrebbe portato chiunque avesse trovato il coraggio di salirci. Ora era lì di fronte a lei e un misto di paura e curiosità si impadronì di lui. Da così vicino sembrava ancora più grande di quello che si ricordava e questo lo intimoriva un po’ facendogli tremare le gambe, ma una forza quasi magnetica sembrava attrarlo fortemente in quella direzione. Per alcuni minuti era rimasto come ipnotizzato a guardarla e non si era accorto che sua mamma lo aveva chiamato e che il gelato nel frattempo gli si era squagliato in mano. Dopo essersi ben ripulito, si avviò e insieme ai suoi prese posto su uno dei sedili. Il cuore batteva all’impazzata, sembrava quasi schizzargli fuori dal petto e a un tratto sentì chiudersi lo stomaco. Non appena però la ruota iniziò lentamente il suo giro a Danny scomparve del tutto quel brivido di paura che all’inizio gli era corso per la schiena. Giunti in cima, i suoi occhi si spalancarono verso l’alto e alzandosi in punta di piedi allungò le dita della mano. Per un attimo gli sembrò di poter veramente toccare il cielo. Un sorriso enorme spuntò allora sul suo viso. A quel giro né seguì un altro, un altro ancora e poi ancora, ma il tempo passava velocemente e c’erano tante altre splendide attrazioni da vedere. Danny scese e già con una punta di nostalgia si voltò indietro a guardare la compagna di quella straordinaria avventura. La giornata passò in fretta tra divertimento, risate e spensieratezza. Danny era felice come non mai. Si era divertito tantissimo in tutte le attrazioni, ma la sua preferita rimaneva in assoluto la sua cara ruota che prima di tornare a casa volle addirittura andare a salutare. Era dispiaciuto che quella giornata fantastica stesse per finire ma il pensiero che presto sarebbe ritornato lo rincuorò. Il suo quindi non fu un addio ma un tenero arrivederci. Adesso doveva proprio andare. Christown distava un ora da lì e suo padre il giorno dopo doveva andare al lavoro. Non poteva trattenersi ancora. Con la manina quindi iniziò a salutarla e si avviò con i suoi verso la macchina. Dal finestrino continuò a guardarla e pian piano a vederla sempre più lontana fino a scomparire del tutto quasi inghiottita da un tramonto rosso fuoco. La stanchezza iniziò ad un tratto a farsi sentire. Le emozioni erano state tante e Danny era davvero stanco. Appoggiò la testa sul sedile e in un attimo si addormentò. Stampato sul viso solo un grande sorriso. Il sorriso della felicità.

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