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Amicizia

<Me ne vado.> Lei mi fissava, una lacrima spingeva sul suo occhio nel tentativo di sgusciare fuori ma con violenza lei era pronta buttarla nuovamente nell'oscurità del suo sguardo.
Le sue labbra tremavano mentre la mia voce tentava di assumere sfumature apatiche e indifferenti.
Il mio sguardo si piantò su di lei e tentai di assumere un atteggiamento di sufficienza già inzuppato dalle lacrime che bagnavano segretamente il mio animo.
<È questo il problema, dimenticarmi. Se me ne andassi domani, ti ricorderesti di me?>
che mi ricorderei di te!> Urlò questa frase per poi crollare in un pianto disperato camuffato però da una mite rassegnazione lacrimante. Mossi lentamente un braccio attirando la sua attenzione e la osservai accigliato, lei abbassò subito la testa ruppe lo sgorgare delle sue lacrime con un sussurro.
cherei.> Sorrisi comprensivo tentando di mettere a tacere il mio animo urlante.
Soffocai un singhiozzo e mi voltai verso il muro prima di rispondere.
che serve rimanere? Tu ormai sei pronta.> aspettai una risposta che giunse principalmente con un gesto inaspettato, la sua manina di seta infatti si mosse lentamente verso la mia, la sfiorò e poi tornò al suo posto.
glio essere pronta.>
Il silenzio mortale che oscurò la stanza mi gelò il sangue, poi, lei cominciò a ridere tra le sue lacrime rassegnate.
<Sei sempre stato libero.>
<Allora lasciami andare.> Il silenzio ci circondò nuovamente per un tempo interminabile, decisi quindi di continuare.
che la colpa è mia!>
<La libertà non è una colpa.>
Nel pronunciare questa frase mi voltai verso di lei mostrando il volto squarciato dalle lacrime che già da qualche minuto avevano iniziato a rigare la mia tristezza.
<È stato un amore dolce, non trovi?> Parlai con la massima allegria possibile.
Sorrise malinconica cercando di fissarmi negli occhi.
<Parlo..> Mi fissò e la sua malinconia mutò in un disprezzo cieco e volgare.
che la morte possa colpirmi domani e che la stessa morte possa toccare a te, vorrei che una voragine infernale ti risucchiasse.>
In pochi attimi il terreno fu squarciato da un solco fiammante e una lingua di fuoco, afferrandomi per la gamba sinistra (dove ancora porto una profonda cicatrice) mi trascinò nelle profondità infernali. Non ci furono urli nel mio strazio e a dire la verità stavo proprio sorridendo. Finalmente, la mia piccola amica reale era diventata adulta ed io non meritavo più di vivere nella sua immaginazione.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 14/06/2012 06:36
    Un posto nel cuore... è fonte di purezza... è A_M_I_C_I_Z_I_A
    BUONA GIORNATA ANDREA

2 commenti:

  • Anonimo il 14/06/2012 11:54
    ricommento... ma che succede...:
    scusa andrea... avevocommentato ma è sparito tutto in breve mi complimento per il bellissimo racconto e sposo il commento di Rocco un bacione
  • Anonimo il 14/06/2012 11:51
    gradevole... bello.. dolcissimo molto apprezzato andrea...